Comitato C-34: progressi e ostacoli nella Protezione dei Civili (POC)

Un casco blu simbolo delle operazioni di peacekeeping dell’ONU Un casco blu simbolo delle operazioni di peacekeeping dell’ONU © Serikbaib su iStock by Getty Images

Questo articolo è una breve presentazione del rapporto del Comitato Speciale delle Nazioni Unite per le Operazioni di Peacekeeping (C-34) sulla POC

Il Centro per i Civili nel Conflitto (Center for Civilians in Conflict) si occupa della protezione dei civili. Il Centro nasce infatti come Campagna per le Vittime Innocenti nei Conflitti (CIVIC). Sostiene in particolare le comunità colpite dai conflitti armati per rafforzare le competenze degli attori armati relative alla prevenzione e alla risposta ai civili. Il nuovo rapporto del 2021, redatto dal Comitato Speciale delle Nazioni Unite sulle Operazioni di mantenimento della Pace (C-34), vuole porre l’attenzione sulla protezione dei civili (POC) in termini di progressi, limiti, ostacoli alla prevenzione della violenza sessuale legata ai conflitti (CRSV) e di impatto del Covid-19. 

Il Comitato C-34 è composto dalle forze di pace, polizia e finanziatori. È stato istituito dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1965. In origine, il Comitato era composto da 34 membri, che sono aumentati a più di 100 nel corso degli anni. Il Comitato non ha autorità vincolante sulle decisioni concrete. Tuttavia, può esprimere la propria interpretazione sulle potenzialità del mantenimento della pace. Nonostante alcuni Stati membri non concepiscano il rapporto come veicolo principale per il mantenimento della pace, per altri il documento rappresenta il punto di riferimento che guida lo sviluppo di politiche, le pratiche e l’addestramento per il peacekeeping. 

In questo contesto, il nuovo linguaggio per la POC può avere un impatto positivo su come le operazioni di peacekeeping mettono in atto i mandati. Per quanto riguarda i progressi, il linguaggio avanzato per la protezione dei civili si è sviluppato in molteplici aree come l’allertamento, l’attenuazione dei danni ai civili, l'addestramento dei peacekeeper e il coinvolgimento della comunità. In primo luogo, il Comitato richiama l'attenzione sull'uso di meccanismi per identificare i primi avvertimenti di minacce ai civili e garantire una risposta rapida. Riconosce inoltre la necessità di registrare e analizzare la velocità di risposta delle missioni alle reali minacce. In secondo luogo, il C-34 ribadisce la sua raccomandazione di "attenuare il rischio per i civili prima, durante e dopo qualsiasi operazione militare o di polizia" e incoraggia a sviluppare le competenze necessarie per svolgere questa operazione. In terzo luogo, il Comitato ha potenziato la formazione del personale sulla POC nell’ambito del Comprehensive POC (CPOC) Manual. Infine, il C-34 suggerisce anche di far luce sulle necessità dei civili in termini di analisi e pianificazione relative alla protezione. 

Nonostante i numerosi progressi, limiti e ostacoli al rapporto non vengono risparmiati. Esiste infatti uno squilibrio poiché gli Stati Membri, che dovrebbero impegnarsi nel sostegno delle raccomandazioni, si rivolgono principalmente al Segretariato. Di conseguenza, il numero di richieste al Segretariato è molto più alto delle richieste di intervento degli Stati Membri: nello specifico, esso ha ricevuto da 15 a 21 richieste nel 2021, rispetto alle sole quattro esplicite degli Stati Membri. Tale squilibrio impedisce agli Stati di richiedere delle misure specifiche per uniformare i mandati alle risorse disponibili. Un altro ostacolo che impedisce il progresso del rapporto consiste nel fatto che il Comitato non è disposto al rafforzamento del linguaggio sulla violenza sessuale relativa ai conflitti poiché, non è ancora chiaro quali siano le tipologie di violenza sessuale da perseguire. Questa problematica potrebbe dunque influire sull’Agenda Donne, Pace e Sicurezza, rallentando l’attuazione e i potenziali progressi.  

Nonostante gli aspetti negativi, va ricordato che il Comitato C-34 non ha pubblicato alcun rapporto fino al 2019. Il 2020, tuttavia, rappresenta una svolta poiché ha favorito il Comitato nella definizione di una nuova struttura e di un nuovo contenuto del rapporto, realizzato insieme agli obiettivi dell’Action for Peacekeeping (A4P). In altre parole, nonostante le difficoltà, la pandemia ha senza dubbio agevolato le riunioni rendendole virtuali, facilitando così il raggiungimento di un accordo sulla stesura del rapporto finale. In questo senso, la delegazione ha mostrato impegno per l'unità nella politica volta al mantenimento della pace e al miglioramento della protezione dei civili. 



Per saperne di più:

https://civiliansinconflict.org/blog/2021-c34-report/ 

https://civiliansinconflict.org/approach/ 

 

Autore: Valentina Di Carlantonio

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