Armi nucleari, chimiche e biologiche: il loro impatto sulle vite umane

Emblema delle Nazioni Unite Emblema delle Nazioni Unite © Davi Mendes su Unsplash

Le armi nucleari, chimiche e biologiche minacciano i civili. Il disarmo chiede accordi più efficaci, controlli e sostegno duraturo ai sopravvissuti.

Le armi nucleari, chimiche e biologiche provocano danni in modi diversi. Le armi nucleari liberano enormi quantità di energia attraverso reazioni nucleari, generando potenti esplosioni, calore intenso e radiazioni che possono devastare intere città e causare danni duraturi alla salute e all’ambiente. Le armi chimiche impiegano sostanze tossiche per avvelenare le persone, con possibili danni ai polmoni, alla pelle e al sistema nervoso. Le armi biologiche utilizzano organismi patogeni o tossine per colpire esseri umani, animali o piante.

Per affrontare queste minacce, gli Stati hanno negoziato trattati che limitano o vietano queste armi e stabiliscono obblighi di disarmo.

Il Trattato di non proliferazione nucleare (NPT), in vigore dal 1970, mira a prevenire la diffusione delle armi nucleari, promuove gli usi pacifici dell’energia nucleare e impone agli Stati aderenti di condurre in buona fede negoziati sul disarmo nucleare.

Il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW), in vigore dal 2021, vieta queste armi agli Stati che vi aderiscono. Gli articoli 6 e 7 prevedono obblighi di assistenza alle persone colpite dall’uso o dai test di armi nucleari, di risanamento ambientale e di cooperazione internazionale.

La Convenzione sulle armi chimiche (CWC) vieta lo sviluppo, la produzione, l’accumulo, il trasferimento e l’uso di armi chimiche e ne impone la distruzione.

La Convenzione sulle armi biologiche (BWC) vieta lo sviluppo, la produzione, l’acquisizione e la detenzione di agenti biologici o tossine di tipo e in quantità non giustificati da scopi pacifici, protettivi o di profilassi, nonché di armi progettate per impiegarli a fini ostili.

Le conseguenze sulla popolazione civile

Le bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki nel 1945 uccisero decine di migliaia di persone nell’immediato. I registri commemorativi delle due città contano oggi oltre 540.000 vittime, comprese persone decedute negli anni successivi. Molti sopravvissuti morirono in seguito agli effetti delle radiazioni, mentre chi è ancora in vita continua a convivere con le conseguenze fisiche e psicologiche di quelle esplosioni.

Uno studio di MHD Bahaa Aldin Alhaffar e colleghi, pubblicato quest’anno su Scientific Reports, analizza le conseguenze a lungo termine del sarin impiegato nell’agosto 2013 in diverse zone della Ghouta, in Siria. Attraverso interviste ai sopravvissuti, i ricercatori hanno raccolto testimonianze di disturbi ricorrenti, tra cui problemi respiratori, affaticamento, alterazioni sensoriali e disturbi neurologici.

Gli attacchi con lettere contenenti antrace, avvenuti negli Stati Uniti nel 2001, hanno dimostrato come le armi biologiche possano colpire i civili anche al di là dei bersagli previsti. La posta contaminata causò 22 casi di malattia, cinque dei quali mortali, coinvolgendo lavoratori postali e persone impiegate nei luoghi in cui le lettere venivano ricevute o smistate. Le conseguenze andarono oltre la fase acuta: uno studio condotto su 15 sopravvissuti adulti circa un anno dopo documentò disturbi persistenti e disagio psicologico; otto non erano ancora tornati al lavoro.

La situazione attuale e le sfide

I progressi verso il disarmo restano disomogenei.

Secondo le stime dello Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), nel gennaio 2026 gli arsenali militari comprendevano 9.745 testate nucleari potenzialmente utilizzabili. Nel frattempo, la Conferenza di riesame dell’NPT del 2026 si è conclusa senza un accordo su un documento finale di merito, facendo emergere le tensioni diplomatiche tra Stati Uniti e Iran. Washington insisteva sull’inserimento di riferimenti alle attività nucleari iraniane; Teheran contestava di essere chiamata in causa singolarmente e si opponeva alla rimozione dei passaggi che condannavano gli attacchi statunitensi e israeliani contro i suoi impianti nucleari sottoposti alle salvaguardie dell’AIEA.

Nel 2023, l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW) ha confermato la distruzione di tutte le scorte di armi chimiche dichiarate fino a quel momento dagli Stati membri. Nell’ottobre 2026, l’organizzazione ha accolto con favore la distruzione verificata di armi chimiche avvenuta in Siria nel mese di agosto, sottolineando al contempo la necessità di eliminare le armi ancora presenti, risalenti al programma del precedente governo.

Il disarmo biologico presenta altre difficoltà, tra cui l’assenza di un sistema formale di verifica. Gli incontri promossi dall’Istituto delle Nazioni Unite per la ricerca sul disarmo (UNIDIR) e dall’Unità di supporto all’attuazione della BWC hanno approfondito la proposta di un meccanismo di consulenza scientifica e l’impiego di strumenti per rafforzare la trasparenza, la valutazione dei rischi e l’attuazione della Convenzione a livello nazionale.

Il percorso verso il disarmo nucleare, chimico e biologico procede dunque a velocità diverse. In tutti questi ambiti, proteggere i civili richiede controlli efficaci, cooperazione internazionale e l’accertamento delle responsabilità. Significa anche garantire ai sopravvissuti cure accessibili, sostegno psicologico e riabilitazione, insieme al risanamento ambientale e a finanziamenti continuativi che aiutino le comunità colpite a ricostruire la propria quotidianità.

 

Di Massimo Cecchini

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