L’Osservatorio si occupa quotidianamente di monitorare il web e altre fonti di informazione per fornire notizie di approfondimento sull’impatto dei conflitti armati contemporanei sui civili.
07 agosto 2025
Israele uccide almeno 27 civili in fila per il cibo a Gaza, mentre la visita di Ben-Gvir ad al-Aqsa scatena proteste nella regione.
Almeno 27 palestinesi sono stati uccisi domenica da forze israeliane mentre cercavano disperatamente cibo presso un punto di distribuzione gestito dalla Gaza Humanitarian Foundation (GHF) nel sud della Striscia. Secondo testimoni, i soldati hanno aperto il fuoco in modo indiscriminato sulla folla affamata. Lo stesso giorno, sei persone sono morte per fame o malnutrizione, portando a 175 il numero totale di vittime per denutrizione dall’inizio dell’anno, di cui 93 bambini.
Dalla fine di maggio, oltre 1.400 civili sono stati uccisi mentre tentavano di accedere agli aiuti umanitari, secondo le Nazioni Unite. Nonostante le rassicurazioni israeliane sull’ampliamento dell’accesso agli aiuti, le organizzazioni umanitarie denunciano che le restrizioni restano limitate e che il flusso attuale è largamente insufficiente a contrastare la carestia.
“Abbiamo bisogno di un ingresso sostenuto e massiccio di aiuti per un lungo periodo,” ha dichiarato Hisham Mhanna del Comitato Internazionale della Croce Rossa. Ospedali e pazienti, afferma, necessitano di cibo supplementare per poter affrontare la crisi sanitaria e nutrizionale che si aggrava di giorno in giorno.
Nel frattempo, le operazioni militari israeliane continuano. Un raid ha colpito la sede della Mezzaluna Rossa Palestinese a Khan Younis, uccidendo un membro dello staff e ferendone altri tre. Un attacco separato ha colpito una scuola utilizzata come rifugio, causando altre vittime.
Il bilancio totale delle vittime nella Striscia di Gaza dall’inizio della guerra, scoppiata dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 che ha provocato circa 1.200 morti in Israele, ha superato i 60.000 morti, secondo il ministero della Sanità di Gaza.
In parallelo, nuove tensioni sono esplose a Gerusalemme Est, dove il ministro israeliano per la Sicurezza nazionale, Itamar Ben-Gvir, ha pregato pubblicamente sulla Spianata delle Moschee (Monte del Tempio per gli ebrei), accompagnato da circa 1.250 persone e scortato dalle forze militari. Si tratta della prima volta che un ministro israeliano compie un atto simile, sfidando l’accordo di status quo che consente solo visite, ma non preghiere, ai fedeli ebrei sul sito sacro anche all’Islam.
La visita, avvenuta in occasione del Tisha B’Av, è stata condannata duramente dalla Giordania, custode ufficiale del luogo, che l’ha definita “una provocazione inaccettabile”. Ben-Gvir ha colto l’occasione per rilanciare la sua linea radicale, chiedendo l’annessione della Striscia di Gaza e l'espulsione dei palestinesi.
Intanto, le immagini di ostaggi israeliani visibilmente emaciati, diffuse durante il fine settimana, hanno riacceso proteste in Israele. Il primo ministro Netanyahu ha chiesto al CICR di fornire cibo e cure ai prigionieri israeliani. Hamas ha dichiarato di essere disposto a collaborare, ma solo in cambio della cessazione dei raid aerei durante le operazioni umanitarie.
Nel contempo, manifestazioni si sono svolte anche in Cisgiordania, dove migliaia di persone hanno protestato contro la guerra e la detenzione di oltre 10.800 palestinesi nelle carceri israeliane, denunciando torture, abusi e privazioni.
Per saperne di più:
https://www.theguardian.com/world/2025/aug/03/israeli-shootings-ghf-food-site-gaza-ben-gvir-al-aqsa
2 agosto 2025
Diversi convogli di aiuti umanitari delle Nazioni Unite sono stati inviati a Sweida in coordinamento con la Mezzaluna Rossa Araba Siriana (SARC) e il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR).
La situazione umanitaria a Sweida resta critica a causa delle violenze settarie verificatesi nelle ultime settimane, a partire dal 13 luglio, e che hanno coinvolto le comunità drusa e beduina. La presidenza siriana ha dispiegato le proprie forze per stabilizzare la situazione nell’area. Tuttavia, una significativa parte della popolazione è ancora colpita dagli scontri e sfollata. In particolare, oltre 145.000 persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case e alcune sono fuggite verso i governatorati confinanti di Dar’a e della parte rurale di Damasco. Per far fronte agli urgenti bisogni della popolazione colpita, le Nazioni Unite, in collaborazione con la SARC e il CICR, hanno inviato aiuti umanitari a Sweida. Inoltre, queste organizzazioni stanno lavorando per fornire assistenza anche agli sfollati che si trovano a Dar’a e nella parte rurale di Damasco.
