La crisi dei rifugiati Rohingya non si avvicina alla soluzione

Visione dell’alto del campo rifugiati Rohingya, Kutupalong, nel Cox’s Bazar. Visione dell’alto del campo rifugiati Rohingya, Kutupalong, nel Cox’s Bazar. SH Saw Myint su Unsplash

Cinque anni dopo le atrocità in Myanmar, un milione di Rohingya rimane in situazioni pericolose. 

Sono passati cinque anni dallo scoppio della violenza nello stato di Rakhine, in Myanmar. Migliaia di persone Rohingya sono state uccise dai militari del Myanmar. Circa 770.000 persone sono fuggite per la loro vita in Bangladesh, un milione di persone sono bloccate nella zona di Cox’s Bazar. 

Questo articolo offre testimonianze di rifugiati Rohingya su come hanno affrontato la fuga dal Myanmar e come la loro vita è cambiata.

La madre rohingya, Tayeba Begum, parla delle sue figlie gemelle che avevano solo sei mesi quando lei e la sua famiglia decisero di fuggire dal Myanmar per il Bangladesh. "Dopo l'inizio delle atrocità, non potevamo più restare - i militari stavano brutalmente uccidendo i Rohingya e bruciando le loro case. Se mai potremo vivere di nuovo pacificamente in Myanmar, torneremo. Ma come possiamo tornare se i nostri diritti non sono garantiti? Dove vivremo, visto che le nostre case sono state distrutte?"

Anwar, uno studente di 15 anni, rifugiato rohingya, ricorda quando è scappato dal Myanmar con la sua famiglia. "Eraun pomeriggio qualunque, quando l'esercito attaccò il nostro quartiere. "Ora vive nel campo profughi di Jamtoli in Bangladesh, il suo sogno è quello di diventare un medico. Nell’intervista fa un appello a tutti i giovani, come lui, nel mondo spingendoli a continuare a studiare perché non tutti hanno questa opportunità.

Infine, il più anziano dei rifugiati intervistati, Mohammed Hussein (65), nel suo cuore anela al rimpatrio in Myanmar, con la garanzia della tutela dei loro diritti: "Sono vecchio ora e morirò presto. Mi chiedo se rivedrò la mia patria prima di morire." 

 

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di Viola Rubeca

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