Petrolio e Guerra in Sud Sudan

Ritrovamento di armi da parte dei soldati SPLA, durante un programma di disarmo Ritrovamento di armi da parte dei soldati SPLA, durante un programma di disarmo George Steinmetz/National Geographic

5 Aprile 2018

I leader del Sud Sudan utilizzano la ricchezza petrolifera del paese per sostenere le milizie implicate in attacchi contro civili.

Crimine organizzato e crimini internazionali - genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra - risultano più interconnessi di quanto inizialmente non appaiano. L'esperienza degli ultimi decenni ha infatti dimostrato come la commissione di atrocità sia spesso resa possibile dall'azione di vaste reti criminali, che non soltanto finanziano e agevolano la commissione di crimini internazionali, ma approfittano altresì della mancanza di uno stato di diritto e di una corruzione diffusa, per procedere indisturbati nelle loro attività criminose.

A tale riguardo, una ricerca condotta da The Sentry, un'iniziativa di carattere investigativo impegnata nel monitoraggio di reti criminali transnazionali in Africa, rivela che il settore petrolifero nel Sud Sudan è intimamente legato alla commissione di atrocità e orribili atti di violenza.

Il Sud Sudan ha conquistato la propria indipendenza dal Nord nel 2011, ottenendo così il primato per essere il paese più giovane del mondo. Ciononostante, la guerra civile scoppiata nel dicembre 2013 ha provocato decine di migliaia di morti e lasciato più di 4 milioni di persone sfollate, sia internamente che esternamente. Più precisamente, così come riportato da The Sentry, il conflitto è derivato in gran parte da una lunga guerra di potere e profitto, all'interno della classe d'élite. Nel corso degli anni, queste élite hanno costruito e messo in atto un regime predatorio, che non soltanto è stato in grado di catturare e controllare quasi tutti i settori economici del paese generatori di profitto, ma ha altresì svolto un ruolo centrale nell'attuale guerra civile.

I documenti analizzati da The Sentry illustrano transazioni e pagamenti per oltre 80 milioni di dollari diretti a politici, ufficiali militari, agenzie governative e compagnie private, molti dei quali direttamente collegati allo sforzo bellico del governo. In particolare, l'inchiesta descrive come i massimi funzionari di Stato, da metà 2014 a metà 2015, abbiano drammaticamente utilizzato i capitali acquisiti dalla compagnia petrolifera statale del Sud Sudan (Nile Petroleum Corporation, o Nilepet), per fornire supporto a un gruppo di forze paramilitari Padanga-Dinka, sotto forma di armi, carburante, attrezzature, fondi, cibo e altre forniture.

 

Per maggiori informazioni, visitare:
https://thesentry.org/reports/fueling-atrocities/

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