Il primo convoglio di aiuti è arrivato a Sweida il 20 luglio, composto da 32 camion che trasportavano cibo, acqua, forniture mediche e carburante, forniti dal Programma Alimentare Mondiale (WFP), dal Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF) e altri partner. Un secondo convoglio, organizzato dalla SARC in coordinamento con l’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA), ha raggiunto Sweida il 23 luglio, portando generi alimentari, farina, carburante, medicinali e forniture sanitarie. Un ulteriore convoglio, organizzato dal CICR insieme alla SARC, è stato consegnato il 28 luglio. Inoltre, il 30 luglio, la SARC ha distribuito quattro autobotti contenenti oltre 120.000 litri di carburante.
Il capo della delegazione del CICR in Siria, Stephan Sakalian, ha dichiarato: “Per comprendere meglio e rispondere con maggiore efficacia ai bisogni più urgenti, il CICR ha dispiegato un team multidisciplinare sul campo. In stretta collaborazione con la SARC, il cui personale e volontari hanno svolto un lavoro incredibilie sin dallo scoppio della crisi, in condizioni estremamente difficili, i nostri team hanno parlato con famiglie, leader comunitari e operatori sanitari per comprendere quali siano le necessità più impellenti”.
Secondo l’ultimo aggiornamento dell’OCHA, un quinto convoglio umanitario organizzato dalla Mezzaluna Rossa Araba Siriana è arrivato a Sweida il 31 luglio. Questo convoglio, composto da 40 camion, è stato il più grande finora: ha trasportato forniture mediche, farina, carburante, generi alimentari in scatola, kit per l’igiene e materiali per ripari.
Di Sonia Iovine
Per saperne di più:
https://english.aawsat.com/arab-world/5169955-fourth-aid-convoy-reaches-syrias-sweida
30 luglio 2025
Gli scontri armati tra Thailandia e Cambogia causano vittime civili, distruzione e accuse reciproche: l’ONU chiede il rispetto del diritto umanitario.
Dal 24 luglio 2025, nuovi scontri armati al confine tra Thailandia e Cambogia hanno causato decine di vittime e feriti tra i civili, compresi bambini, e danneggiato ospedali, abitazioni, scuole e luoghi di culto. I due paesi si accusano reciprocamente per l'inizio delle ostilità, che si sono concentrate inizialmente nei pressi del tempio conteso di Ta Muen Thom, nella provincia thailandese di Surin.
Secondo le autorità thailandesi, l’artiglieria e i razzi cambogiani hanno colpito obiettivi civili, tra cui un ospedale e un supermercato, uccidendo almeno 14 persone, tra cui due bambini, e ferendone oltre 30. La Thailandia ha evacuato più di 100.000 persone dalle zone di confine e chiuso centinaia di scuole e ospedali. Dall’altro lato, le autorità cambogiane riferiscono di almeno un civile ucciso e cinque feriti nella provincia di Oddar Meanchey, dove si registrano anche danni a un pagoda e ad altri edifici.
Human Rights Watch ha condannato l’uso di esplosivi in aree popolate, definendoli intrinsecamente indiscriminati e pericolosi per la popolazione civile. L'organizzazione ha inoltre geolocalizzato immagini di droni che mostrano i danni a una pagoda colpita da un razzo thailandese.
Il conflitto si è rapidamente esteso ad altre province, tra cui Ubon Ratchathani, Si Sa Ket e Buriram in Thailandia, e Preah Vihear e Oddar Meanchey in Cambogia. Le forze armate thailandesi hanno risposto con attacchi aerei, droni, razzi e artiglieria. Bangkok ha poi ammesso di aver utilizzato munizioni a grappolo in casi specifici, sebbene queste armi siano considerate illegali in contesti urbani per il loro potenziale di danno indiscriminato. Né la Thailandia né la Cambogia hanno ratificato la Convenzione sulle munizioni a grappolo, ma Human Rights Watch chiede l’adesione urgente da parte di entrambi i paesi.
Inoltre, due recenti episodi con mine antiuomo in aree contese hanno ferito soldati thailandesi. La Thailandia accusa la Cambogia di aver piazzato mine sul suo territorio, accusa respinta da Phnom Penh. Entrambe le nazioni hanno firmato il Trattato di messa al bando delle mine (1997), che vieta produzione, uso e stoccaggio di questi ordigni.
L’ONU ha convocato una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza il 25 luglio, su richiesta della Cambogia. Le Nazioni Unite e Human Rights Watch invitano entrambi i paesi a rispettare il diritto internazionale umanitario, proteggere i civili, e limitare l’uso di armi esplosive in aree abitate. In un contesto in cui infrastrutture essenziali, come scuole, ospedali e siti religiosi, vengono colpiti, la comunità internazionale è chiamata a intensificare la pressione diplomatica per fermare l’escalation e garantire protezione ai civili.
