Disarmo Umanitario

Il Disarmo Umanitario è un approccio al disarmo incentrato sulle persone, volto a prevenire e alleviare la sofferenza umana e i danni ambientali causati da armi problematiche, soprattutto attraverso lo sviluppo di norme internazionali. Il Disarmo Umanitario promuove una migliore regolamentazione e la proibizione di armi indiscriminate che, per loro natura o per il loro uso, non fanno distinzione tra obiettivi civili e militari. Questo tipo di armi comprende le mine antipersona, le munizioni a grappolo, le armi nucleari, le armi incendiarie, l'uso di armi esplosive in aree densamente popolate, i droni armati e i cosiddetti "robot killer". Perciò, il Disarmo Umanitario si concentra sulla sofferenza umana piuttosto che sugli interessi relativi alla sicurezza nazionale. Oltre che a proibire un tipo specifico di armi, il Disarmo Umanitario punta a controllare il commercio di armi, obbligare gli Stati parte ad eliminare gli arsenali e ad impegnarsi sul fronte dell’Assistenza alle Vittime e la bonifica dei terreni contaminati. A differenza del disarmo tradizionale, le attività di disarmo umanitario sono guidate dalla società civile e prevedono una stretta collaborazione tra gli Stati e le organizzazioni internazionali come le agenzie delle Nazioni Unite (ONU) e il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR).

L’approccio del Disarmo Umanitario spesso porta all'adozione di nuove leggi umanitarie internazionali, avendo spostato l'attenzione internazionale dalla sicurezza dello Stato alla protezione della società civile. Queste campagne, possono anche favorire la presa di impegni politici da parte degli attori governativi e l'attuazione di trattati esistenti, come il Trattato per la messa al bando delle mine del 1997, che segna l'inizio di questo approccio umanitario al disarmo. Tra gli ultimi traguardi del Disarmo Umanitario possiamo trovare la Convenzione sulle munizioni a grappolo del 2008 e il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari che è entrato in vigore il 22 gennaio 2021.

Come influiscono i conflitti sull'ambiente?

I conflitti possono avere gravi ripercussioni sull'ambiente a causa dell'impiego di mezzi bellici specifici che danneggiano gli ecosistemi e causano effetti negativi alla popolazione civile. L'impatto dei conflitti sull'ambiente può essere diretto, ovvero legato alle armi utilizzate, o indiretto. Alcune armi, come quelle nucleari, possono rilasciare residui bellici tossici, definiti come sostanze tossiche o radiologiche derivanti da attività militari che costituiscono un pericolo per gli esseri umani o gli ecosistemi" e che sono motivo di particolare interesse per il Disarmo Umanitario.

 

Qual è l’impatto sulla popolazione civile?

Alcune armi, come quelle nucleari e incendiarie, possono produrre danni ambientali devastanti e a lungo termine, causando migrazioni di massa e mettendo in pericolo la salute e il benessere dei civili. L'uso di armi indiscriminate può causare danni devastanti sull’ambiente come la deforestazione, l’inquinamento delle falde acquifere e le emissioni eccessive nell’aria, costringendo i civili a vivere in condizioni precarie, soffrendo la mancanza di cibo e di acqua e mettendone a rischio la salute.

 

Cosa sta facendo la comunità internazionale al riguardo?

Oggi, un numero crescente di organizzazioni ambientaliste, per i diritti umani e per il disarmo chiede agli Stati e alle organizzazioni internazionali di adottare leggi e controlli più severi per incrementare la tutela ambientale. Quest’ultima costituisce uno degli obiettivi  del Diritto Internazionale Umanitario che comprende varie disposizioni per limitare l'impatto devastante dei conflitti sull’ambiente. Gli articoli 35 e 55 del Protocollo I del 1977 aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra del 1949, che stabiliscono le regole di base per la condotta dei conflitti, proibiscono l'impiego di mezzi di guerra che sono destinati o si prevede causino danni diffusi, gravi e a lungo termine all'ambiente. Un passo più recente della comunità internazionale verso la protezione dell'ambiente è stato segnato con l'adozione, da parte della Commissione di Diritto Internazionale delle Nazioni Unite nel 2019, di 28 progetti di principi giuridici sulla Protezione dell'Ambiente in Relazione ai Conflitti Armati (PERAC) che stabiliscono misure volte a prevenire o a porre rimedio ai danni ambientali causati dai conflitti.

