Pubblicato il Global Peace Index 2024

Secondo il rapporto, senza uno sforzo comune si rischia un aumento dei conflitti

Questo articolo è una breve presentazione del Global Peace Index (GPI), pubblicato ogni anno dall’Institute for Economics and Peace (IEP). Lo IEP si occupa di sviluppare nuovi quadri concettuali e parametri per definire e misurare la pace, promuovendo una migliore comprensione dei fattori culturali, economici e politici che creano la pace. 

 Il GPI rappresenta il principale indicatore mondiale della pace, offrendo la più completa analisi basata sui dati finora disponibili sulle tendenze della pace, sul suo valore economico e su come sviluppare società pacifiche. L’Indice utilizza 23 indicatori qualitativi e quantitativi provenienti da fonti autorevole e misura lo stato di pace in 163 Stati e territori indipendenti (99,7% della popolazione mondiale) attraverso tre ambiti: il livello di sicurezza e protezione sociale; la portata dei conflitti interni e internazionali in Corso, il grado di militarizzazione.

Dal Rapporto 2024 è emerso che nel mondo sono attivi 56 conflitti, il numero più alto mai registrato dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Principalmente a causa dei conflitti a Gaza e in Ucraina – identificati come esempi di “guerre senza fine”, in cui la violenza prolungata diventa apparentemente infinita senza chiare risoluzioni – il livello medio di pace globale è peggiorato dello 0,56%. Si tratta del dodicesimo peggioramento negli ultimi 16 anni. Su 163 Paesi analizzati, 97 registrano un peggioramento delle condizioni di pace, mentre 65 hanno migliorato la loro situazione. I conflitti, evidenzia il Rapporto, sono sempre più internazionalizzati, con 92 Paesi attualmente impegnati in conflitti oltre i loro confini. È il numero più alto mai registrato da quando l’Indice è stato introdotto nel 2008. L’aumento di conflitti in corso, insieme alla crescente internazionalizzazione e al peggioramento della militarizzazione, indica che la probabilità di un altro grande conflitto è attualmente la più alta mai registrata dall’avvio dell’Indice.

 L’Islanda rimane il Paese più pacifico del mondo, posizione che mantiene dal 2008. Ai vertici dell’Indice stanno Irlanda, Austria, Nuova Zelanda e Singapore. L’Italia occupa il trentatreesimo posto, davanti a Paesi come Regno Unito, Svezia e Grecia. Lo Yemen è il Paese meno pacifico al mondo, seguito da Sudan, Sud Sudan, Afghanistan e Ucraina. Questo è il primo anno in cui lo Yemen è classificato come il Paese meno pacifico al mondo, scendendo di 24 posizioni nella classifica dall’inizio dell’Indice. La “disuguaglianza della pace” continua a crescere. Il divario tra i Paesi più e meno pacifici è oggi più ampio di quanto non sia mai stato negli ultimi 16 anni. L’Europa è la regione più pacifica del mondo e ospita otto dei dieci paesi più pacifici. Il Medio Oriente e del Nord Africa rimangono la regione meno pacifica del mondo.

Il GPI ha anche come obiettivo quello di valutare il valore economico della pace. L’impatto economico globale della violenza è stato di 19,1 mila miliardi di dollari nel 2023, pari al 13,5% del PIL mondiale, o a 2.380 dollari a persona. Si tratta di un aumento dello 0,83% – pari a 158 miliardi di dollari – rispetto all’anno precedente, in gran parte determinato da un aumento del 20% delle perdite di PIL dovute ai conflitti. Per contro, la spesa per il peacebuilding e il peacekeeping è stata di 49,6 miliardi di dollari nel 2023, meno dello 0,6% della spesa militare totale in termini di PPA. I maggiori aumenti dell’impatto economico della violenza sono stati registrati  in Palestina e Israele, dove l’impatto totale è aumentato rispettivamente del 63% e del 40%. Ucraina, Afghanistan e Corea del Nord hanno sostenuto il più alto costo economico relativo della violenza nel 2023, equivalente rispettivamente al 68,6, 53,2 e 41,6 per cento del PIL.

Il Rapporto di quest’anno include anche una valutazione della guerra nel ventunesimo secolo, che sta cambiando a causa di due tendenze chiave: i cambiamenti nella tecnologia militare e la crescente competizione geopolitica. Sebbene la guerra asimmetrica non sia un fenomeno nuovo, la crescente proliferazione di tecnologie come i droni rende molto più facile per i gruppi non statali, così come per gli Stati più piccoli o meno potenti, competere in conflitti con Stati o governi più grandi. Tra il 2018 e il 2023 il numero di Stati che utilizzano i droni è passato da 16 a 40, con un aumento del 150%. Nello stesso periodo, il numero di gruppi non statali che hanno commesso almeno un attacco con i droni è passato da sei a 91, con un aumento di oltre il 1.400%.  

I cambiamenti geopolitici sono indicati come un’ulteriore complicazione nella gestione globale dei conflitti. In primo luogo, negli ultiqmi dieci anni si è assistito a una crescente diffusione del potere, rendendo il mondo sempre più multipolare. Le potenze tradizionali, sono sottoposte a una forte pressione, limitando la loro capacità di gestire efficacemente le tensioni globali. In secondo luogo, il forte aumento del numero totale di conflitti ha portato a distrarre l’attenzione da altri conflitti. L’attenzione per i conflitti a Gaza e in Ucraina ha fatto sì che molti altri conflitti passassero relativamente inosservati, ricevendo così molti meno aiuti del necessario, Repubblica Democratica del Congo e Nagorno-Karabakh. In terzo luogo, è stata posta l’enfasi sulle soluzioni militari, piuttosto che affrontare le rivendicazioni di fondo che alimentano i conflitti. Nel complesso, l’Indice evidenzia che il numero di conflitti che si concludono con un accordo di pace è diminuito significativamente, passando da poco meno del 23% negli anni ‘70 a poco più del 4% nel 2010.

 Il rapporto conclude che la chiave per costruire la pace in tempi di conflitto e incertezza è la “Pace Positiva”, definita come gli atteggiamenti, le istituzioni e le strutture che creano e sostengono società pacifiche. Lo IEP ha sviluppato un approccio specifico (Halo Approach) per individuare i problemi in modo sistemico e contribuire a politiche efficaci per costruire la pace. L’approccio include una serie di 28 elementi in grado di analizzare i sistemi sociali, progettando programmi su misura di costruzione di resilienza della pace.

 

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by Martina Dal Dosso

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