Per saperne di più:
https://www.hrw.org/news/2025/07/25/thailand/cambodia-protect-civilians-amid-border-clashes
30 luglio 2025
Si continuano a registrare violenze nel governatorato di Suweida, in Siria: gli ospedali sono sovraccaricati, i civili costretti ad evacuare e gli aiuti umanitari bloccati.
La violenza settaria che coinvolge le comunità druse e beduine è esplosa il 12 luglio nel distretto di Suweida, nella Siria meridionale, innescando un intervento da parte delle forze di sicurezza siriane. Molteplici scontri si sono verificati anche il 15 e il 18 luglio, come riportato dall’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR) e dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli affari umanitari (OCHA). Centinaia di civili sono stati uccisi o sono stati vittime di abusi da parte di membri delle forze di sicurezza, individui affiliati alle autorità ad interim e altre parti armate, inclusi drusi e beduini.
Ravina Shamdasani, portavoce dell’OHCHR, ha espresso profonda preoccupazione riguardo a serie violazioni dei diritti umani, quali esecuzioni sommarie, uccisioni arbitrarie, rapimenti, distruzione di proprietà private e saccheggio di abitazioni nella città di Suweida. Nel dettaglio, almeno 13 persone sono state uccise il 15 luglio da individui armati affiliati alle autorità ad interim, i quali hanno aperto il fuoco durante un incontro familiare. Purtroppo, gli ospedali sono gravemente sovraccaricati e stanno riscontrando difficoltà nella gestione dell’elevato numero di civili feriti.
Khaled Khiari, assistente del Segretario Generale delle Nazioni Unite, ha riportato che civili, figure religiose e detenuti sono vittime di esecuzioni extragiudiziali e di trattamenti umilianti, sollecitando tutte le parti a proteggere la popolazione e le infrastrutture civili. Shamdasani ha sottolineato che l’OHCHR ha tentato di verificare le informazioni attraverso “contatti sul campo… famiglie delle vittime, testimoni”. Tuttavia, ottenere stime affidabili del bilancio delle vittime resta complicato. La portavoce dell’OHCHR ha affermato: “C’è molta disinformazione e gran parte di essa viene utilizzata per incitare alla violenza e innescare ulteriori tensioni”.
Il 18 luglio la presidenza siriana ha affermato che avrebbe dispiegato forze nel governatorato di Suweida per ristabilire la stabilità e prevenire lo scoppio di nuovi scontri, attraverso l’effetto combinato di misure politiche e di sicurezza. Nello stesso giorno, l'OCHA ha riportato che diversi civili stavano cercando di fuggire o erano già scappati dall’area di Suweida a causa dei combattimenti in corso. Secondo il più recente aggiornamento dell’OCHA, risalente al 17 luglio, circa 2000 famiglie sono state sfollate dalle aree colpite dagli scontri. I civili sfollati hanno disperatamente bisogno di coperte, carburante e pannelli solari, ma la distribuzione dell’aiuto umanitario è risultata estremamente complessa. William Spindler, portavoce dell’UNHCR, ha affermato che: “Abbiamo delle scorte a disposizione e siamo pronti a inviarle appena sarà possibile farlo in sicurezza. Per il momento, non è stato possibile”. Spindler ha anche espresso preoccupazione riguardo alle condizioni di un ufficio dell’UNHCR situato nell’area rurale di Suweida, di cui sono stati colpiti sia l’infrastruttura sia il personale. Inoltre, un deposito della Mezzaluna Rossa Arabo Siriana è stato danneggiato da un bombardamento. Il portavoce dell’UNHCR ha esortato tutte le parti del conflitto a rispettare e proteggere gli edifici umanitari, il personale e le risorse.
Di Sonia Iovine
Per saperne di più:
https://www.unognewsroom.org/story/en/2727/syria-sweida-violence-ohchr-unhcr-18-july-2025
14 luglio 2025
Siria, drone turco uccide dieci civili curdi a Kobane: colpita un'intera famiglia in un contesto di crescente tensione internazionale
Il 16 marzo 2025, un attacco aereo compiuto tramite drone — attribuito presumibilmente alla Turchia o a milizie siriane a essa alleate — ha colpito una fattoria nel nord della Siria, nei pressi di Kobane, causando la morte di dieci civili curdi, tra cui sette bambini, una diciottenne e i genitori. La denuncia proviene da un rapporto pubblicato il 29 maggio da Human Rights Watch, che solleva gravi interrogativi sulla condotta degli attori coinvolti e sul rispetto del diritto internazionale umanitario in una delle aree più instabili del Medio Oriente.