 

Sources:

https://humanitariandisarmament.org/issues/conflict-and-the-environment/

https://reliefweb.int/report/world/witnessing-environmental-impacts-war-environmental-case-studies-conflict-zones-around

https://www.icrc.org/en/doc/resources/documents/article/other/57jmau.htm

https://www.icrc.org/en/doc/assets/files/other/icrc_002_0321.pdf

 

Author: Carla Leonetti

Cosa sono le armi esplosive nelle aree popolate?

Le armi esplosive funzionano attraverso la detonazione di una sostanza altamente esplosiva. Queste includono una gamma di armi lanciate in superficie e in aria come razzi, mortai, proiettili d'artiglieria e granate, così come bombe fatte in casa e  attacchi aerei. L’espressione "aree popolate", indica una città, un paese, un villaggio o altre aree con un'alta concentrazione di civili o oggetti civili.

 

Qual è l'impatto sui civili?

Quando le armi esplosive vengono utilizzate in aree popolate, l'effetto diretto è il ferimento e l'uccisione di decine di migliaia di persone, tra le quali più del 90% sono civili. Inoltre, gli impatti a lungo termine sulla salute mentale sono altre conseguenze comuni. Tra gli effetti indiretti, possiamo trovare i danni alle case e alle infrastrutture che impediscono alle persone di avere accesso all'assistenza sanitaria, all'istruzione, alla distribuzione dell'acqua e dell'elettricità, e ad altri servizi pubblici, con il conseguente sfollamento dei civili, che spesso è di lunga durata. Infatti, i danni alle infrastrutture critiche come i sistemi fognari possono portare alla diffusione di malattie e a ulteriori morti. Inoltre, le armi esplosive lasciano residui di guerra molto tempo dopo la fine delle ostilità, e possono uccidere o ferire i civili finché non vengono rimossi. 

 

Cosa sta facendo la comunità internazionale a riguardo?

L'uso crescente di armi esplosive nelle aree urbane solleva preoccupazioni internazionali, tanto che più di 80 stati hanno espresso la loro volontà di migliorare la protezione dei civili in guerra. Tuttavia, ad oggi, non esiste uno strumento internazionale che regoli l'uso di tali armi. L'International Network on Explosive Weapons ha esortato i paesi a porre fine all'uso delle EWIPA e a fornire assistenza ai sopravvissuti. Nel 2019, l'Austria ha organizzato la Conferenza di Vienna sulla protezione dei civili nella guerra urbana. Più tardi, l'Irlanda ha annunciato una serie di consultazioni per far avanzare i lavori verso una dichiarazione politica contro l'uso delle EWIPA e ha rilasciato una bozza della dichiarazione nel gennaio 2021. 

 

Fonti:

https://humanitariandisarmament.org/issues/explosive-weapons-in-populated-areas/

https://www.icrc.org/en/explosive-weapons-populated-areas

http://www.inew.org/towards-a-political-declaration-on-the-use-of-explosive-weapons-in-populated-areas-states-need-to-ensure-that-expressed-commitments-translate-into-real-impacts-on-the-ground/

https://paxforpeace.nl/what-we-do/programmes/explosive-weapons-in-populated-areas

https://www.unocha.org/themes/explosive-weapons-populated-areas

 

Autore: Eleonora Gonnelli

Cosa sono le munizioni a grappolo?

