Il rimpatrio forzato dei siriani da parte del Libano è pericoloso e illegale

Idlib, Syria, bambini giocano in un campo profughi delle Nazioni Unite Idlib, Syria, bambini giocano in un campo profughi delle Nazioni Unite Ahmed Akacha su Pexels

11 luglio 2022

Il piano di deportare 15.000 siriani ogni mese è una violazione degli obblighi del Libano.

Questa settimana, Issam Charafeddine, ministro ad interim del Libano, ha dichiarato un piano governativo per iniziare il rientro di 15.000 rifugiati siriani ogni mese in Siria. Questo piano sarebbe realizzato senza il benestare dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), e ciò costituirebbe una palese violazione degli obblighi internazionali del Libano.

Per quanto riguarda gli attivisti dell'opposizione siriana che rischiano la detenzione, la tortura e la morte nel loro paese d'origine, il ministro ha suggerito di deportarli in paesi terzi o di stipulare promesse con il governo siriano garantendo di non intraprendere "alcuna azione negativa in territorio siriano" – basandosi presumibilmente sull’erroneo presupposto che ciò li proteggerebbe dagli abusi. Più di un decennio di violenza e sanzioni hanno distrutto l'economia e le infrastrutture della Siria. I paesi che ospitano i rifugiati siriani non dovrebbero obbligare nessuno a ritornare, poiché non esistono reti di informazione credibili che consentano ai siriani di compiere scelte informate a riguardo.

Qualsiasi rimpatrio forzato costituirebbe una violazione degli impegni del Libano in materia di respingimento, ciò vieta il rimpatrio forzato di persone in paesi in cui si trovano ad affrontare un chiaro pericolo di tortura o altre persecuzioni, il quale è un principio di diritto internazionale consuetudinario. In qualità di firmatario della Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti, il paese è obbligato, ai sensi del diritto internazionale, a non rimpatriare o estradare chiunque sia a rischio.

La politica libanese di rimpatrio forzato, con leggi e regole volte a rendere difficile la vita ai rifugiati siriani per costringerli a partire, indebolisce ulteriormente i diritti delle persone vulnerabili. Gli Stati donatori internazionali dovrebbero sostenere i paesi ospitanti come il Libano finanziando programmi di aiuto umanitario e ricollocando sempre più rifugiati siriani.

 

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di Viola Rubeca

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