Salvaguardare l'istruzione nei conflitti armati

Bambini in una scuola a Lagos in Nigeria Bambini in una scuola a Lagos in Nigeria © Photo by Doug Linstedt on Unsplash

Questo articolo è una breve presentazione del rapporto “A decade of safeguarding education in armed conflict”

Gli attacchi contro l’istruzione comprendono qualsiasi tipo di minaccia o uso della forza, per svariati motivi, da quelli di matrice politica a quelli di origine religiosa, ideologica o etnica, rivolti contro studenti, insegnanti e istituzioni scolastiche. Le conseguenze di questi attentati, oltre a quelle più immediate come la distruzione delle strutture e la morte di insegnanti e studenti, possono a lungo termine impedire il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo a causa della riduzione dei livelli di istruzione nazionali. La Global Coalition to Protect Education from Attack (GCPEA) è impegnata dal 2010 nella protezione di studenti, insegnanti e istituzioni scolastiche durante i conflitti armati. Il rapporto della GCPEA qui analizzato si pone come obiettivo quello di mettere in luce i traguardi raggiunti fino ad ora e i passi in avanti ancora da fare per poter garantire un futuro in cui l’istruzione possa essere tutelata anche durante i conflitti. 

Secondo il GCPEA, sarebbero stati 11.000 gli attacchi all’istruzione avvenuti tra il 2015 e il 2019, i quali hanno danneggiato complessivamente, tra studenti e personale educativo, circa 22.000 persone. Questo tipo di attentati comprende bombardamenti delle scuole, il rapimento e reclutamento degli studenti da parte delle forze armate, abusi sessuali contro insegnanti e studenti e lo sfruttamento dei luoghi di istruzione per scopi militari. Sempre tra il 2015 e il 2019 il GCPEA ha stimato che più di 7.300 incidenti sono stati attacchi diretti contro le scuole. La Repubblica Democratica del Congo (DCR) e lo Yemen vengono definiti come i territori maggiormente soggetti a questo tipo di violenze, con un totale di 1.500 incidenti avvenuti tra il 2015 e il 2019, secondo quanto riportato dalla GCPEA.

Negli ultimi dieci anni sono stati fatti dei passi in avanti: un primo esempio è rappresentato dalla “Safe Schools Declaration”, un accordo intergovernativo promosso dai governi di Argentina e Norvegia nel 2015, attraverso il quale gli Stati parte si impegnano a garantire protezione e continuità all’istruzione durante i conflitti armati. La Dichiarazione prevede inoltre, un impegno degli Stati nel fornire assistenza alle vittime di potenziali attacchi all’istruzione e nel perseguire i responsabili di tali crimini. Nel maggio 2020 ammontava a 104 il numero degli Stati sostenitori della “Safe Schools Declaration”. Inoltre, il GCPEA ha riscontrato che in quei Paesi in cui è stata adottata la Dichiarazione nel 2015 c’è stata una riduzione dei casi di attentati contro le scuole da 160 nel 2015 a 60 nel 2018. Un ulteriore passo in avanti verso un’educazione più sicura è rappresentato delle nuove “Guidelines for Protecting Schools and Universities from Military Use during Armed Conflict” realizzate dalla comunità internazionale per proteggere le strutture educative durante i conflitti. Queste ultime hanno prodotto importanti risultati, infatti, tra il 2015 e il 2018 si è ridotto il numero complessivo di incidenti in cui istituzioni scolastiche sono state utilizzate per fini militari. Inoltre, più di una dozzina di paesi ha modificato le proprie politiche nazionali adeguandole alle linee guida promosse dalla comunità internazionale, la quale si è successivamente impegnata nell’assicurare una maggiore responsabilità degli autori di crimini contro l’educazione. La Corte Penale Internazionale (ICC), insieme a meccanismi investigativi indipendenti e i singoli Stati, ha iniziato a considerare maggiormente gli attacchi contro l’istruzione e ad adottare misure per non lasciare impuniti i responsabili. Inoltre, il GCPEA ha contribuito ad evidenziare la necessità di un approccio di genere per affrontare gli attentati contro l’istruzione. Infatti, le donne risultano essere maggiormente esposte a questo tipo di attacchi in almeno 21 dei 37 paesi analizzati nel rapporto GCPEA. Le violenze conseguenti gli attentati si manifestano generalmente in abusi sessuali e nella repressione dell’accesso all’istruzione di donne e ragazze dando la priorità all’istruzione degli uomini. Inoltre, il reclutamento da parte dei gruppi armati, i matrimoni forzati e i rapimenti hanno aggiunto un ulteriore impedimento al completamento dell’istruzione da parte delle ragazze. 

La consapevolezza dell’importanza di proteggere ed assicurare la continuità dell’istruzione anche durante i conflitti, si sta consolidando sia a livello internazionale che nazionale. Tuttavia, sulla base di quanto riportato dal GCPEA, è ancora molto il lavoro da fare per trasformare questa consapevolezza in una realtà concreta. Alla luce di ciò, nel rapporto qui esposto viene sottolineata la necessità di garantire un maggiore impegno nell’implementazione e nell’applicazione universale della “Safe Schools Declaration”; risulta necessario, inoltre, adottare nuovi standard internazionali per limitare l’uso delle strutture educative per scopi militari; infine, la GCPEA sottolinea l’importanza di adottare nuovi programmi e politiche, sostenuti da maggiori finanziamenti, che si adoperino per prevenire e rispondere agli attacchi all’istruzione. 

 

Per saperne di più:

https://9ehb82bl65d34vylp1jrlfy5-wpengine.netdna-ssl.com/wp-content/uploads/GCPEAs-tenth-anniversary-brochure.pdf

https://9ehb82bl65d34vylp1jrlfy5-wpengine.netdna-ssl.com/wp-content/uploads/eua_2020_executivesummary.pdf

 

Autore: Francesca Mencuccini; Editor: Carla Leonetti

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