L’impatto delle armi esplosive sui bambini in Turchia

Un bambino curdo cerca di recuperare i propri averi dalla casa distrutta a Cizre Un bambino curdo cerca di recuperare i propri averi dalla casa distrutta a Cizre © DW/M. Bayram

Questo articolo è una breve presentazione del rapporto di Action on Armed Violence (AOAV) sull'impatto delle armi esplosive sui bambini in Turchia

Il rapporto AOAV, pubblicato nell'ottobre 2020, rivela gli effetti devastanti delle armi esplosive sui bambini in Turchia; allo stesso tempo, evidenzia come la mancanza di ricerche qualitative e quantitative ostacoli una reale comprensione del fenomeno all'interno della regione.

La Turchia è in guerra dal 1984, quando il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK) - un gruppo armato di opposizione che lotta per l'autodeterminazione - e le forze governative sono entrate per la prima volta in conflitto tra loro. Secondo l’Organizzazione Non Governativa (ONG) Minority Rights, i curdi sono la più grande minoranza etnica e linguistica della Turchia e rappresentano circa il 18% della popolazione turca. La guerra, insieme alla politica di distruzione dei villaggi curdi attuata dal governo turco, ha costretto più di un milione di curdi ad abbandonare le regioni rurali orientali e sudorientali del Paese dove erano insediati. L'Internal Displacement Monitoring Centre (IDMC) contava 953.700 sfollati interni curdi nel dicembre 2014. 

Il 20 luglio 2015 si è assistito a una recrudescenza della violenza nelle regioni curde del Paese, a causa di un attentato dinamitardo suicida, orchestrato dal governo turco, nel distretto di Suruç. Il monitor sulla violenza esplosiva dell'AOAV ha registrato 5.264 morti e feriti a causa della violenza esplosiva tra il 2011 e il 2019 in Turchia - il 67% di questi erano civili. 

La Human Rights Foundation in Turchia (HRFT) ha riferito che, in seguito alla diffusa escalation di violenza nel Paese - e in particolare nelle aree al confine con la Siria - "centinaia di migliaia di giovani potrebbero essere stati esposti a incidenti diretti o indiretti legati a conflitti, come combattimenti, lesioni fisiche, morte o lesioni di membri della famiglia, parenti o persone importanti, separazione da membri della famiglia, parenti o amici, o cambiamenti di residenza o di scuola". Infatti, secondo i rapporti dell'HRFT, dei 321 civili uccisi tra il 2015 e il 2016, 79 erano bambini di età compresa tra 0 mesi e 18 anni. Inoltre, i dati riportano che durante gli scontri avvenuti tra agosto 2015 e agosto 2016, i bambini sono stati vittime di gravi violazioni dei diritti umani, in particolare: sono stati presi di mira dai cecchini; sono stati colpiti dalle forze di sicurezza; non hanno avuto accesso alle cure dopo essere stati feriti da armi da fuoco e né per trattare malattie ordinarie.

L'esplosione di ‘conflict waste’ costituisce un’ulteriore causa di lesione e di morte per i bambini in Turchia: L'HRFT riporta la morte del tredicenne Firat Simpil e di Mevlüde, una bambina di 4 anni. AOAV riferisce che l'88% dei morti e dei feriti tra i civili tra il 2011 e il 2019 è stato causato da ordigni esplosivi improvvisati. La guerra ha anche ostacolato l'accesso dei bambini all'istruzione, a causa della distruzione delle infrastrutture, impedendo a 325.000 bambini di andare a scuola (Educator for Peace Initiative). Inoltre, i bambini curdi rischiano di essere imprigionati e perseguiti dal governo turco. 

Le conseguenze psicologiche del conflitto hanno un impatto enorme sui bambini che spesso sperimentano problemi di adattamento, di linguaggio e comunicazione, di benessere psicologico, come dimostrano i risultati di un rapporto della Basak Culture and Art Foundation del 2004. Il ritardo nello sviluppo dei rifugiati curdi e siriani che consegue a tutto ciò non è però comprovato da un'adeguata ricerca sullo stato mentale e fisico dei bambini nelle zone curde della Siria al confine con la Turchia. 

I più recenti attacchi transfrontalieri effettuati dalla Turchia hanno determinato lo sfollamento di circa 180.000 persone nel nord-est della Siria, di cui 70.000 sono bambini, che, secondo un rapporto dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), "necessitano di primo soccorso e sostegno psicosociale, dopo aver assistito a esplosioni e bombardamenti e aver vissuto nella paura dei combattimenti". Il fatto che le autorità turche ancora oggi rifiutino di indagare sulle morti dei civili e continuino a imporre la chiusura dei media e di internet rende molto difficile per gli esperti ottenere una chiara comprensione dell'impatto del conflitto turco-curdo. In particolare, sono necessarie ulteriori ricerche per comprendere l'impatto dell'emigrazione forzata sulla salute e lo sviluppo dei bambini. 

 

Per saperne di più:

https://aoav.org.uk/2020/the-impact-of-explosive-weapons-on-children-in-turkey/ 

https://minorityrights.org/minorities/kurds-2/ 

 

Autore: Laura De Pascale

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