Libia: un’indagine ONU scopre nuove presunte fosse comuni

Palazzo delle Nazioni a Ginevra Palazzo delle Nazioni a Ginevra Mathias Reding su Unsplash

4 luglio 2022

Un report del Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU condanna il regime di impunità nel paese sulle violazione dei diritti umani

 Il 4 luglio Mohamed Auajjar, direttore della Fact-Finding Mission on Libya, ha parlato presso il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite (HRC) a Ginevra riguardo le ultime rilevazioni riscontrate nel rapporto della Missione datato marzo 2022. Il suo discorso si è focalizzato sulla scoperta di altre fosse comuni a Tarhuna, un villaggio nella regione della Tripolitania che è stato controllato de facto, dal 2011 al 2020, dalla milizia pro-Haftar dei fratelli Al Kani, la Kaniyat. A detta di Auajjar, le testimonianze riportate dimostrano che a Tarhuna sono stati perpetrati massacri, omicidi, atti di tortura, nonché sparizioni forzate e imprigionamenti coatti. 

 Tramite l’utilizzo di tecnologie di rilevazione all’avanguardia è stato possibile identificare la presenza di possibili nuove fosse comuni. Ad ogni modo, non è stato possibile determinare con esattezza la quantità di corpi seppelliti, ma almeno 200 persone rimangono ufficialmente scomparse dal villaggio. Questi crimini hanno causato “tormenti indescrivibili alle famiglie (delle vittime), che hanno il diritto di venire a conoscenza della verità riguardo la sorte dei loro familiari.” 

 Auajjar ha inoltre condannato il regime di impunità per i responsabili tutt’oggi presente nel paese, nonché il clima di discriminazione, minacce, e violenza che affligge le donne e altre categorie di persone vulnerabili come attivisti, migranti, e detenuti, specialmente quelli internati nei tristemente noti lager libici. Questa situazione è infatti uno dei principali motivi per cui il paese fatica a indirizzarsi verso un’effettiva transizione verso la pace, la democrazia, e lo stato di diritto. 

 

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di Ignazio Alcamo

 

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