ONU: assenza di responsabilità nelle azioni di protezione dei civili

Peacekeepers del Senegal in servizio con la missione delle Nazioni Unite in Mali, 4 luglio 2019 Peacekeepers del Senegal in servizio con la missione delle Nazioni Unite in Mali, 4 luglio 2019 © UN Photo/Gema Cortes

L'articolo è una sintesi del rapporto dell'IPI sul sistema di responsabilità dell'ONU per la protezione dei civili nelle operazioni di peacekeeping. 

Le missioni di pace dell'ONU sostengono gli Stati nella transizione dallo stato di guerra a quello di pace, garantendo la protezione dei civili dalla minaccia di violenza fisica. La protezione dei civili si basa su un quadro politico e normativo ben definito e la sua messa in pratica è incentrata su diversi approcci innovativi, tra cui un atteggiamento proattivo da parte delle forze di pace. Tuttavia, negli ultimi due decenni, non tutte le operazioni dell'ONU hanno avuto successo né sono state corrette. Infatti, in molte occasioni, le forze di peacekeeping non sono riuscite a proteggere i civili, evitando di rispondendo alle minacce nonostante fossero a conoscenza dei rischi. In particolare, anche se le forze dell'ONU erano consapevoli della possibilità di essere sotto attacco imminente o si trovavano in prossimità di zone in cui sono stati commessi abusi, la protezione dei civili è venuta meno. In molte indagini e rapporti su questi incidenti sono state sottolineate carenze nelle prestazioni e la conseguente necessità di una maggiore responsabilità (accountability). Tuttavia, nonostante queste osservazioni, la responsabilità delle forze di pace coinvolte nelle missioni di protezione dei civili è ancora limitata. 

Il rapporto "The Accountability System for the Protection of Civilians in UN Peacekeeping" dell'International Peace Institute (IPI) affronta questa lacuna del sistema dell’ONU affermando come le misure di responsabilità esistenti all'interno delle Nazioni Unite debbano essere applicate alle operazioni di peacekeeping per la protezione dei civili, poiché è urgentemente necessaria una transizione a favore della responsabilità.

Prima di tutto, il rapporto sottolinea come, secondo il senso comune, solo gli individui e gli Stati dovrebbero essere ritenuti responsabili dalle Nazioni Unite ma non il contrario. Tuttavia, i noti fallimenti dell'organizzazione, tra cui la mancanza di reazione di fronte a casi di genocidio, i crimini contro l'umanità, la violenza contro i civili e gli scandali legati agli abusi sessuali da parte delle forze di pace, hanno portato a considerare l'ONU responsabile di cattiva condotta e negligenza. Di conseguenza, il rapporto definisce la responsabilità per le missioni per la protezione dei civili come "l'obbligo dell'Organizzazione e dei suoi membri del personale di rispondere del raggiungimento di risultati specifici che sono stati determinati attraverso una chiara e trasparente attribuzione di responsabilità, in base alla disponibilità di risorse e ai vincoli posti da fattori esterni". Pertanto, nel documento, la responsabilità viene considerata sia una virtù che un meccanismo, poiché si basa su strutture specifiche che consentono agli agenti di rendere conto e di riferire sulle loro azioni. Quattro sono le dimensioni principali della responsabilità: (1) stabilire ruoli e responsabilità chiare attraverso la guida e la formazione di tutti gli attori; (2) la necessità di mezzi appropriati, comprese le risorse umane e materiali così come le norme, i regolamenti e le procedure per le missioni; (3) stabilire solidi meccanismi di monitoraggio interno alle Nazioni Unite e strumenti di supervisione per monitorare le prestazioni; a cui dovrebbero essere associate (4) misure correttive concrete, sanzioni e incentivi per i risultati. 

Tuttavia, la responsabilità riguardante le missioni di protezione dei civili è complessa in quanto le operazioni di peacekeeping hanno un sistema frammentato basato su una pluralità di enti e meccanismi che assicurano la responsabilità, piuttosto che una struttura unificata di controllo e supervisione, pertanto, molte sono le sfide da affrontare per metterla in pratica. In particolare, è difficile attribuire la responsabilità a uno specifico attore a causa dell'approccio multidimensionale dell'ONU nelle missioni di protezione dei civili, inoltre, raramente vengono applicate sanzioni e la trasparenza è spesso limitata a causa delle influenze politiche e istituzionali che alterano i  risultati delle missioni di peacekeeping. Di conseguenza, oltre a strumenti e meccanismi efficaci, un sistema di responsabilità per le operazioni di peacekeeping per la protezione dei civili necessita di una cultura della responsabilità. Pertanto, la difficoltà dipende dal cambiamento di mentalità di tutte le parti interessate, che dovrebbe rendere gli attori orgogliosi del loro dovere di proteggere i civili. Infatti, tutte le forze di pace dovrebbero condividere le responsabilità ed essere ritenute responsabili. 

A tal fine, il report offre alcune raccomandazioni per migliorare le strutture di responsabilità delle Nazioni Unite che mancano sia di trasparenza che di coerenza. In primo luogo, l'ONU dovrebbe stabilire una struttura più coesa, collegando tutti gli strumenti esistenti, permettendo una trasmissione più fluida delle informazioni e chiarendo, al tempo stesso, i ruoli e le responsabilità dei team coinvolti nella protezione dei civili. In secondo luogo, si dovrebbero rafforzare l’autonomia e la trasparenza degli strumenti di responsabilità, utilizzando squadre investigative più indipendenti e rafforzando il ruolo dell’Ufficio per il Partenariato Strategico per il Peacekeeping. Infine, dovrebbero essere applicate sanzioni in caso di risultati insoddisfacenti e le raccomandazioni formulate nelle indagini dovrebbero essere messe in pratica. Insieme a ciò, dovrebbero essere istituiti incentivi e ricompense al fine di far emergere un senso di orgoglio per la protezione delle popolazioni locali. 



Per saperne di più:

https://www.ipinst.org/wp-content/uploads/2020/12/POC-Accountability-System-Final.pdf

https://reliefweb.int/report/world/accountability-system-protection-civilians-un-peacekeeping

https://theglobalobservatory.org/2019/09/twenty-years-on-time-for-accountability-system-protection-civilians/

 

Autore: Eleonora Gonnelli; Editor: Benedetta Spizzichino

 

 

 

 

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