Le vittime appartenevano alla famiglia Abdo, senza legami noti con gruppi armati, eccetto per la figlia maggiore Ronida, che avrebbe aderito alle forze di polizia curde (Asayish) nel 2024. Secondo testimoni locali, l’attacco è avvenuto nei pressi di ex postazioni dell’Esercito Nazionale Siriano (SNA), una coalizione di milizie sostenuta dalla Turchia, oggi parzialmente assorbita nelle forze armate del governo siriano di transizione. Larea presa di mira, inoltre, è ancora controllata da forze affiliate al disciolto SNA.
L’attacco è avvenuto pochi giorni dopo uno storico accordo tra il presidente Ahmed al-Sharaa e il comandante delle Forze Democratiche Siriane (SDF), Mazloum Abdi, accordo che prevede, entro la fine dell’anno: il riconoscimento politico della comunità curda, il controllo congiunto delle infrastrutture strategiche (inclusi aeroporti e giacimenti di gas), l’integrazione delle SDF nell’esercito regolare e il ritorno degli sfollati.
L’attacco ha attirato l’attenzione della comunità internazionale in un momento critico: la Turchia mantiene un ruolo ambiguo sostenendo gruppi armati in Siria che spesso agiscono impunemente, mentre promuove a livello diplomatico una narrativa di stabilizzazione regionale. Human Rights Watch ha chiesto un’indagine indipendente, sottolineando la corresponsabilità di Ankara, in quanto fornitrice di armi, di addestramento e supporto logistico a queste fazioni. Le organizzazioni internazionali e governi occidentali esortano il governo di transizione siriano a istituire un comando militare unificato sotto supervisione civile e a garantire il rispetto delle norme umanitarie. L’episodio conferma che, nonostante le dichiarazioni ufficiali, il conflitto siriano continua a produrre vittime civili e a sfidare il diritto internazionale umanitario.
Per saperne di più, leggi:
https://www.hrw.org/news/2025/06/05/syria-turkiye-backed-attack-kills-injures-family
5 luglio 2025
Le cooperative aiutano il Sud Sudan a costruire pace e stabilità migliorando le condizioni di vita e la resilienza economica delle comunità.
Dalla sua indipendenza, nel 2011, il Sud Sudan ha dovuto affrontare conflitti interni ricorrenti e gravi problemi di insicurezza alimentare. In un contesto segnato da forte incertezza economica e politica, non sono rari episodi di scontri comunitari e saccheggi. Laddove le risorse individuali non bastano a garantire mezzi di sussistenza dignitosi, le fasce più vulnerabili della popolazione, in particolare i giovani, vengono spinte verso la violenza armata e i disordini sociali.
In questa situazione, le cooperative rappresentano un'opportunità concreta per promuovere la pace e la stabilità attraverso lo sviluppo economico. Le persone vengono incoraggiate a collaborare, condividendo rischi, lavoro e guadagni per migliorare le proprie condizioni di vita. Questo approccio consente l’accesso a opportunità economiche che, altrimenti, rimarrebbero inaccessibili. L’impegno collettivo in attività produttive riduce la probabilità che soprattutto le giovani generazioni partecipino a conflitti comunitari o ad atti di saccheggio. Inoltre, le cooperative favoriscono un accesso più ampio ai servizi di base e offrono nuove possibilità in termini di utilizzo della terra, produttività e accesso ai mercati. Allo stesso tempo, permettono ai produttori di gestire meglio la propria capacità di approvvigionamento e affrontare con più efficacia le difficoltà.
Secondo Louis Bagare, responsabile locale del progetto cooperativo presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), queste forme di collaborazione comunitaria sono strumenti efficaci per promuovere lo sviluppo e rafforzare la governance democratica. Le cooperative sono generalmente percepite come realtà affidabili e durature, il che le rende interlocutori credibili per le banche di sviluppo e le organizzazioni internazionali, come la stessa FAO, disposte a investire nel loro sostegno. L’obiettivo è sviluppare le competenze necessarie per promuovere una crescita economica stabile e duratura.
L’efficacia di questi strumenti è ulteriormente rafforzata dal valore storico che le cooperative rivestono nella società sud sudanese. Esse riflettono, infatti, una lunga tradizione di lavoro collettivo già presente prima della guerra civile che ha destabilizzato il Paese nel 2011. La maggior parte delle cooperative oggi attive in Sud Sudan opera nel settore agricolo, ma esistono anche iniziative significative nei settori della panificazione, della produzione tessile e oltre.
Bagare immagina un futuro in cui le cooperative possano prosperare in tutti i settori economici, dall’ambiente ai trasporti, promuovendo unità e resilienza. Se adeguatamente sostenute attraverso investimenti a lungo termine e un continuo rafforzamento delle capacità locali, potranno offrire un contributo sostanziale alla stabilità e allo sviluppo del Paese.
Per saperne di più:
https://news.un.org/en/story/2025/07/1165256