Oltre una dozzina di Paesi africani è attualmente coinvolta in conflitti armati, con conseguenze devastanti per milioni di persone. Circa 46 milioni sono state costrette ad abbandonare le proprie case e 167 milioni vivono in condizioni di grave insicurezza alimentare. Alla base di questi conflitti vi sono profonde tensioni sociali, spesso alimentate dallo sfruttamento politico delle differenze etniche, religiose e territoriali. A complicare ulteriormente la situazione contribuiscono i gruppi estremisti violenti, che accentuano le divisioni tra le comunità, alimentando la reciproca sfiducia e il senso di disillusione.Tradizionalmente, gli sforzi per risolvere i conflitti si concentrano sui negoziati tra i vertici politici e sugli accordi di pace tra le parti coinvolte.Una nota di analisi dell'Africa Center for Strategic Studies, pubblicata nel marzo 2026, sottolinea tuttavia l'importanza di affiancare a questi strumenti iniziative di costruzione della pace che partano dalle comunità locali. Rafforzare e diffondere questi approcci può infatti contribuire a ridurre le tensioni e prevenire nuovi episodi di violenza.
La mediazione a livello comunitario
Uno degli strumenti più efficaci è la mediazione e negoziazione basata sugli interessi (Interest-Based Mediation and Negotiation, IBMN). Anziché concentrarsi esclusivamente sulle richieste avanzate dalle parti, questo approccio cerca di comprenderne le esigenze e le motivazioni, così da individuare soluzioni condivise e concretamente realizzabili. La formazione sull'IBMN prevede esercitazioni e simulazioni pratiche, attraverso le quali i leader locali e i membri delle comunità imparano a gestire le controversie e a trovare soluzioni attraverso il dialogo.
In Nigeria, il programma Community Initiatives to Promote Peace (CIPP), un'iniziativa quinquennale finanziata dall'Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID) e realizzata da Mercy Corps insieme a organizzazioni partner locali e regionali, ha coinvolto sei Stati del nord del paese, 34 aree amministrative e centinaia di comunità rurali. Grazie alla formazione sull'IBMN, il programma ha contribuito a risolvere oltre 1.900 controversie locali e a ridurre la sfiducia tra gruppi diversi.
Un'esperienza simile è stata realizzata lungo il corridoio Kotido-Kaabong-Turkana West, al confine tra Uganda settentrionale e Kenya. Qui, 543 leader locali hanno ricevuto una formazione dedicata all'analisi dei conflitti, alla mediazione basata sugli interessi, alla conoscenza dei diritti e dei principali strumenti giuridici e ai sistemi comunitari di allerta precoce. Il percorso ha portato alla definizione di procedure condivise per individuare tempestivamente le tensioni e coordinare le risposte tra comunità e amministrazioni locali.
Sempre in Nigeria, il programma Promoting Peaceful Communities around Elections (PPCE) si è concentrato sulla prevenzione dei conflitti attraverso la formazione di membri delle forze di sicurezza, operatori del sistema giudiziario e leader comunitari. Le attività hanno riguardato la mediazione basata sugli interessi e la risoluzione pacifica delle controversie, con l'obiettivo di ridurre le tensioni tra comunità, migliorare i rapporti tra cittadini e forze di sicurezza e ricostruire la fiducia nella giustizia locale. A sei mesi dall'avvio del programma, le comunità coinvolte hanno segnalato una riduzione della violenza del 31%.
In Mali e Niger, il programma Justice and Stability in the Sahel (JASS), finanziato dal Regno Unito, ha affrontato una delle principali cause di conflitto nella regione: la competizione per l'accesso alle risorse naturali. Il programma ha istituito comitati locali per la gestione delle risorse, coinvolgendo agricoltori, donne e giovani nelle decisioni e nella risoluzione delle controversie legate alla terra e all'acqua. La formazione e le attività di mediazione basate sull'IBMN hanno favorito il dialogo tra i diversi gruppi e la ricerca di accordi condivisi. Secondo le valutazioni, nel primo anno è stato risolto tra l'80% e l'85% delle controversie affrontate e sono stati raggiunti oltre 200 accordi locali relativi ai corridoi di transumanza e ai punti di approvvigionamento idrico.
