UNDP a Chornobyl: nuova centrale solare e allarme sui droni russi

Vista interna di uno dei reattori non operativi di Chornobyl Vista interna di uno dei reattori non operativi di Chornobyl Wendelin Jacober su Pexels

10 settembre 2026 -

A Chornobyl il vertice UNDP avverte sui rischi per gli impianti nucleari e inaugura una centrale solare, confermando il suo supporto a lungo termine

Il 9 settembre 2026, Alexander De Croo, amministratore del programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP), ha effettuato una visita ufficiale in Ucraina. Nel corso della sua visita si è recato presso il sito della centrale nucleare di Chornobyl, dove De Croo è entrato all’interno della struttura di protezione del reattore quattro, quello che esplose nel 1986 causando il disastro, e ha potuto constatare di persona i danni causati dai recenti attacchi di droni russi.

Nei giorni precedenti alla visita, come riportato dal Kyiv Post, intorno alla zona di Chornobyl e nei pressi del confine con la Bielorussia erano state installate delle nuove reti anti-drone. Si tratta di barriere di protezione simili a quelle già impiegate lungo diverse strade nelle regioni in cui si trovano fronti attivi con la Russia, per proteggere civili e convogli militari dai droni first-person-view (FPV). Tali reti di protezione, tuttavia, offrirebbero una difesa molto limitata nel caso in cui la Russia decidesse di colpire la centrale con droni Shahed, che sono dotati di testate molto più potenti e che sono stati impiegati con crescente frequenza negli ultimi due anni di conflitto.

Durante la visita di De Croo, il personale militare di guardia all’impianto ha segnalato il sorvolo di diversi droni proprio sopra la struttura. Questo episodio ha spinto l’amministratore dell’UNDP a chiedere con urgenza un’indagine formale per chiarire la provenienza. De Croo ha definito qualsiasi ipotetico attacco alla centrale come una “scommessa sulla sicurezza di milioni di persone”, ricordando che le infrastrutture nucleari non possono, in nessun tipo di situazione, essere prese di mira, sia che si tratti di azioni deliberate sia che si tratti di danni collaterali, e che nessun tipo di ambiguità può essere accettato su questo principio.

La vulnerabilità del sito era già emersa nel febbraio 2026, quando una serie di raid aerei russi contro alcune infrastrutture strategiche aveva tranciato i collegamenti elettrici tra l’Ucraina e i paesi confinanti, provocando l’arresto di un’unità in una delle centrali nucleari operative, e lasciando il sito di Chornobyl privo di alimentazione elettrica esterna per circa un’ora. Anche se il blackout temporaneo non ha creato un pericolo immediato per i civili, ha comunque messo a rischio l’integrità dell’impianto, in quanto il sistema di raffreddamento dei reattori si è dovuto collegare ai generatori di emergenza, che solitamente servono solo per coprire brevi periodi. Conseguentemente a questi episodi, Rafael Grossi, il direttore generale dell’agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), ha voluto ricordare il costante pericolo per la sicurezza nucleare legato al degrado della rete elettrica, e ha sollecitato entrambe le parti ad avere la massima prudenza sulle operazioni militari nell’area.

Tuttavia, come documentato nei rapporti dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR), i rischi legati al degrado della rete elettrica vanno ben oltre le sole preoccupazioni tecniche per i siti nucleari, rappresentando una minaccia diretta alla sopravvivenza della popolazione. Il rapporto mostra come gli attacchi coordinati contro le infrastrutture energetiche inneschino una serie di black-out che compromettono i servizi essenziali per la vita quotidiana. Senza una rete elettrica stabile, i sistemi di riscaldamento municipali smettono di funzionare quando le temperature scendono nei mesi invernali, e vengono bloccate le pompe elettriche interrompendo l'erogazione di acqua potabile e la gestione delle acque reflue per milioni di residenti. L'OHCHR evidenzia inoltre come l'instabilità energetica paralizzi i trasporti pubblici elettrificati e la logistica, compromettendo gravemente il sistema sanitario ed educativo: gli ospedali si trovano costretti a razionare l'elettricità e a dipendere dai generatori diesel per le apparecchiature salvavita, le sale operatorie e la conservazione dei farmaci, mentre le scuole affrontano chiusure prolungate. Nel complesso, il rapporto sottolinea come i raid contro le infrastrutture elettriche non si limitino a creare emergenze nucleari, ma influiscono in modo sistematico sulle condizioni di vita dei civili.

In risposta a questi rischi sistemici derivanti dal conflitto, le autorità ucraine, con il sostegno della Lituania e del Giappone e la collaborazione tecnica dell’UNDP, hanno installato un nuovo impianto fotovoltaico. La struttura garantirà elettricità continua al sistema di raffreddamento del reattore quattro anche nell’eventualità di nuovi attacchi russi alle infrastrutture elettriche del Paese. L’inaugurazione dell’impianto è avvenuta proprio in occasione della visita di De Croo. Isolando la centrale nucleare dalla rete energetica locale, l’impianto assicura elettricità continua al sistema di raffreddamento dei reattori, rendendo la struttura immune ai blackout causati dai continui attacchi russi alla rete nazionale. Questo nuovo sistema non solo diminuisce il rischio di emergenze nucleari, ma protegge direttamente la popolazione civile dai pericoli di eventuali fughe radioattive derivanti da un malfunzionamento dei sistemi di raffreddamento a seguito di attacchi alle infrastrutture elettriche. Inoltre, l’impianto genererà oltre 2 milioni di kWh di energia pulita, garantendo un risparmio annuo di circa 365.000 dollari che potranno essere reinvestiti in ulteriori interventi di sicurezza sulla centrale e di protezione dei civili, e, grazie a questa misura, 6,6 milioni di civili hanno ora accesso all’elettricità in modo costante. 

L’iniziativa si inserisce nella più ampia strategia dell’UNDP in Ucraina; negli ultimi quattro anni, l’agenzia ha mobilitato 1,3 miliardi di dollari destinati al paese, concentrando queste risorse principalmente sul ripristino delle infrastrutture energetiche. L’obiettivo dell’UNDP, tuttavia, non è la semplice ricostruzione di ciò che è andato distrutto durante il conflitto, bensì la graduale transizione verso un modello energetico sostenibile e decentralizzato, molto più difficile da mettere fuori uso con un singolo attacco. L’UNDP intende così mantenere il proprio impegno a lungo termine nei confronti dell’Ucraina, rifiutandosi di rinviare la ricostruzione al dopoguerra. Con oltre 600 miliardi di dollari già impiegati ad oggi per riparare i danni del conflitto, De Croo ha ribadito la ferma intenzione di proseguire nel supporto alla ricostruzione delle infrastrutture ucraine, pur a fronte dei continui attacchi russi. Nel suo intervento, De Croo ha fermamente condannato i continui attacchi contro obiettivi civili, ribadendo che i civili non sono un bersaglio militare e chiedendo la fine dei raid deliberati nei luoghi in cui la popolazione conduce la propria vita quotidiana.

 

Di Federica Santini

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