Lanciate da terra o dall'aria, le munizioni a grappolo sono grandi armi costituite da un guscio cavo che contiene decine o centinaia di piccole submunizioni esplosive. Sono progettate per rompersi a mezz'aria, rilasciando le submunizioni e saturando un'area che può essere ampia come diversi campi da calcio, e proprio per questo costituiscono una minaccia umanitaria sia durante che dopo gli attacchi, dato che possono esplodere anche dopo mesi o anni. Le munizioni a grappolo sono armi a effetto d'area, il che significa che il loro impatto non è limitato ad un bersaglio preciso, anzi, spesso un'intera area viene disseminata di esplosivi, mettendo a repentaglio la vita di chiunque si trovi nell'area presa di mira. Inoltre, poiché le submunizioni esplosive non sono guidate con precisione, il tempo e altri fattori ambientali possono influenzarne la direzione. 

 

Qual è l’impatto sulla popolazione civile?

Poiché le submunizioni non fanno distinzioni tra combattenti e civili, le munizioni a grappolo usate in aree popolate quasi inevitabilmente uccidono o feriscono i civili.  

Inoltre, molte submunizioni esplosive - note anche come “duds - non esplodono al momento del lancio, diventando di fatto delle mine terrestri e costituendo così un pericolo anche per mesi o anni dopo la fine del conflitto, creando barriere allo sviluppo socio-economico. Inoltre, gli effetti delle submunizioni inesplose sono più discriminanti, uccidendo quasi esclusivamente i civili: il programma di ricerca "Cluster Munition Monitor", ha registrato che il numero totale di vittime delle munizioni a grappolo ha raggiunto le 86.000 unità, calcolate in base alle stime di vari Paesi. In particolare, si calcola che dal 2008 gli Stati con il più alto numero di vittime di munizioni a grappolo sono Laos (7.755), Siria (3.580) e Iraq (3.070). 

 

Cosa sta facendo la comunità internazionale a riguardo?

Per proteggere i civili dagli effetti delle munizioni a grappolo, nel 2007, la società civile riunita nella Cluster Munition Coalition, insieme ad alcune agenzie delle Nazioni Unite e ad altri paesi guidati dalla Norvegia, ha avviato il processo di Oslo, che si è concluso con l'adozione della Convenzione sulle munizioni a grappolo nel 2008. La Convenzione vieta l'uso, la produzione, lo stoccaggio e il trasferimento di queste armi e richiede agli stati firmatari di distruggere le munizioni a grappolo stoccate, di bonificare le aree contaminate e di assistere le vittime.

Ad oggi, 123 Stati si sono impegnati a raggiungere gli obiettivi della Convenzione, e la maggior parte degli Stati che non hanno aderito alla Convenzione non hanno mai usato munizioni a grappolo. Tuttavia, Israele, Russia e Stati Uniti, noti per essere i principali utilizzatori e produttori di munizioni a grappolo, non sono né Stati parte né firmatari. 

Tra il 2 e il 3 giugno, si terrà la Seconda Conferenza di Revisione degli Stati Parte della Convenzione sulle munizioni a grappolo. Durante la prima parte della Conferenza di Revisione, è stata diffusa la bozza della Dichiarazione di Losanna, la quale include la condanna “dell'uso di munizioni a grappolo da parte di qualsiasi attore in qualsiasi circostanza". A seguito della Seconda Conferenza di Revisione, gli Stati dovrebbero adottare tale Dichiarazione al fine di cooperare con gli Stati parte e adempiere ai loro obblighi ai sensi della Convenzione. 

 

Fonti: 

https://humanitariandisarmament.org/issues/cluster-munitions/

https://reliefweb.int/sites/reliefweb.int/files/resources/Cluster%20Munition%20Monitor%202020.pdf

http://www.the-monitor.org/en-gb/the-issues/cluster-munitions.aspx

https://www.icrc.org/en/document/cluster-munitions-civilians-consequences-are-severe-and-long-lasting

http://www.stopclustermunitions.org/en-gb/home.aspx

https://www.clusterconvention.org/

https://www.hrw.org/news/2021/04/19/case-condemnation

https://undocs.org/en/ccm/conf/2020/wp.1

 

Autore: Eleonora Gonnelli

 

Cosa sono le mine antipersona?

