Una panoramica globale sull'evoluzione dei conflitti dal 1989

Fumo nero proveniente dal fuoco Fumo nero proveniente dal fuoco © Photo by Pixabay on Pexels

Questo articolo è una breve presentazione del documento del PRIO che mostra una panoramica globale delle evoluzioni dei conflitti

Il documento del Peace Research Institute di Oslo (PRIO), scritto da Julia Palik, Siri Aas Rustad e Fredrik Methi, fornisce una panoramica dei vari aspetti che caratterizzando l’evoluzione dei conflitti su scala globale, dal 1989. Il documento fornisce principalmente informazioni sul livello di violenza e include dati e analisi sulla ricorrenza di conflitti, cessate il fuoco e accordi di pace. I dati utilizzati nel documento provengono dall'Uppsala Conflict Data Program (UCDP), PRIO e ETH Zurigo. Questa panoramica è accompagnata da tre documenti su Africa, Asia e Medio Oriente.

Secondo il documento del PRIO, il "conflitto basato sullo Stato" è definito come un'incompatibilità contestata sul governo e / o sul territorio, dove almeno una delle parti è uno Stato, e l'uso della forza armata provoca almeno 25 morti in battaglia entro un anno solare. Il 2019 ha registrato 54 conflitti statali a livello globale. Due conflitti con elevato indice di mortalità sono quelli verificatesi in Afghanistan e Siria. Nonostante il fatto che nel 2019 lo Stato Islamico (ISIS) sia stato presumibilmente sconfitto in Siria, il numero degli scontri provocati dall’ISIS è aumentato da 12 nel 2018 a 16 nel 2019. Secondo il documento, i conflitti basati sullo Stato sono concentrati in una serie di conflitti hotspot che ruotano intorno a Siria, Iraq e Yemen in Medio Oriente; al confine tra Mali e Burkina Faso; RDC orientale e Somalia, nonché Afghanistan e Filippine in Asia. A livello globale, i conflitti di Stato sono tra le forme più comuni di conflitto insieme alle guerre civili.

Secondo le tendenze globali del conflitto statale tra il 1946 e il 2019, la forma predominante a livello globale è un conflitto di natura civile, il cui numero è aumentato in particolare dagli anni '70. Per quanto riguarda le morti legate agli scontri, l'Afghanistan ha registrato il numero più alto, che è passato da 25.679 a quasi 30.000 tra il 2018 e il 2019. Sebbene la Siria sia stato il secondo conflitto per indice di mortalità nel 2019, le morti sono diminuite da 11.824 a 7.304. Il terzo posto è rappresentato dallo Yemen che ha raggiunto i 4.515 decessi in battaglia.

La tendenza alla ricorrenza del conflitto può essere vista sotto due aspetti, a livello diadico e a livello di conflitto. A livello diadico, l'Africa ha registrato il maggior numero di conflitti non ricorrenti (127), seguita da Asia (55), Europa (31), Medio Oriente (25) e Americhe (19). I conflitti di natura ricorrente invece, si sono ripetuti per quattro o più volte su 14 casi in Asia, seguita da Africa (9), Medio Oriente (5), Europa e America (1). Ad esempio, il conflitto in Myanmar tra il governo e l'All Burma Students Democratic Front (ABSDF), iniziato nel 1990, si è ripresentato sia nel 1994 che nel 1999. In termini di numero di conflitti, l'Africa ha registrato il maggior numero di quelli non ricorrenti (30), ma ha anche registrato il maggior numero di quelli ricorrenti insieme all'Asia, vale a dire 12. L'Asia ha dunque occupato il secondo posto per numero di conflitti sia ricorrenti che non (19), seguita dal Medio Oriente e Americhe (15), ed Europa (11). L'Africa in assoluto ha registrato il più alto numero di conflitti ricorrenti per due volte, mentre l'Asia ha registrato il maggior numero di conflitti ricorrenti per tre volte.

Dal 2010, secondo quanto riferito, il numero di cessate il fuoco è notevolmente aumentato. La maggior parte dei cessate il fuoco tra il 1989 e il 2018 si è conclusa in Asia, seguita da Africa, Medio Oriente, Europa e America. Il numero di accordi di pace tra il 2015 e il 2018 è diminuito, mentre è aumentato il numero di conflitti. I cessate il fuoco sono di diversi tipi, vale a dire umanitari, processi di pace, festività, elezioni o altri scopi correlati. Il numero di cessate il fuoco ha raggiunto il suo picco nel 1993 quando sono stati registrati 132 cessate il fuoco, 96 dei quali legati al processo di pace durante le guerre jugoslave in Croazia e Bosnia-Erzegovina. Nel frattempo, in relazione all'accordo di pace, il 18,4% di tutti i conflitti interni allo Stato (27 su 147) si è concluso con un accordo di pace.

Nel 2019, ci sono stati un totale di 67 conflitti di natura non statale nel mondo. Si tratta di una leggera diminuzione rispetto al 2017 e al 2018, con una diminuzione da 85 a 80 conflitti. L'Africa e il Medio Oriente sono entrambi caratterizzati da elevati livelli di conflitto, con quasi 19.600 persone uccise nel 2019. Sebbene sia in diminuzione rispetto al 2018, questo numero è ancora tra i primi tre più alti dal 1989. Il principale aumento dei decessi causati da scontri armati è legato ai gruppi organizzati. Secondo la percentuale di morti nei conflitti tra il 2018 e il 2019, il conflitto in America Latina è stato il più violento, sebbene il numero degli scontri fosse inferiore a quello in Africa e in Medio Oriente.

Rispetto alla metà degli anni 2000, il tasso di violenza unilaterale è rimasto basso. Secondo la ricerca, la violenza in Africa è la più elevata, seguita da Asia e Medio Oriente. Nonostante analizzarne l’evoluzione dal numero di decessi risulti difficile, sembra che il numero totale di morti esaminato ogni anno sia spesso compreso tra 4.000 e 8.000 persone. Eppure, sono stati registrati picchi occasionali legati a particolari gruppi, eventi o situazioni geopolitiche, come la pulizia etnica a Srebrenica in Bosnia-Erzegovina nel 1995, l'Afghanistan sotto il dominio dei talebani nel 1998, vari attori non statali nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) nel 2002 e l'ISIS in 2014 e 2015.

In conclusione, conoscendo le tendenze evolutive dei conflitti è possibile valutare l’andamento del quadro globale e fornire indicazioni sul futuro. Inoltre, ciò permette di applicare miglioramenti agli stessi meccanismi di ricerca sui modelli di conflitto e di comprendere le loro implicazioni politiche, la cui analisi rappresenta un elemento fondamentale per assicurare una pace a lungo termine e il raggiungimento dell’Obbiettivo di Sviluppo Sostenibile (SDG) 16 – inteso come società pacifiche e inclusive e la riduzione in modo significativo di tutte le forme di violenza.

 

Per saperne di più:

https://reliefweb.int/report/world/conflict-trends-global-overview-1946-2019

 

Autore: Mery Ana Farida; Editor: Aleksandra Krol; Traduzione: Sara Mariani

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