La responsabilità ambientale nelle aree di conflitto

Esplosione nei pressi del mare Esplosione nei pressi del mare © Photo by Unknown on Pixabay

Questo articolo è una breve presentazione del rapporto del Conflict and Environment Observatory sui danni ambientali nelle aree di conflitto. 

Considerato l’impatto ambientale disastroso che le attività delle imprese provoca, specialmente nelle aree di conflitto, ad esempio attraverso lo sfruttamento insostenibile delle risorse naturali, è necessario approfondire la responsabilità ambientale di stati e imprese. È per questo motivo che, il Conflict and Environment Observatory (CEOBS), un'organizzazione benefica del Regno Unito che lavora sulle conseguenze ambientali e umanitarie dei conflitti armati e delle attività militari e che promuove il disarmo umanitario, ha pubblicato il rapporto: "Rafforzare la responsabilità ambientale delle imprese in contesti di conflitto". Il rapporto mira a riconcettualizzare la protezione ambientale durante e dopo i conflitti e a chiarire gli obblighi degli stati e delle imprese derivanti dal diritto internazionale umanitario (IHL), dal Diritto Internazionale dei Diritti Umani (IHRL) e il Diritto Penale (ICL).

Poiché in molte aree la sicurezza ambientale delle comunità locali è già compromessa dal cambiamento climatico, le attività delle imprese possono peggiorare la già precaria sicurezza ambientale. Di conseguenza, c’è un urgente bisogno di prendere delle misure per mitigare i danni prodotti dalle imprese, soprattutto nelle zone colpite da conflitti; per questo motivo, il rapporto punta a migliorare la comprensione della condotta ambientale che gli Stati e le imprese dovrebbero avere in queste aree, così come a chiarire gli obblighi di questi attori durante la fase di transizione dopo un conflitto. Prima di tutto, il concetto di “sicurezza ambientale” prende in considerazione l'ambiente sia come un oggetto che necessita di protezione sia come una causa di instabilità. Ad esempio, le aree di conflitto spesso coincidono con gli hotspot di biodiversità: delle ricerche dimostrano che oltre il 90% dei principali conflitti armati avvenuti tra il 1950 e il 2000 con più di 1.000 vittime si è verificato in paesi che contengono hotspot di biodiversità. Inoltre, il Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (UNEP) ha definito la nozione di “sicurezza ambientale” come legata al ruolo che le risorse naturali possono giocare sia nell'avvio di un conflitto che nei processi di costruzione della pace. Negli ultimi anni, è anche emerso il concetto di Environmental Rule of Law, come fondamento legale per raggiungere la giustizia ambientale considerando gli stati e le entità private responsabili dinanzi alle leggi in linea con gli standard internazionali sui diritti umani e sulla protezione ambientale.

I danni ambientali hanno un impatto soprattutto sulle Aree Fragili e Colpite dai Conflitti (FCAS), infatti le guerre possono avere vari legami con l'ambiente: dei conflitti possono scoppiare a causa della distribuzione ineguale delle risorse naturali oppure i conflitti possono causare degrado ambientale. A questo si aggiunge l'effetto del coinvolgimento delle imprese in attività dannose per l'ambiente durante i conflitti, che è duplice: può causare danni all'ambiente e può anche prolungare il conflitto. Di conseguenza, ci sono regolamenti e obblighi sia per le entità private che per quelle pubbliche. In particolare, dal momento che gli stati rimangono gli attori principali nei contesti di conflitto, questi hanno degli obblighi sulla responsabilità ambientale delle imprese sia secondo il Diritto Internazionale Umanitario che secondo il Diritto Internazionale dei Diritti Umani e il Diritto Penale Internazionale. Il diritto internazionale umanitario regola la condotta delle ostilità per limitare gli effetti dei conflitti armati, anche in relazione all’ambiente, ad esempio stabilendo il divieto di saccheggio. L'IHRL sottolinea il legame tra il godimento dei diritti umani e il degrado ambientale, poiché il diritto a un ambiente sano fa parte del diritto alla vita. L'ICL include tra i "crimini di guerra" anche i danni gravi e a lungo termine all'ambiente. Inoltre, ci sono strumenti di soft law che regolano la condotta delle imprese in materia di protezione ambientale in contesti di conflitto. Tra questi ci sono i Principi Guida delle Nazioni Unite su Affari e Diritti Umani (UNGPs) che includono i danni ambientali nelle violazioni dei diritti umani e sottolineano il dovere degli stati di proteggere l'ambiente, assicurando che le imprese situate nei loro territori e nelle zone di conflitto non siano coinvolte in abusi. Inoltre, anche le imprese sono obbligate a rispettare le norme del diritto internazionale umanitario e, se le loro attività provocano danni, queste hanno l'obbligo di porre rimedio. In aggiunta, la Commissione di Diritto Internazionale delle Nazioni Unite ha adottato una bozza di 28 principi sulla protezione dell'ambiente in relazione ai conflitti armati che includono l'obbligo di protezione da parte delle imprese. Infine, l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) ha pubblicato delle linee guida per le multinazionali che contengono obblighi e raccomandazioni su questioni di diritti umani e problemi ambientali, esortando le imprese a produrre con un basso impatto ambientale e a fornire rimedi efficaci in caso di violazione dei diritti umani. 

In conclusione,rapporto propone alcune raccomandazioni politiche per gli stati e le imprese. Gli enti pubblici dovrebbero impegnarsi a proteggere l'ambiente nei FCAS dai danni causati da attori statali e non statali; dovrebbero applicare regolamenti specifici sulla supervisione delle attività aziendali che potrebbero provocare danni ambientali in contesti di conflitto e transizione e adottare un "Piano d'azione nazionale su imprese, diritti umani e ambiente". Inoltre, le vittime di danni ambientali dovrebbero avere un accesso facilitato alla giustizia ed ottenere rimedi efficaci. Dall'altro lato, le imprese dovrebbero rivedere le implicazioni ambientali delle loro attività nei FCAS e adottare politiche che rispettino i Principi Guida delle Nazioni Unite, insieme al miglioramento delle loro prestazioni ambientali e alla garanzia di rimedi adeguati per i danni ambientali. 

 

Per saperne di più: 

https://ceobs.org/wp-content/uploads/2021/02/CEOBS-Enhancing_corp_resp_areas_affected_conflicts.pdf

https://www.ohchr.org/documents/publications/guidingprinciplesbusinesshr_en.pdf

https://www.oecd.org/corporate/mne/

 

Autore: Eleonora Gonnelli; Editor: Benedetta Spizzichino

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