Gaza, presunti crimini di guerra perpetrati lo scorso maggio

Un uomo sventola la bandiera palestinese Un uomo sventola la bandiera palestinese © Photo by Ahmed Abu Hameeda on Unsplash

Questo articolo è una breve presentazione del rapporto di Human Rights Watch sui presunti crimini di guerra avvenuti a Gaza

L’organizzazione non governativa Human Rights Watch (HRW) ha condotto un’inchiesta sugli scontri armati tra israeliani e palestinesi avvenuti a Gaza lo scorso maggio. Il processo investigativo è consistito in un’estensiva ricerca sul campo, comprendente interviste a testimoni, ispezioni dei siti degli attacchi e dei resti delle munizioni ed una dettagliata analisi di immagini satellitari, video e fotografie. Secondo quanto riscontrato da HRW, i combattenti di entrambe le fazioni hanno commesso atti che potrebbero ammontare a crimini di guerra previsti dallo Statuto di Roma, evidenziando quanto sia importante che la Corte Penale Internazionale avvii un’inchiesta sulle atrocità commesse durante quei giorni di intensa violenza. Secondo alcune fonti delle Nazioni Unite, gli scontri dello scorso maggio sono costati la vita a 260 palestinesi -compresi 129 civili- e a 12 Israeliani. Oltre a questo sconcertante numero di decessi, migliaia di persone sono rimaste ferite in seguito alle ostilità. Tra le vittime del conflitto, diverse centinaia erano donne e bambini.

In questo scenario, Human Rights Watch ha fatto luce sulle gravi violazioni del Diritto Internazionale Umanitario (DIU) presumibilmente perpetrate da entrambe le parti belligeranti. Nello specifico, le investigazioni si sono focalizzate su tre attacchi delle milizie israeliane, culminati nella morte di 62 civili Palestinesi. Secondo l’ONG, le aree colpite dalle offensive non avevano alcun obiettivo militare nelle vicinanze, sottolineando come i combattenti israeliani abbiano infranto i principi basilari di distinzione e proporzionalità. Allo stesso modo, i gruppi armati palestinesi hanno sferrato numerosi attacchi indiscriminati contro i civili, avendo lanciato migliaia di missili e mortai incontrollati contro centri popolati israeliani. 

Deve comunque essere chiarito che le autorità israeliane non riconoscono la veridicità di tali accuse. Infatti, il 13 luglio scorso il Portavoce delle Forze di Difesa di Israele ha dichiarato che, mentre le milizie israeliane colpiscono usualmente soltanto obiettivi militari, risulta a volte impossibile distinguere adeguatamente i combattenti avversari dai civili. Cionondimeno, il Portavoce ha aggiunto che nemmeno in questi casi vi è stata alcuna infrazione del DIU, dal momento che i vantaggi militari scaturenti dall’attacco erano proporzionali ai danni collaterali che avrebbero potuto potenzialmente colpire i civili e i loro oggetti. Ad ogni modo, nonostante tale asserzione di innocenza, il 26 luglio le autorità israeliane hanno respinto la richiesta di Human Rights Watch di condurre ulteriori investigazioni circa i presunti crimini di guerra e violazioni dei diritti umani avvenuti sul territorio di Gaza.

Per queste ragioni, risulta necessario che la Corte Penale Internazionale apra un’inchiesta ufficiale. Tale eventualità risulta oggi ben più realistica che nel passato, dal momento che la Camera Preliminare I ha finalmente stabilito che la giurisdizione della Corte è estesa ai territori occupati dal Israele sin dal 1967. Un immediato ed adeguato intervento della Corte Penale Internazionale in relazione ai combattimenti di maggio mostrerebbe all’intera comunità internazionale come l’apparato giudiziario possa effettivamente fornire una risposta al ciclo di violenza che ha tormentato Gaza negli ultimi decenni.

 

Fonti

https://www.hrw.org/news/2021/07/27/gaza-apparent-war-crimes-during-may-fighting

 

Autore: Gianpaolo Mascaro; Editore: Jasmina Saric

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