Anche i programmi rivolti ai giovani hanno mostrato risultati incoraggianti, soprattutto quando la mediazione viene affiancata da opportunità concrete di formazione e partecipazione alla vita comunitaria.
Nelle regioni di Maradi e Tillabéri, in Niger, un programma destinato ai giovani ha combinato la formazione sull'IBMN con attività di formazione professionale, sostegno all'imprenditorialità ed educazione civica. Questo approccio integrato si è rivelato più efficace rispetto agli interventi economici e civici realizzati separatamente. Una successiva valutazione ha rilevato una minore accettazione della violenza, mentre nei villaggi coinvolti dalla formazione l'aumento degli episodi violenti è stato più contenuto.
In Kenya, il programma Collective Resilience Against Violent Extremism (CREATE), finanziato dal Ministero degli Affari Esteri, del Commonwealth e dello Sviluppo del Regno Unito (FCDO), ha adottato un approccio simile per contrastare la radicalizzazione. L'iniziativa ha unito formazione professionale, sostegno economico, partecipazione civica, tutoraggio, supporto psicosociale e dialogo tra le comunità.
I giovani non sono stati semplici destinatari delle attività, ma hanno contribuito direttamente alla loro progettazione. Hanno inoltre partecipato a incontri di dialogo con altri giovani e leader locali, affrontando le cause delle tensioni e sviluppando competenze utili a gestire i conflitti senza ricorrere alla violenza. I mentori locali li hanno accompagnati anche nel trasformare quanto appreso in opportunità lavorative. Le valutazioni del programma hanno evidenziato una riduzione significativa della radicalizzazione, del sostegno alla violenza e della propensione ad aderire a gruppi estremisti.
Perché la mediazione comunitaria funziona
La mediazione comunitaria, soprattutto quando si basa sull'IBMN, può svolgere un ruolo importante nella prevenzione dei conflitti perché interviene direttamente sulle tensioni che alimentano la violenza. Favorisce il dialogo, ricostruisce la fiducia e rafforza la collaborazione tra comunità e autorità locali. Offre inoltre strumenti accessibili ed equi per affrontare controversie legate all'uso delle risorse, all'accesso ai servizi pubblici e alla giustizia. Questo aspetto è particolarmente importante nei contesti fragili, dove le istituzioni sono spesso deboli o poco accessibili e le comunità dispongono di poche possibilità per risolvere pacificamente le proprie dispute. L'IBMN aiuta le parti a superare le posizioni contrapposte, riconoscere gli interessi che hanno in comune e individuare accordi accettabili per tutti. La mediazione, naturalmente, non può sostituire gli interventi di sicurezza. Può però affiancarli, agendo sulle cause profonde dei conflitti e contribuendo a evitare che le tensioni si trasformino in violenza.
Raccomandazioni
Per ampliare la mediazione comunitaria non basta moltiplicare i singoli progetti. Occorre inserirla in strategie di costruzione della pace più ampie, stabili e sostenibili nel tempo. Le esperienze analizzate dall'Africa Center for Strategic Studies mostrano che la mediazione basata sugli interessi può contribuire a ridurre la violenza, soprattutto quando affronta le cause del malcontento e coinvolge direttamente le persone interessate. Perché questi risultati possano essere mantenuti e replicati su scala più ampia, è necessario che i decisori politici riconoscano la prevenzione e la riduzione dei conflitti come obiettivi prioritari. È altrettanto importante collegare i meccanismi di mediazione locali alle istituzioni, affinché le iniziative possano proseguire anche dopo la conclusione dei singoli programmi. Un altro elemento fondamentale è la partecipazione. Coinvolgere donne, giovani, leader tradizionali e religiosi permette di rappresentare meglio le esigenze delle comunità e di dare voce anche ai gruppi normalmente esclusi dai processi decisionali. Infine, le esperienze più promettenti suggeriscono che la mediazione funziona meglio quando non viene utilizzata da sola. Affiancarla a interventi economici, educativi e civici, oltre che a iniziative per migliorare la governance, la sicurezza e lo sviluppo locale, consente di affrontare i conflitti da più prospettive e di creare condizioni più favorevoli a una pace duratura.




