Le Donne Sono Più Bersagliate Dalla Violenza Esplosiva: Un'Analisi Esplorativa

Case famigliari in Bodrodyanka, Ucraina, distrutte dopo un’ esplosione per mano dell’esercito russo. Case famigliari in Bodrodyanka, Ucraina, distrutte dopo un’ esplosione per mano dell’esercito russo. © Ales Uscinov via Pexels

Nonostante si creda che la violenza esplosiva sia senza genere, le sue conseguenze in realtà lo sono e colpiscono negativamente lo status delle donne.

Scritto congiuntamente dalla Professoressa Ismene Gizelis, dal Dottor Brian Phillips, dalla Dottoressa Sara Polo e dal Dottor Iain Overton, il rapporto "Gendered patterns in explosive violence: a policy brief on understanding the impact of explosive weapons on women" è stato pubblicato alcuni mesi fa dall'ONG Action on Armed Violence (AOAV) – contribuendo a diffondere dati e consapevolezza  sulle vittime delle armi esplosive. 

Innanzitutto, il rapporto si basa da un lato su un approccio quantitativo – utilizza infatti informazioni numeriche e dati raccolti da AOAV e ACLED (Armed Conflict Location Event Data) per esplorare in che misura la violenza esplosiva sia orientata al genere e colpisca le donne. Successivamente, anche aspetti qualitativi, come le strutture e norme sociali vengono prese in considerazione. Infatti, valutare il grado di empowerment di genere, l'emancipazione femminile e i ruoli delle donne nei paesi studiati, aiuta a capire se quest’ultime sono più o meno a rischio. Ad esempio, le stime dell'indice Variety of Democracies (V-Dem) sull'empowerment politico delle donne e i dati della Banca Mondiale sono presi in considerazione per il rapporto – dimostrando quindi che la violenza esplosiva è orientata al genere piuttosto che essere indiscriminata, come spesso erroneamente creduto. A tal proposito, viene sottolineato come la probabilità che le donne siano prese di mira aumenti vertiginosamente, più la loro importanza sociale è annullata – come accade sotto regimi ostili e in contesti di guerra, poiché la protezione delle categorie fragili è assente e la violenza inflitta loro è vista come legittima e parte della strategia offensiva.

Il rapporto approfondisce i patterns con cui si manifesta la violenza esplosiva – inflitta facendo detonare sostanze ad alto potenziale esplosivo che creano deflagrazioni massive. Come spiegato in precedenza, la valutazione realizzata considerando sia il livello di impegno politico femminile, che il numero di vittime civili dovute alle armi esplosive ha permesso di scoprire che maggiore è l'empowerment femminile, meno le donne sono prese di mira. Al contrario, se l'emancipazione femminile, il coinvolgimento e l'importanza sociale all'interno delle comunità sono bassi e la protezione che ricevono è scarsa, di conseguenza, maggiore sarà la violenza esplosiva che subiranno. Questo ha permesso di evidenziare tendenze e trovare prove che hanno portato alla conclusione di come la violenza esplosiva nei conflitti transfrontalieri e nelle guerre civili stia diventando meno indiscriminata, bensì colpisce maggiormente i civili vulnerabili – come donne e giovani ragazze. 

I dati e la reale situazione sul campo sono in linea con la tesi presentata nel rapporto. Ad esempio, durante gli anni di massimo splendore del Califfato dell'ISIS, le donne, i bambini e le ragazze uccisi o gravemente feriti da ordigni esplosivi hanno raggiunto livelli fino al 34%. Allo stesso modo, nella guerra civile siriana, il 74% delle ragazze uccise è stato causato da armi esplosive. 

Inoltre, va notato che la violenza esplosiva ha anche effetti collaterali massicci per le donne e le ragazze che sopravvivono a tali attacchi brutali, influenzando il loro status sociale e la qualità della vita. Infatti, le sopravvissute riportano sia traumi psicologici che fisici, che nelle società meno sviluppate e devastate dalla guerra non possono essere affrontati adeguatamente, portando per esempio a frequenti complicazioni legate alla gravidanza. Inoltre, le donne sopravvissute, il cui trauma ha comportato disabilità permanente, subirebbero altre sofferenze venendo considerate un peso dalle loro famiglie ed emarginate all'interno delle società – compromettendo tutti gli sforzi per ridurre la disuguaglianza di genere. 

Alla luce di quanto appena osservato, è imperativo riconoscere che la violenza esplosiva basata sul genere è una questione di rilevanza umanitaria, la cui urgenza deve essere affrontata proattivamente a partire dalla raccolta accurata di dati. Inoltre, il disarmo e un limite alle armi esplosive – con particolare attenzione a evitare centri abitativi nelle comunità – devono essere ulteriormente imposti dalle agenzie multilaterali. Infine, è necessaria una maggiore partecipazione attiva delle donne nella formulazione delle politiche, così come la promozione di approcci che includano la dimensione di genere nelle questioni di sicurezza.

 

Per saperne di più:

 

di Francesca Sabia

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