Crisi umanitaria a Gaza: fame, caldo e aiuti negati

Popolazione di Gaza in attesa di aiuti umanitari Popolazione di Gaza in attesa di aiuti umanitari hosnysalah su Pixabay

18 agosto 2025 - 

Continua la sofferenza di Gaza, imprigionata nel caldo estremo e una carestia devastante a Striscia di Gaza è teatro di una conclamata emergenza alimentare senza precedenti, aggravata da un’ondata di caldo sempre precedenti  e causata dalle  barriere imposte alle operazioni umanitarie. Secondo l’ONU, le missioni di soccorso sono  ostacolate: tra il 6 e il 12 agosto, su 81 tentativi di consegna, 35 sono state facilitate, 29 inizialmente approvate ma poi ostacolate, 12 rifiutate e 5 ritirate, anche se 14 hanno poi avuto luogo.

Le condizioni di fame e malnutrizione si sono aggravate : fino a 266 vittime per fame, tra cui oltre 112 bambini, secondo il Ministero della salute di Gaza. Il WFP segnala che sebbene siano disponibili scorte per nutrire l’intera popolazione di 2,1 milioni per tre mesi, il rischio di deterioramento e infestazione è elevatissimo. Inoltre, solo 10 dei 1.012 camion passati ai valichi hanno raggiunto i magazzini, mentre gli altri sono stati svuotati lungo il tragitto.

Le strutture sanitarie registrano quotidianamente casi di malnutrizione grave: arrivano fino a 20 bambini al giorno al Nasser Hospital di Khan Younis, alcuni troppo tardi per essere salvati. A luglio, oltre 12.000 bambini sotto i cinque anni soffrivano di malnutrizione acuta, con 2.500 in forma grave. L’Organizzazione Mondiale della Sanità avverte: oltre 217 morti per fame, inclusi 100 bambini, con solo il 14 % degli aiu

ti necessari entrati nell’ultimo quindicennio. Circa mezzo milione di persone vivono in condizioni simili a una carestia, con infrastrutture sanitarie e idriche quasi completamente distrutte (94 % degli ospedali danneggiati; acqua potabile compromessa).

Secondo Human Rights Watch, la distribuzione di aiuti in zona militarizzata ha provocato centinaia di morti: tra il 27 maggio e il 31 luglio, almeno 859 persone uccise vicino ai siti alimentati dal Gaza Humanitarian Foundation (GHF), mentre altri 514 hanno perso la vita accanto a convogli umanitari. In totale, più di 1.838 civili sono stati uccisi e oltre 13.000 feriti da maggio ad agosto durante tentativi di ottenere aiuti.

Organizzazioni internazionali e umanitarie, tra cui Oxfam, Amnesty International e ONU, condannano l’uso della fame come arma di guerra e descrivono la situazione come genocidio o crimine contro l’umanità. 

L’ondata di caldo, con temperature oltre i 40 °C, peggiora ulteriormente la crisi: OCHA segnala blackout idrici, disservizi nella desalinizzazione, maggiore rischio di malattie legate al caldo e alla disidratazione. A Gaza, milioni di profughi vivono in ripari improvvisati, senza materiale da costruzione consentito, con l’accesso vietato ai beni essenziali per la protezione dal sole.

Le pressioni internazionali crescono: 27 Paesi chiedono all’ONU e a Israele di garantire accesso umanitario completo; 25 ministri degli esteri sollecitano un “torrente” di aiuti; il Consiglio di Sicurezza discute possibili truppe di pace. Tuttavia, la risposta rimane insufficiente agli occhi delle vittime, ancora in attesa di acqua, cibo e protezione.

 

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di Sara Maggetto

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