Ethiopia: analisi dei conflitti 2019-2020

Il Segretario Generale e  il Presidente dell’Etiopia incontrano le persone vittime del conflitto Il Segretario Generale e il Presidente dell’Etiopia incontrano le persone vittime del conflitto UNECA/Daniel Getachaw

Questa è una sintesi di un report presentato dall’Institute for Security Studies riguardante i conflitti in Etiopia tra il 2019 e il 2020.

Nel dicembre 2021, l'Institute for Security Studies (ISS) ha pubblicato un report sulla situazione di conflitto in Etiopia negli ultimi anni. Più precisamente, l'analisi si concentra sulle cause della violenza che ha devastato l'Etiopia tra il mese di ottobre 2019 e la fine del 2020. L’analisi evidenzia gli effetti di questa situazione instabile sulla popolazione: tensioni razziali, identità nazionali aggressive, élite politiche in competizione tra loro, nonché incapacità dello Stato di reagire. Per quanto riguarda la metodologia utilizzata per sviluppare l'analisi, tra il 2019 e la fine del 2020 è stato condotto del lavoro sul campo, il quale è servito da punto di partenza per la redazione del report. Inoltre, sono state condotte diverse interviste con la popolazione locale per avere un quadro generale della situazione: autorità locali, membri del governo e dei partiti di opposizione, anziani, leader religiosi, membri di gruppi giovanili e vittime di violenza sono stati quindi intervistati.

Per capire come si sono generati i conflitti del 2019-2020, il report fa un'introduzione sulla violenza interetnica e comunitaria che è esplosa nella transizione post-2018 dell'Etiopia. In questo periodo, diverse parti sono state coinvolte nella violenza, ognuna con le sue motivazioni e aspettative - gruppi insorti armati in Benishangul Gumuz e Oromia, e la repressione etnica in Amhara (il gruppo Qimant) e il gruppo Wolayta in SNNPR. Il risultato di queste divergenze è stato un cambiamento di governance istituzionale, che ha portato a violente insurrezioni. La violenza è stata caratterizzata da un forte sentimento etnico, che spiega le ondate di violenza sanguinosa verso gruppi mirati, utilizzando la logica di "in-group e out-group". 

In questo contesto, molti civili sono stati uccisi durante le proteste e, ci sono stati anche molti episodi di vittime aggredite senza un pretesto in diversi comuni. Un esempio di questo tipo si à verificato nel 2019, quando una discussione sulle tariffe dei taxi nella zona di Metekel, nel distretto di Dangul, poi diffusasi in numerose città, si è trasformata in un omicidio di massa che ha preso di mira l'Amhara e l'Agew; le persone parte di questi gruppi etnici sono state attaccate con frecce e proiettili.

Successivamente, gli aggressori hanno assunto un’organizzazione più sistematica dopo luglio 2020. Secondo un funzionario locale, diversi gruppi, tra cui il Gumuz People’s Democratic Movement, il Benishangul People’s Liberation Movement e il Boro-Shinashsa People’s Democratic Party, sarebbero stati i colpevoli gli attacchi. Nel complesso, il governo e i funzionari hanno fallito in ogni tentativo di fermare i conflitti; al contrario, la repressione da parte dello stato è stata un'altra parte del conflitto e una manifestazione di esso. Ad esempio, la dura risposta del governo alle richieste di autonomia dei giovani a Wolayta ha portato a numerosi arresti e vittime civili.

In conclusione, il report delinea alcune raccomandazioni e possibili soluzioni che potrebbero contribuire a migliorare la situazione nel paese. La prima è rivolta al Partito della Prosperità (PP), il partito al potere in Etiopia, che dovrebbe avere una visione più chiara su come governare il paese, sulla base degli eventi passati. In secondo luogo, il governo dovrebbe evitare l'uso eccessivo delle forze armate. In terzo luogo, la società civile e le associazioni professionali possono costituire uno strumento di dialogo tra le parti in conflitto. Infine, la comunità internazionale svolge un ruolo cruciale nella protezione dei civili durante i conflitti e nel sostegno alle operazioni di peacekeeping.

 

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di Alexia Tenneriello

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