Sei azioni per rendere effettiva la protezione dei bambini in Afghanistan

Un ragazzo si arrampica su di una roccia a Kabul Un ragazzo si arrampica su di una roccia a Kabul © Daniel Berehulak/Getty Images

Questo articolo è una breve presentazione del rapporto “Protecting Children in Afghanistan - Advocacy, Action, and Accountability”, del Global Protection Cluster

In seguito alla pubblicazione del rapporto del Segretario Generale delle Nazioni Unite sui bambini coinvolti nei conflitti armati (CAAC) relativo all’anno 2019, il Global Protection Cluster (GTC), una rete di organizzazioni impegnate in attività di protezione nelle crisi umanitarie, ha individuato delle azioni con cui permettere l’effettiva implementazione delle raccomandazioni presenti nel rapporto sopraindicato. L’obiettivo del contributo del GTC è quello di suggerire ai vari attori umanitari e, nello specifico, all’ Humanitarian Country Team (HCT) dei modi in cui rendere operativo il rapporto delle Nazioni Unite per ridurre le minacce affrontate dai bambini durante il conflitto.

L'Afghanistan è impegnato da oltre 40 anni in un conflitto che gli ha conferito il titolo di Paese più mortale del pianeta per i bambini. Le divisioni interne e le questioni legate alla distribuzione del potere hanno determinato una forte instabilità politica, economica e sociale. Secondo il rapporto del GTC, i minori risultano essere i soggetti maggiormente esposti ai danni della guerra, soprattutto a quelli indiretti rappresentati dai residuati bellici esplosivi rimasti a terra o da ordigni esplosivi improvvisati. 

Con l’arrivo della pandemia di COVID-19, nel febbraio 2020, la situazione nel Paese si è aggravata, il virus ha alimentato insicurezza e disagio nella popolazione. Fortemente danneggiati sono stati i bambini rimpatriati, che hanno dovuto affrontare la discriminazione e il rifiuto della propria comunità in seguito alla morte dei genitori a causa del COVID-19, e l’isolamento per prevenire la diffusione del virus. Secondo la Country Task Force on Monitoring and Reporting (CTFMR) i minori soggetti a discriminazioni a causa del virus risultano essere più vulnerabili al reclutamento da parte delle parti in conflitto. Questo fenomeno è fortemente legato all’isolamento a cui questi bambini sono sottoposti che ne impedisce l'accesso all'istruzione, all'assistenza sanitaria, ai mezzi di sussistenza e ai servizi sociali. 

Tale rapporto suggerisce l’adozione di sei azioni in grado di sostenere effettivamente le raccomandazioni del Segretario Generale delle Nazioni Unite. Prima fra queste, lo smantellamento delle mine, le quali risultano essere tra i principali fattori di rischio per i bambini. Il rapporto sostiene la necessità di un impegno congiunto tra attori umanitari, di sviluppo e di pace al fine di rafforzare i meccanismi, già presenti, di educazione al rischio e di rimozione delle mine antiuomo e dei residuati bellici esplosivi, estendendo in questo modo la portata della protezione. Un’ulteriore azione da intraprendere prevede la rapida attuazione della legge sulla tutela dei diritti dei minori del 2019, la quale protegge i bambini dallo sfruttamento. A tal fine è necessario che i membri dell' HCT si adoperino per garantirne la legittimità, per stabilire dei meccanismi di monitoraggio più forti e per favorire la traduzione delle disposizioni in regolamenti, politiche e piani d'azione da applicare nel contesto attuale. Inoltre, per garantire un maggiore impegno del Governo nel prevenire le gravi violazioni dei diritti dei bambini perpetrate dalle proprie forze armate, il GPC ha suggerito azioni di sensibilizzazione e affiancamento del Governo da parte delle Nazioni Unite affinché vengano adottate misure in grado di ridurre la detenzione di bambini impegnati con le parti in conflitto, così come anche i decessi e i mutilamenti, e i bombardamenti di scuole e ospedali. A seguire, per rendere efficace il rispetto dei diritti dei bambini da parte sia del Governo che dei Talebani è fondamentale includere la protezione dei minori nel processo di pace. A tal fine il GPC suggerisce di intraprendere azioni volte a rafforzare il sistema di protezione già esistente e a crearne uno più strutturato e trasparente, in grado di adottare soluzioni a lungo termine. Il penultimo punto del rapporto è relativo alla raccomandazione del Segretario Generale di cessare l’uso di ordigni esplosivi improvvisati e di attacchi complessi. Per fare ciò è importante che le Nazioni Unite coordinino il proprio lavoro con la Commissione talebana per la prevenzione delle vittime civili, in maniera tale da rafforzare il dialogo e stabilire strutture di responsabilità più solide. Infine, il Segretario Generale dell'ONU raccomanda il reinserimento dei bambini separati da parti in conflitto, rilasciati o respinti dai centri di reclutamento. Le azioni individuate per rendere effettiva tale raccomandazione prevedono un lavoro congiunto tra l’ONU e il Governo per la realizzazione di un sistema di riferimento per la reintegrazione dei minori. 

Tuttavia, nonostante l’impegno degli attori umanitari e i significativi progressi ottenuti nel garantire una maggiore protezione dei bambini, sia da parte del governo afghano che dei talebani, sono ancora molti i passi in avanti da fare. Secondo il rapporto del Global Protection Cluster è necessario che il processo di pace, attualmente in atto, sia focalizzato sulla costruzione della pace e sulla coesione sociale, così da poter effettivamente garantire la protezione dei bambini all’interno degli accordi. 

 

Per saperne di più:

https://www.globalprotectioncluster.org/wp-content/uploads/Protection-Brief-1-Children-and-Armed-Conflicts-September-2020.pdf

 

Autore: Francesca Mencuccini; Editor: Carla Leonetti

 

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