La tensione cresce nel nord-est della Siria nonostante la tregua turca

Una famiglia di sfollati siriani nel campo rifugiati di Bardarash, Iraq Una famiglia di sfollati siriani nel campo rifugiati di Bardarash, Iraq UNHCR/Rasheed Hussein Rasheed

160,000 sfollati, vittime civili ed esecuzioni sommarie sono state riportate dall’inizio dell’offesa turca

Dal 9 ottobre, giorno del lancio dell’offensiva turca contro i combattenti curdi nella Siria nordorientale, la violenza nella regione è in costante aumento. Nemmeno la tregua di cinque giorni annunciata giovedì scorso dal Vice Presidente degli Stati Uniti Mike Pence dopo un incontro diplomatico con il Presidente turco Tayyip Erdogan sembra riuscire a mantenere la sicurezza. L’incontro tra Stati Uniti e Turchia segue la dibattuta decisione del Presidente statunitense Donald Trump di ritirare le truppe statunitensi dalla Siria nordorientale, lasciando gli ex alleati curdi nella lotta allo Stato Islamico vulnerabili all’attacco preannunciato dalla Turchia quest’estate. La tregua è stata concordata in modo da permettere alle forze curde di ritirarsi dalla regione senza ricorrere all’uso delle armi.

L’obiettivo turco è quello di creare una “safe-zone” di 32 km tra i suoi confini e la presenza delle Forze Democratiche Siriane (SDF) guidate dalle Unità di Protezione del Popolo Curdo (YPG). La Turchia considera il YPG affiliato al Partito dei Lavoratori Curdi (PKK), un gruppo riconosciuto come terroristico dalla comunità internazionale. Secondo le agenzie delle Nazioni Unite (ONU), sarebbero almeno 160,000 gli sfollati causati dall’intervento turco e si starebbero dirigendo principalmente verso l’Iraq del nord. I numeri riguardanti le vittime civili sono tuttora non chiari, ma almeno quattro bambini sono stati confermati morti dal Fondo ONU per l’Infanzia (UNICEF), mentre l’Alto Commissariato per i Diritti Umani (OHCHR) riporta la morte di numerosi civili, inclusi due giornalisti. La tensione aumenta non soltanto intorno alle aree di confine, ma anche nel Kurdistan iracheno. Inoltre, esecuzioni sommarie sono state documentate sull’autostrada Al-Hassek – Mabbij, inclusa la morte di una rinomata politica curda, Hevrin Khalaf.

La comunità internazionale ha risposto all’azione militare turca con minacce di sanzioni arrivate dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, dall’Unione Europea (UE) e dagli alleati NATO, di cui la Turchia è parte. Nonostante la proposta svedese per un embargo europeo sulla vendita delle armi sia stata bocciata, molti paesi europei come la Francia, la Germania, i Paesi Bassi, la Finlandia, la Svezia e l’Italia – quest’ultimo il maggiore esportatore di armi alla Turchia l’anno passato – hanno deciso di sospendere la vendita. Jens Laerke dell’Ufficio per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) ha dichiarato che l’ONU continuerà a portare assistenza nella regione “fino a quando non diventerà impossibile farlo”, mentre molte organizzazioni umanitarie sono già state obbligate a terminare le operazioni nella zona a causa dei problemi di sicurezza. 

 

Per saperne di più:

https://news.un.org/en/story/2019/10/1049241

https://www.aljazeera.com/news/2019/10/trump-kurds-angels-dubs-pkk-worse-isil-191017081803445.html

https://www.reuters.com/article/us-syria-security-turkey-usa/pence-meets-erdogan-to-urge-halt-to-turkeys-syria-offensive-idUSKBN1WW0Z7

https://news.un.org/en/story/2019/10/1049561

https://www.reuters.com/article/us-syria-security-turkey-sweden/sweden-to-push-for-eu-weapons-embargo-against-turkey-idUSKBN1WQ1BQ

https://www.reuters.com/article/us-syria-security-turkey-eu/furious-with-turkey-eu-threatens-sanctions-arms-embargo-idUSKBN1WQ1QE

 

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