Le mine antipersona sono dei dispositivi contenenti esplosivo, il cui meccanismo di detonazione si attiva per vicinanza o contatto con un individuo. L’esplosione causata da una mina antipersona produce effetti devastanti sulle vittime, senza alcuna distinzione tra civili, personale umanitario e soldati. 

 

Qual è impatto sulla popolazione civile?

Il "Landmine Report 2020" del Landmine and Cluster Munition Monitor, un'iniziativa della società civile che fornisce ricerche per la International Campaign to Ban Landmines - Cluster Munition Coalition (ICBL - CMC), ha registrato solo nel 2019 circa 5,554 vittime di mine antipersona. Tra gli effetti devastanti dell'utilizzo di mine antiuomo si contano danni psicologici, ustioni, cecità o altre lesioni che durano tutta la vita, com ed esempio importanti menomazioni fisiche. Inoltre, gli Stati ancora contaminati da ordigni esplosivi sono 66, mentre 12 sono quelli produttori di mine terrestri. Un’ulteriore minaccia per l’effettiva attuazione delle disposizioni del Trattato è rappresentata dall’utilizzo di mine improvvisate, da parte di gruppi armati non statali (NSAG). Nel 2019 circa 156 km2 di terreno sono stati dichiarati bonificati dalle mine, grazie ai fondi concessi dalle Nazioni Unite. Uno degli sviluppi più spiacevoli del 2020 è stata la nuova politica adottata dagli Stati Uniti (USA), che ha annullato i divieti sulla produzione ed uso delle mine antipersona, allontanandoli dal percorso per l’adesione al Trattato. 

 

Cosa sta facendo la comunità internazionale al riguardo?

Sono molti i passi in avanti fatti dalla comunità internazionale verso il rafforzamento della risposta alla minaccia rappresentata dalle mine antipersona. Nel 1997 in seguito al “Processo di Ottawa”, nasce il Trattato per la messa al bando delle mine antipersona che rappresenta il primo successo per il “disarmo umanitario”. Frutto del lavoro dell’ICBL, il Trattato prevede per gli Stati parte l’obbligo di distruggere le proprie riserve di mine, di bonificare le aree contaminate e di offrire supporto alle vittime. Vieta, inoltre, la produzione, lo stoccaggio, il trasferimento e l’utilizzo di mine antipersona. 

Il 25 maggio 2021 si terrà il 24° International Meeting of Mine Action National Directors and United Nations Advisers (NDM-UN), un’opportunità per rinnovare e rafforzare la cooperazione tra gli attori parte della lotta contro le mine antipersona.

 

Autore: Francesca Mencuccini; Editor: Benedetta Spizzichino

Cosa sono i droni armati?

I droni armati sono veicoli aerei senza equipaggio che possono trasportare ordigni per attacchi mirati. I droni armati hanno suscitato preoccupazioni nella comunità internazionale, a seguito dell'aumento del loro impiego nell'ultimo decennio. In particolare, gli Stati Uniti hanno impiegato sempre più spesso droni armati negli attacchi antiterrorismo in Afghanistan, Yemen e Libia e sono stati accusati più volte di aver causato vittime civili prendendo di mira erroneamente strutture ed non militari.

 

Qual è l'impatto sui civili?

Queste armi non hanno equipaggio, sono telecomandati e relativamente economiche. Non a caso, infatti, il loro utilizzo è aumentato, in particolare per operazioni di uccisione mirata anche in aree non interessate dai conflitti e sono sempre più utilizzati anche da attori non statali, come i gruppi terroristici. I droni armati sono diventati una preoccupazione per i sostenitori del Disarmo Umanitario, poiché sono causa di un elevato numero di vittime civili e il loro utilizzo spesso non permette di stabilire la responsabilità degli  Stati e degli attori che li impiegano. 

 

Cosa sta facendo la comunità internazionale?

