Una nuova ondata di violenze aggrava la crisi nel nord del Mozambico

bambino vicino ad una costruzione fatiscente bambino vicino ad una costruzione fatiscente Wilhan José Gomes su Pixabay

2 dicembre 2025 -

La recente escalation di violenze a Cabo Delgado ha provocato nuovi massicci sfollamenti, aggravando una crisi umanitaria già critica.

A metà novembre, una nuova ondata di attacchi nella provincia settentrionale di Cabo Delgado ha costretto circa 100.000 persone a lasciare le proprie case, secondo quanto riferito dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR).

Dal 2017 il nord del Mozambico è segnato da un’escalation di violenze da parte di gruppi estremisti affiliati allo Stato Islamico, che hanno provocato lo sfollamento di oltre 1,3 milioni di persone. Negli ultimi mesi, però, la situazione è peggiorata rapidamente, con un aumento degli attacchi contro scuole e chiese. Cabo Delgado, al confine con il Kenya, resta l’epicentro della crisi: da sola rappresenta oltre il 98% dei 151.000 sfollati registrati tra gennaio e settembre 2025. Più di recente, la violenza si è estesa anche alle province limitrofe di Niassa e Nampula, finora risparmiate dal conflitto, raggiungendo perfino quelle famiglie che fino a poco tempo fa ospitavano chi era fuggito dai combattimenti. Questo afflusso improvviso sta mettendo a dura prova le comunità ospitanti, già in difficoltà.

Le persone in fuga hanno trovato riparo in scuole, chiese e altri spazi collettivi, ormai estremamente sovraffollati. La mancanza di illuminazione e di privacy aumenta la vulnerabilità di donne e ragazze, esponendole a maggiori rischi di violenze sessuali e di genere. Anche anziani e persone con disabilità incontrano ostacoli aggiuntivi nell’accesso a servizi essenziali spesso non adeguati alle loro esigenze. Molti bambini, già provati da esperienze traumatiche e dalle fatiche del viaggio, arrivano soli in contesti sconosciuti, diventando così ancora più esposti a sfruttamento e abusi.

Per fornire sostegno immediato, sono stati attivati punti di ascolto dedicati all’assistenza psicologica e al supporto psicosociale delle famiglie sfollate. Tuttavia, le squadre umanitarie sul terreno continuano a faticare nel raggiungere le persone più vulnerabili, riunire i nuclei familiari separati e garantire aiuti essenziali. Il loro lavoro è ulteriormente ostacolato dalle difficoltà operative derivanti dalla sospensione temporanea dei voli umanitari in alcune aree colpite e le pessime condizioni delle strade, che rallentano gli interventi.

Per questo motivo, come sottolinea il Rappresentante dell’UNHCR in Mozambico, Xavier Creach, è fondamentale rafforzare il coordinamento e il dialogo con gli attori della sicurezza, attraverso attività di negoziazione e una gestione efficace delle informazioni, per assicurare un supporto adeguato e interventi tempestivi in grado di salvare vite.

La nuova ondata di violenze sta rendendo sempre più difficile alle operazioni di protezione e assistenza rispondere ai bisogni crescenti. E mentre la necessità di aiuti diventa ogni giorno più urgente, solo circa la metà dei 42,7 milioni di dollari richiesti per il 2025 è stata finora finanziata. Creach, ha rivolto un appello alla comunità internazionale affinché intensifichi con urgenza il sostegno umanitario. Per il 2026 serviranno quasi 40 milioni di dollari per far fronte alle necessità in aumento e prevenire un ulteriore peggioramento della crisi. Allo stesso tempo, sarà essenziale affrontare le cause profonde della violenza, così da garantire una stabilità duratura e permettere alle famiglie sfollate di tornare nelle proprie comunità.



di Francesco Ghibaudo

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