Sicurezza alimentare: piano di aiuti del World Bank

World Bank headquarters, Washington D.C. World Bank headquarters, Washington D.C. © Markus Krisetya via Unsplash

La World Bank attua un piano di aiuti dal valore complessivo di 30 milioni per fronteggiare la crisi alimentare

Il 1° dicembre 2022 l’istituzione internazionale World Bank ha pubblicato l’ultimo aggiornamento in merito all’attuazione del piano di aiuti introdotto dalla stessa organizzazione nel maggio scorso. 

Il rapporto considera il costante aumento del fenomeno inflazionistico in atto dall’inizio del mese di luglio, fortemente aggravato dallo scoppio del conflitto russo-ucraino dello scorso 24 febbraio, e le sue ripercussioni sulla sicurezza alimentare di molti paesi.

Il 18 maggio 2022 l’organizzazione aveva annunciato un piano di aiuti per un valore complessivo di 30 miliardi, da indirizzare ai vari progetti già in corso o introdotti ad hoc. 

L’obiettivo del finanziamento è di fronteggiare la recente crisi inflazionistica e i suoi diversi effetti nei vari paesi interessati dal fenomeno. Il rapporto analizza dunque come ad essere fortemente colpiti dal fenomeno inflazionistico sono stati sia i paesi considerati a basso reddito, l’84,2% di essi, sia i paesi di alto reddito, il 93% totale, di cui un 85.5% è colpito da un aumento dei prezzi particolarmente elevato. 

Tra questi paesi quelli che più stanno accusando l’influenza del rapido aumento dei prezzi si collocano nelle seguenti aree geografiche: Africa, Nord America, America Latina, Sud Asia, Europa e Asia Centrale. 

Per fronteggiare la conseguente crisi alimentare causata dalla rapida diffusione del fenomeno inflazionistico, il piano di aiuti individua quattro principali campi di azione

- Supporto alla produzione e ai produttori: avvio di azioni volte all’eliminazione di possibili ostacoli al commercio di input e al sostegno di politiche e spese pubbliche rivolte ad agricoltori e produzione.

- Politiche di stimolo all’aumento del commercio: impegno per l’eliminazione di restrizioni sull’export per regolare il prezzo degli alimenti e sulle importazioni che potrebbero scoraggiare la produzione di vari prodotti.

- Sostegno alle famiglie vulnerabili: supporto a programmi di protezione sociale sensibili alla nutrizione.

- Investimenti nella sicurezza alimentare e nutrizionale sostenibile: rafforzamento dei sistemi alimentari per evitare forti ripercussioni dei recenti scenari di crisi – conflitti, cambiamento climatico, malattie – attraverso investimenti a lungo termine e a breve tempo per rispondere alle immediate esigenze.

Per meglio sviluppare i quattro punti introdotti dal piano di aiuti, l’organizzazione individua sei distinti progetti di finanziamento da implementare nell’arco di 15 mesi in settori quali l’agricoltura, l’alimentazione e la protezione sociale:

- Progetto da 125 milioni per incoraggiare lo sviluppo del settore agricolo in Giordania, rafforzare la competitività e l’inclusione nel settore e garantire sicurezza alimentare nel medio e lungo periodo.

- Progetto da 300 milioni per potenziare l’accesso al libero mercato in Bolivia e l’adozione di tecniche agricole eco-sostenibili.

- Progetto da 315 milioni per irrobustire il sistema nutrizionale in Chad, Ghana e Sierra Leone e garantirne la resistenza di fronte alla crisi alimentare causata dai conflitti.

- Progetto “Emergenza Sicurezza Alimentare e Supporto alla Resilienza” da 500 milioni per garantire la resilienza di fronte alla crisi alimentare in corso in Egitto e sostenere le riforme in atto per migliorare i sistemi nutrizionali.

- Progetto da 130 milioni per ridurre l’impatto economico della guerra in Ucraina sostenendo l’importazione di grano tutelando i piccoli produttori in Tunisia.

- Progetto da 2.3 miliardi denominato “Sistemi Alimentari Resilienti per l’Africa sud-orientale” per contribuire a incrementare la resilienza dei sistemi alimentari per affrontarne la crescente insicurezza nelle regioni dell’Africa sud-orientale.

Oltre a questi sei distinti progetti di finanziamento, il report si concentra sulle conseguenze della crisi alimentare che ha colpito l’Ucraina a seguito del conflitto in atto. 

Per fronteggiare la crisi, il 22 luglio Ucraina e Russia hanno siglato, per merito della mediazione turca, l’accordo sull’esportazione di grano denominato Black Sea Initiative. L’iniziativa garantisce il passaggio sicuro di decine di milioni di tonnellate di grano attraverso il mar Nero dai porti ucraini di Odessa, Chornomorsk e Yuzhne. Dall’inizio della guerra, lo scorso 24 febbraio, alla firma dell’accordo, le navi cariche di grano erano rimaste bloccate nei porti ucraini. 

Data l’importanza dell’accordo, il 17 novembre le Nazioni Unite hanno annunciato il prolungamento della Black Sea Grain Initiative per 120 giorni -il termine era previsto per il 19 novembre. 

Nonostante l’estensione dell’accordo, l’Ucraina ha più volte richiesto di poter includere i porti della regione meridionale di Mykolaiv, attraverso i quali prima della guerra veniva esportato il 35% del cibo ucraino. La risposta russa alle richieste è sempre stata negativa e continua ad esserlo. 

Sebbene la firma di questo accordo da parte di Russia e Ucraina abbia garantito la ripresa sicura del trasporto del grano - di cui l’Ucraina è tra i principali esportatori al mondo - evitando una grave crisi alimentare, le esportazioni di grano rimangono notevolmente inferiori ai livelli prebellici. 

Inoltre, l’avvio dell’iniziativa ha contribuito ad abbassare i prezzi globali del grano, ma non quello dei prodotti a base di grano come pane e pasta che continua a rimanere elevato.

Secondo l’analisi condotta dal report, le politiche commerciali introdotte dai paesi non coinvolti dal conflitto per limitarne le conseguenze hanno aggravato la crisi alimentare. Infatti, l’introduzione di divieti alle esportazioni di alimenti e limitazioni delle esportazioni nel tentativo di aumentare l’offerta interna e ridurne i prezzi hanno avuto come conseguenza l’eccessiva limitazione del commercio alimentare.

In conclusione, l’aumento dei prezzi del settore alimentare ha diffuso rapidamente la crisi a livello globale, incrementando fenomeni di povertà estrema, insicurezza alimentare e dunque conseguente malnutrizione. 

Il piano di aiuti introdotti dalla World Bank Organization, dal valore complessivo di 30 miliardi di dollari, sta cercando, da un lato, di incoraggiare i governi a prendere iniziative di politica commerciale che possano invertire questa tendenza e, dall’altro, di sostenere le popolazioni dei territori maggiormente colpiti e dunque più a rischio.

 

Rapporto completo in lingua originale: 

https://www.worldbank.org/en/topic/agriculture/brief/food-security-update

By Federica Tognolli



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