Non esiste un divieto esplicito nel Diritto Internazionale Umanitario o una convenzione internazionale sulla proibizione o la limitazione dell'uso dei droni armati, tuttavia, gli Stati Uniti stanno attualmente guidando lo sviluppo di standard internazionali per regolare il loro impiego. Ciononostante, la società civile sta chiedendo con forza una discussione sulla questione nel quadro delle Nazioni Unite. In particolare, l'European Forum on Armed Drones, una rete della società civile, si appella ai governi europei per riconoscere i pericoli posti dai droni articolando politiche chiare che regolino il loro impiego; prevenire la loro complicità negli attacchi illegali fornendo i dati utilizzati per localizzare gli obiettivi; garantire la trasparenza attraverso la condivisione delle informazioni; stabilire la responsabilità per gli Stati che causano vittime civili tramite l’uso di droni e stabilire un meccanismo per controllarne la proliferazione. 

 

Fonti:

https://humanitariandisarmament.org/issues/drones/ 

https://www.efadrones.org/call-to-action/ 

https://cdn.cfr.org/sites/default/files/pdf/2014/06/Limiting_Armed_Drone_Proliferation_CSR69.pdf

https://reliefweb.int/sites/reliefweb.int/files/resources/Study%20on%20Armed%20Unmanned%20Aerial%20Vehicles.pdf

https://internationallaw.blog/2019/12/03/drones-and-international-humanitarian-law-compliance-with-the-rules-of-jus-in-bello/#_ftn9

 

Autore: Carla Leonetti

Cosa sono le armi incendiarie? 

Le armi incendiarie sono tra le armi più crudeli usate nei conflitti armati contemporanei. Queste armi feriscono o uccidono le persone o danno fuoco agli oggetti attraverso il calore o la fiamma prodotta da una reazione chimica di una sostanza infiammabile come il napalm o il fosforo bianco. 

 

Qual è l'impatto sui civili?

Le armi incendiarie causano ustioni estremamente dolorose e strazianti, obiettivi civili e altre infrastrutture. Le ustioni inflitte da queste armi possono produrre sofferenza immediata e conseguenze a lungo termine, portando fino alla morte. In particolare, le armi incendiarie possono causare ustioni di quarto e quinto grado che danneggiano la pelle, i muscoli, i legamenti, i tendini, i nervi, i vasi sanguigni e persino le ossa, portando a shock e infezioni. Un'altra possibile conseguenza sono i danni respiratori ai polmoni e ai tessuti, causati dall'avvelenamento da monossido di carbonio. 

I sopravvissuti spesso sperimentano disabilità per tutta la vita e traumi psicologici a causa delle gravi cicatrici e sfigurazioni che possono spingere anche a ritirarsi dalla società. 

Inoltre, bisogna evidenziare che le armi incendiarie usate nelle aree popolate, soprattutto in Siria, causano anche danni socio-economici e spostamenti forzati poiché distruggono case, scuole, ospedali e altre infrastrutture civili.  

 

Cosa sta facendo la comunità internazionale a riguardo?

Il Protocollo III della Convenzione sulle Armi Convenzionali (CCW) del 1980 regola le armi incendiarie e più di 110 Stati ne fanno parte. Tuttavia, il Protocollo presenta delle lacune che riducono il suo potere legale e normativo, poiché esclude le munizioni multiuso che hanno gli stessi effetti incendiari e non contiene una regolamentazione forte per i modelli lanciati da terra così per quelli lanciati in aria.  Per questo motivo, Human Rights Watch esorta gli Stati a rivedere il Protocollo e a colmare queste lacune e gli Stati aderenti alla Convenzione hanno espresso il loro impegno a rivedere e rafforzare la protezione offerta dal Protocollo III, affrontando la questione durante la Conferenza di Revisione della CCW del 2021 che si terrà a dicembre 2021. 

