L'Etiopia richiede indagini indipendenti dopo gravi attacchi ai civili

Mercato affollato nel nord Etiopia Mercato affollato nel nord Etiopia Lesly Derksen su Unsplash

Lo scorso giugno 2022 un gruppo armato ha incendiato cinque villaggi ed ucciso centinaia di persone. Oggi viene richiesta l'apertura di un'indagine nella regione di Oromia.

Il 18 giugno 2022 un gruppo armato ha massacrato centinaia di civili Amhara nella regione occidentale di Oromia, in Etiopia. Gli aggressori sono entrati nei villaggi di Tole Kebele, Gutin, Silsaw, Chekorsa e Begene, sparando per otto ore di fila ed uccidendo molte donne e bambini. L’episodio di violenza si è ripetuto il 25 luglio, quando sono state distrutte con il fuoco ben 480 strutture civili e commerciali, saccheggiando il bestiame e le proprietà private. Nonostante le immediate richieste d’aiuto, le forze armate etiopi non hanno fornito supporto in tempo, ritardando il loro intervento di circa due ore dall’accaduto e non garantendo, dunque, un’adeguata protezione. In una conferenza stampa del 30 giugno, un portavoce dell’Ufficio del Primo Ministro ha affermato che sono state contate 392 persone uccise.

I civili non sono stati protetti non solo da un punto di vista militare, ma anche istituzionale. Sono state difatti richieste delle indagini indipendenti, ma non si ha prova di risultati concreti. Per di più, dopo tre mesi dall’accaduto, il governo etiope non ha fatto fronte alle problematiche che ne conseguono, come il fornire un riparo sicuro e adeguato. I sopravvissuti affermano di continuare ad avere paura di ulteriori attacchi, e data la mancata protezione e l’insufficiente aiuto umanitario, molti residenti sono stati costretti a lasciare Oromia. L'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) ha stimato che più di 500.000 sono state sfollate nell'Oromia occidentale a causa del conflitto.

È dal 2019 che le forze governative e il gruppo armato Oromo Liberation Army (OLA) si affrontano nell’Oromia occidentale, procurando gravi danni alle comunità minoritarie della regione. Le autorità etiopi hanno confermato che l’OLA è responsabile del massacro di giugno e di altri attacchi precedenti e successivi a tale data. L’OLA, da canto suo, ha accusato una milizia governativa di aver compiuto gli attacchi e ha richiesto un’indagine indipendente. Anche l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, e il presidente dell'Unione africana, Moussa Faki, hanno avanzato tale, affiancando l’aiuto di investigatori esperti a loro supporto. Laetitia Bader, direttrice del Corno d’Africa presso Human Rights Watch, ha dichiarato: “Questo è solo l’ultimo massacro di questo tipo per il quale il governo etiope deve fare di più per garantire indagini credibili e indipendenti, identificare i responsabili e garantire che un’assistenza adeguata raggiunga tutti i bisognosi”.

 

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di Sofiya Dmytrivna Rinci Zubok

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