La provincia di Cabo Delgado, nel nord del Mozambico, è tornata al centro di una delle peggiori crisi umanitarie dell’Africa meridionale. Secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), oltre 22.000 persone sono state costrette a fuggire dalle proprie case in una sola settimana, alla fine di settembre 2025, a causa di una nuova ondata di violenze armate.
Questa impennata segna un punto di svolta nel conflitto, che ormai dura da otto anni e ha già provocato lo sfollamento di oltre 1,3 milioni di persone. Gli scontri, iniziati nel 2017, vedono coinvolti gruppi armati locali conosciuti come al-Shabaab, non affiliati con l’omonima milizia somala, e forze governative sostenute da contingenti regionali.
Per la prima volta dall’inizio del conflitto, tutti i 17 distretti della provincia sono stati colpiti direttamente. I combattimenti si estendono fino alle zone costiere e ai villaggi dell’interno, dove intere comunità vengono distrutte in poche ore. Molti civili, già traumatizzati da anni di guerra, si trovano oggi senza riparo, cibo o accesso ai servizi essenziali. Alcuni villaggi che in passato ospitavano sfollati sono stati ora completamente svuotati, con gli stessi abitanti costretti a fuggire per sopravvivere.
Il collasso del sistema sanitario aggrava ulteriormente la crisi. Secondo il rapporto congiunto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dell’UNHCR, circa il 60% delle strutture mediche nei distretti più colpiti è inattivo a causa di saccheggi, insicurezza e fuga del personale.
A Mocímboa da Praia, l’unico ospedale operativo lavora con meno del 10% del personale, principalmente volontari che cercano di mantenere attivi il pronto soccorso e il reparto maternità. L’arrivo della stagione delle piogge rischia ora di favorire epidemie di colera e malaria, mentre le scorte di medicinali sono quasi esaurite.
Il quadro economico e umanitario è aggravato da una gravissima carenza di fondi: il piano di risposta sanitaria per il 2025 è finanziato solo all’11%, e l’UNHCR ha ricevuto appena 66 milioni USD dei 352 milioni richiesti per le sue operazioni nel Paese.
Gli operatori umanitari avvertono che la capacità di assistenza è “ai limiti” e che molte organizzazioni rischiano di sospendere gli interventi per mancanza di risorse.
Il conflitto nel Cabo Delgado, in origine legato all’esclusione socio-economica e alla corsa al gas naturale della regione, si è trasformato in una crisi multidimensionale dove violenza, povertà e cambiamenti climatici si alimentano a vicenda.
Come ha affermato Xavier Créach, capo dell’UNHCR in Mozambico: «Le famiglie stanno raggiungendo il limite. Molti di coloro che prima accoglievano sfollati ora stanno fuggendo a loro volta».
Per saperne di più:
https://news.un.org/en/story/2025/10/1166049