 

Sources: 

https://www.hrw.org/news/2018/11/14/myths-and-realities-about-incendiary-weapons

https://www.hrw.org/topic/arms/incendiary-weapons

https://humanitariandisarmament.org/issues/incendiary-weapons/

http://www.weaponslaw.org/glossary/incendiary-weapon-definition#:~:text=Incendiary%20weapons%20kill%20or%20injure,Convention%20on%20Certain%20Conventional%20Weapons.

https://disarmament.ch/events/ccw-sixth-review-conference/

 

Autore: Eleonora Gonnelli

Cosa sono i killer robots?

Sebbene ci sia riluttanza nell’attribuire un'unica definizione, il termine più utilizzato per sistemi d'arma autonomi letali (LAWS) ha avuto origine in una direttiva del Dipartimento della difesa (DOD) del 2012 sui sistemi d'arma autonomi. Il documento definisce un'arma come completamente autonoma se, una volta attivata, "può selezionare e ingaggiare bersagli senza ulteriore intervento da parte di un operatore umano".

La maggior parte delle organizzazioni non governative (ONG)che partecipano attivamente al processo di Disarmo Umanitario, compreso il Comitato internazionale per il controllo degli armamenti robotici, Articolo 36, Human Rights Watch e il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR), aderisce a definizioni funzionalmente simili. Tutte le organizzazioni elencate finora sono membri della Campaign to Stop Killer Robots (CSKR), che è stata la principale sostenitrice della lotta contro i killer robots dal 2012.

I precursori di queste armi, come i droni armati, vengono sviluppati e dispiegati da nazioni tra cui Cina, Israele, Corea del Sud, Russia, Regno Unito e Stati Uniti.

 

Qual è l’impatto sulla popolazione civile?

Come scritto in un rapporto del 2012 intitolato "Losing Humanity-The Case against Killer Robots". Human Rights Watch e la Clinica internazionale per i diritti umani (IHRC) della Harvard Law School ritengono che tali armi rivoluzionarie non siano in linea con il Diritto Internazionale Umanitario e aumenterebbero il rischio di morte o lesioni ai civili durante i conflitti armati, quindi anche se non è stato registrato alcun incidente fino ad ora, è necessario un divieto preventivo sul loro sviluppo e utilizzo. Gli effetti dei loro precursori sono più che evidenti, con droni in grado di bombardare interi siti.

 

Cosa sta facendo la comunità internazionale al riguardo? 

Non esistono molte leggi per limitare l'uso di killer robots. A livello internazionale, nessuna legge o politica si occupa specificamente di LAWSs o altri sistemi automatizzati. Tuttavia, poiché questa tecnologia sarà utilizzata dai militari per uccidere, si applicano alcune regole e norme internazionali che limitano tutte le armi da guerra: come qualsiasi arma, queste tecnologie sono regolate dalle leggi di guerra e dall'uso della forza, che stabiliscono che nessuna arma può essere utilizzata per uccidere civili indiscriminatamente o senza un chiaro obiettivo militare dietro l'attacco. Tuttavia, gli esperti sottolineano che  non può essere garantito che LAWSs discriminino accuratamente i civili dai soldati; inoltre le leggi di guerra e l'uso delle regole della forza non affrontano adeguatamente la minaccia che le LAWSs rappresentano. 



Sources:

https://www.skynettoday.com/overviews/killer-robots 

https://www.hrw.org/report/2012/11/19/losing-humanity/case-against-killer-robots 

https://www.whs.mil/News/News-Display/Article/2210967/so-just-what-is-a-killer-robot-detailing-the-ongoing-debate-around-defining-let/ 

https://www.theatlantic.com/technology/archive/2014/08/calling-autonomous-weapons-killer-robots-is-genius/378799/ 

https://foreignpolicy.com/2020/10/14/ai-drones-swarms-killer-robots-partial-ban-on-autonomous-weapons-would-make-everyone-safer/

 

Autore: Benedetta Spizzichino; Editor: Francesca Mencuccini

Cosa sono le armi nucleari?

