Rassegna web

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L’Osservatorio si occupa quotidianamente di monitorare il web e altre fonti di informazione per fornire notizie di approfondimento sull’impatto dei conflitti armati contemporanei sui civili.

3 agosto 2025 - 

L’Onu denuncia nuovi attacchi armati a Cabo Delgado, nel nord del Mozambico, che hanno costretto alla fuga decine di migliaia di persone.

L’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) ha riferito che una serie di attacchi da parte di gruppi armati, avvenuti nel mese di luglio, ha provocato lo sfollamento di decine di migliaia di persone nel nord del Mozambico. L’escalation di violenze si aggiunge a molteplici crisi, come il cambiamento climatico, i focolai di malattie, e la scarsità di finanziamenti, che dall’inizio dell’anno hanno già causato lo spostamento forzato di oltre 95.000 persone.

Questa nuova ondata di sfollamenti si inserisce in un contesto di instabilità che dura da anni. Dal 2017 infatti, anno in cui è esplosa la violenza, oltre un milione di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case. La provincia di Cabo Delgado è la più colpita. Tra il 20 e il 28 luglio, gruppi armati hanno attaccato i distretti di Chiúre, Ancuabe e Muidumbe, costringendo almeno 46.600 persone alla fuga, tra cui un numero preoccupante di minori non accompagnati o separati dai genitori o tutori, secondo quanto riportato da organizzazioni umanitarie. Questi bambini sono esposti a rischi elevati di violenza, sfruttamento e abusi da parte di gruppi armati non statali.

Gli sfollamenti più recenti si aggiungono a movimenti precedenti legati all’insicurezza nei distretti di Macomia e Mocímboa da Praia. Le famiglie costrette a lasciare le proprie abitazioni hanno trovato rifugio in quartieri sovraffollati, esercitando una forte pressione su comunità e risorse già limitate. I bisogni più urgenti riguardano alimenti, beni di prima necessità, nonché infrastrutture idriche e igienico-sanitarie.

Anche la situazione di sicurezza nel distretto di Ancuabe è peggiorata bruscamente. L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) ha segnalato che, in una sola settimana, il numero delle famiglie sfollate è quasi triplicato. Nel distretto di Muidumbe, miliziani armati hanno incendiato numerose abitazioni, costringendo circa 500 famiglie a fuggire verso aree vicine.

L’OCHA ha avvertito che la violenza diffusa e il ripetersi degli attacchi stanno rendendo sempre più difficili sia il ritorno che il reinsediamento degli sfollati. L’insicurezza, la mancanza di documenti civili e i trasferimenti forzati limitano gravemente la possibilità per queste persone di muoversi liberamente e accedere ai servizi essenziali.

Nel frattempo, la risposta umanitaria è ostacolata da una grave carenza di fondi. A luglio, meno del 20% del Piano di Risposta Umanitaria nazionale 2025 risultava finanziato, con soli 66 milioni di dollari ricevuti a fronte dei 352 milioni richiesti. Questo ha costretto le agenzie umanitarie a ridurre i propri obiettivi di oltre il 70%, prevedendo di assistere appena 317.000 persone, rispetto all’obiettivo iniziale di 1,1 milioni.

Ilaria Manunza, direttrice di Save the Children in Mozambico, ha sottolineato come i bisogni dei bambini stiano crescendo rapidamente, superando di gran lunga le risorse disponibili. L’OCHA ha ribadito l’urgente necessità di finanziamenti adeguati per evitare un ulteriore deterioramento della crisi e un possibile aggravamento dell’insicurezza. L’assistenza umanitaria resta fondamentale per garantire che migliaia di persone possano ricevere cibo, rifugio e protezione di cui hanno disperato bisogno.

 

Per saperne di più:

 

by Francesco Ghibaudo

Pubblicato in Mozambico - Rassegna Web
Domenica, 03 Agosto 2025

La Croce Rossa è impegnata a combattere la diffusione del COVID-19 in Mozambico. Diversi attacchi nell’area di Cabo Delgado hanno costretto le famiglie a fuggire verso Pemba per cercare rifugio, ma si stanno dirigendo verso il più grande focolaio di COVID-19 del Paese dove proprio oggi è stato aperto il più grande centro COVID-19 del Mozambico e questo sta facendo crescere l’allarme per le possibili nuove infezioni.

Molte famiglie di Cabo Delgado sono arrivate a Pemba esauste e traumatizzate dopo aver lasciato le loro case con pochi o nessun avere. Qui, come detto, il Comitato Internazionale della Croce Rossa (ICRC) ha appena aperto il più grande centro COVID-19. La preoccupazione ora è che un grande numero di persone potrebbe essere infettata dal coronavirus dal momento che le famiglie sfollate cercano aiuto a Pemba, ormai diventato appunto il più grande focolaio del Mozambico. La Croce Rossa ha infatti espresso preoccupazione per la situazione. Raoul Bittel, il capo delle operazioni della Croce Rossa a Pemba, ha riferito che le persone in fuga dal conflitto in Mozambico stanno scambiando il pericolo mortale della violenza armata con la minaccia del COVID-19.

Il nuovo centro di cura inaugurato oggi aiuterà la comunità a rispondere alla crisi sanitaria, ma le famiglie sfollate non potranno far ritorno nelle loro case fino a quando i combattimenti non si sposteranno dalle zone abitate dai civili. Il rischio di contrarre il COVID-19 a Pemba è quindi molto alto. A questo si aggiunge che la maggior parte degli sfollati trova rifugio presso alcune famiglie o parenti, e ciò non comporta solo un ulteriore onere per chi li ospita ma rende anche impossibile il distanziamento sociale date le condizioni di sovraffollamento -che contribuiscono a propagare la diffusione del COVID-19- in cui si ritrovano a vivere.

La speranza è che le infrastrutture, come il centro COVID-19 di Pemba, non si sovraccarichino di pazienti così da poter garantire a tutti le cure adeguate e a turni, ma nel caso in cui giunga un elevano numero di persone, occorrerà trovare altri mezzi far fronte alla pandemia. Questo aspetto è particolarmente importante nella provincia di Cabo Delgado in cui si registra un alto numero di sfollati e una grande concentrazione di popolazione particolarmente esposta al rischio di infezione da COVID-19.

A partire dal 2017, la violenza ricorrente ha afflitto le comunità di Cabo Delgado, ricca di risorse, ma è durante il 2020 che il conflitto ha subito una decisa escalation. Le città che prima non erano state coinvolte dalla violenza e che erano luoghi di rifugio per coloro che fuggivano dalle aree più rurali ora sono diventate anch’esse bersaglio degli attacchi. Alla fine di maggio, la città di Macomia, dove la Croce Rossa lavorava da un anno per ripristinare l’acqua e i servizi sanitari, è stata attaccata, e l’intera popolazione è stata costretta a fuggire verso la boscaglia per dirigersi con imbarcazioni precarie verso il sud. Negli scontri è stato distrutto anche un centro maternità che l’ICRC aveva riparato dopo i danni subiti dal Cyclone Kenneth nel 2019.

 

Per saperne di più, leggi:

http://www.fides.org/it/news/68502-AFRICA_MOZAMBICO_Conflitto_di_Cabo_Delgado_gli_eccessi_dei_militari_rischiano_di_alienare_il_supporto_della_popolazione_locale

https://www.medicisenzafrontiere.it/news-e-storie/news/mozambico-conflitto/  

 

Autore: Andrea Bruno 

Pubblicato in Mozambico - Rassegna Web
Venerdì, 25 Settembre 2020