Le armi nucleari sono "dispositivi progettati per rilasciare energia in modo esplosivo come risultato della fissione nucleare, della fusione nucleare o di una combinazione dei due processi". Queste armi sono le più pericolose mai sviluppate, essendo in grado di distruggere intere città, uccidere milioni di persone e causare sofferenze umane su larga scala e a lungo termine. Lo sviluppo delle armi nucleari iniziò durante la Seconda guerra mondiale e aumentò esponenzialmente durante la Guerra fredda. Queste armi sono state impiegate in guerra solo due volte, quando gli Stati Uniti (USA) lanciarono due bombe atomiche sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki, distruggendole e uccidendo migliaia di civili. Questi due terribili eventi spinsero la comunità internazionale a mobilitarsi per regolare l'impiego e la produzione delle armi nucleari attraverso il Trattato sulla messa al bando parziale degli esperimenti nucleari del 1963 e il Trattato di non proliferazione nucleare del 1968 (TNP). Oggi, ci sono otto potenze nucleari, di cui cinque (Stati Uniti, Regno Unito, Russia, Cina e Francia) sono parti del TNP, mentre India, Pakistan e Corea del Nord non sono parte del trattato, avendo sviluppato le armi dopo la sua entrata in vigore. A partire dal 2019, la Russia e gli Stati Uniti detengono i maggiori arsenali di armi nucleari, possedendo rispettivamente 6.500 e 6.185 testate nucleari.

 

Qual è l’ impatto hanno sulla popolazione civile?

Essendo altamente indiscriminate, le armi nucleari hanno effetti devastanti sulla popolazione civile. L'impatto a breve termine può portare alla morte istantanea, prodotta dall'esplosione, dalle radiazioni termiche e ionizzanti, per chiunque si trovi entro 800 metri dall'esplosione nucleare di 1kt. Gli effetti a lungo termine sono legati alle mutazioni che le radiazioni possono causare al DNA e ai cromosomi, causando cancro, soprattutto al seno, ai polmoni, alla tiroide, al pancreas, alla pelle, al cervello e al sangue, infertilità e malattie croniche, mutazioni genetiche che possono essere trasmesse anche alle generazioni successive. Oltre agli effetti devastanti sulla salute umana, queste armi causano anche drammatici effetti ambientali e socioeconomici. La contaminazione radioattiva prodotta dall'esplosione può rendere intere città inabitabili e la terra non utilizzabile per scopi agricoli. Questa contaminazione, oltre alla distruzione delle infrastrutture di comunicazione e ai danni strutturali, rende l'accesso alle zone colpite estremamente pericoloso e ostacola la ricostruzione e lo sviluppo di queste aree.

 

Cosa sta facendo la comunità internazionale a riguardo?

La preoccupazione riguardo ai pericoli derivanti dall’uso delle armi nucleari si è gradualmente spostata da un ambito di sicurezza nazionale a uno umanitario più ampio. Infatti, diversi Stati, organizzazioni internazionali e movimenti come il Comitato Internazionale della Croce Rossa e la Campagna Internazionale per l'Abolizione delle Armi Nucleari (ICAN) hanno fatto pressione sulla comunità internazionale per riconoscere le armi nucleari come una questione umanitaria. Oltre ai primi sviluppi nella regolamentazione delle armi nucleari rappresentati dal TNP e da altri trattati internazionali firmati durante la Guerra fredda, i recenti sviluppi hanno segnato un ulteriore progresso nella proibizione di queste armi. Nel 2013, la Norvegia ha lanciato l'Iniziativa Umanitaria, una serie di conferenze internazionali guidate dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite per negoziare un Trattato di messa al bando delle armi nucleari. L'Iniziativa ha portato all'approvazione nel 2017, con la risoluzione 71/258 dell'Assemblea Generale, del Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari che vieta lo sviluppo, la sperimentazione, la produzione, l'acquisizione, lo stoccaggio, l'uso o la minaccia di usare armi nucleari. Il Trattato ha raggiunto la cinquantesima ratifica nell'ottobre 2020 ed è entrato, di conseguenza, in vigore il 22 gennaio 2021, segnando un passo avanti importante nella proibizione delle armi nucleari. Tuttavia, c'è ancora molto da fare considerando che nessuna delle principali potenze nucleari non ha né firmato né ratificato l'accordo, indebolendone così  la portata. 

 

 

 Fonti:

https://humanitariandisarmament.org/issues/nuclear-weapons/ 

https://article36.org/wp-content/uploads/2013/02/Report_web_23.02.13.pdf 

https://www.britannica.com/technology/nuclear-weapon 

https://www.un.org/disarmament/wmd/nuclear/ 

https://www.un.org/disarmament/wmd/nuclear/tpnw/ 

 

Autore: Carla Leonetti

Cos'è il commercio di armi?

Per una serie di ragioni, non esiste una risposta diretta alla definizione di commercio di armi, principalmente perché non esiste una definizione concordata a livello globale della parola "arma”, in secondo luogo perché non esiste un accordo comune su quali tipi di attività costituiscono il commercio di armi, e in terzo luogo a causa della mancanza di apertura e trasparenza da parte di molti fornitori e destinatari di armi riguardo al valore e al volume delle loro esportazioni e importazioni di armi, il che rende difficile riferire dati accurati.

Tuttavia, il commercio di armi si può genericamente definire come il trasferimento nazionale o internazionale di diversi tipi di armi e munizioni, generalmente da un paese (sponsor) a un altro.

 

Che impatto ha sulla popolazione civile?

C'è sempre un terribile costo umano causato da un commercio globale scarsamente regolamentato

delle armi convenzionali, e il suo effetto può essere riscontrato in una varietà di crimini: nell'uccisione, nel ferimento e nello stupro di civili - compresi i bambini - e nella perpetrazione di altre gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani, nello sfollamento delle personeall'interno e oltre i confini e nel sopportare un'estrema insicurezza e difficoltà economiche da parte di persone colpite dalla violenza armata.

I trasferimenti di armi non regolamentati possono destabilizzare la sicurezza in una regione, contribuire alla violazione degli embarghi sulle armi del Consiglio di Sicurezza e causare uno sconveniente effetto domino.

 

Cosa sta facendo la comunità internazionale al riguardo?

Gli Stati hanno la responsabilità primaria dell'applicazione della regolamentazione delle armi e del controllo delle attività degli intermediari e dei commercianti di armi che operano dal loro territorio nazionale o sono registrati presso le loro autorità nazionali. Tuttavia, diverse organizzazioni internazionali contribuiscono al monitoraggio del commercio di armi. Nel 2003, la Control Arms Coalition è stata istituita per sostenere una migliore regolamentazione del commercio lecito di armi, un primo importante passo  per ridurre il commercio illegale. Quest’ultima ha contribuito a fare pressioni sull'Assemblea Generale delle Nazioni Unite per avviare i negoziati sul Trattato sul commercio di armi, che è stato adottato nel 2013 da 110 paesi, inclusi diversi stati legalmente esportatori. Il Trattato regola il trasferimento di armi convenzionali che vanno da armi leggere e di piccolo calibro a carri armati, aerei da combattimento e navi da guerra. Obbliga gli Stati parti a valutare i rischi delle esportazioni di armi proposte e a non autorizzare i trasferimenti se i rischi non possono essere mitigati. Il Trattato proibisce espressamente i trasferimenti di armi che uno stato parte sa sarebbero utilizzate per commettere genocidi, crimini contro l'umanità, crimini di guerra e gravi violazioni dei diritti umani.

 

Fonti:

https://humanitariandisarmament.org/issues/arms-trade/ 

https://www.un.org/disarmament/about/ 

https://www.armscontrol.org/act/2010-07/international-arms-trade-difficult-define-measure-control 

https://www.globalissues.org/issue/73/arms-trade-a-major-cause-of-suffering 

https://www.iapss.org/wp-content/uploads/2014/10/25_Volume-29.pdf 

 

Author: Benedetta Spizzichino; Editor: Francesca Mencuccini