La protezione dei civili all’alba del nuovo decennio

Donna attraversa una strada pattugliata dai peacekeepers Donna attraversa una strada pattugliata dai peacekeepers © UN Photo/Sylvain Liechti

Questa è una breve presentazione del rapporto del Dipartimento per le Operazioni di Pace sulle prospettive presenti e future della POC nel peacekeeping

Era il 1999 quando per la prima volta la Protezione dei Civili (POC) veniva inserita nel mandato di una Missione di Peacekeeping. In questi 20 anni, la POC ha acquisito una progressiva centralità nell’operato del Consiglio di Sicurezza (decisore ultimo per il peacekeeping), ponendosi alla base dei mandati delle diverse missioni e dando origine ad alcune delle autorizzazioni più estese di uso della forza. Con l’inizio del nuovo decennio, il Dipartimento per le Operazioni di Pace ha pubblicato il report “Il futuro della protezione dei civili nelle Missioni di Peacekeeping dell’ONU” per tirare le somme sul lavoro fatto e porre le basi per il nuovo decennio.

Se la spinta politica per la POC è sempre stata forte, negli ultimi anni una diminuzione dei finanziamenti e una predilezione per missioni politiche e di minori dimensioni hanno messo in dubbio continuità di queste politiche. D’altro canto, il numero di attori coinvolti nella protezione dei civili sta crescendo, dall’Unione Africana alle organizzazioni non governative. Dal momento che le operazioni stanno diventando sempre più complesse, il ruolo centrale delle missioni deve essere quello di fare network tra i diversi attori ed armonizzare le loro metodologie d’azione, col fine ultimo di operare, anche con dimensioni ridotte, in maniera rilevante.

Il ruolo di coadiuvo tecnico, logistico e finanziario che il peacekeeping ha assunto nei confronti dei governi e altri attori rilevanti va, perciò, approfondito e incentivato. Occorre tuttavia prestare attenzione alle forme di sostegno, evitando di supportare a priori governi repressivi e favorendo gli sforzi effettivi dei diversi attori governativi. La promozione contestuale, dal Consiglio di Sicurezza ai contingenti locali, delle strategie nazionali per la POC è, quindi, centrale.  A tale scopo, le missioni richiedono un nuovo tipo di personale specializzato in diversi settori emergenti, dai “Cyber peacekeepers” che si occupano di cyber-sicurezza e monitorano il web per combattere la disinformazione e la polarizzazione, agli operatori specializzati nel tessuto sociale locale che permettono di comprenderne al meglio le dinamiche informali.

L'obiettivo delle missioni deve essere, quindi, quello di usare l’ombrello del POC per promuovere, legittimare ed espandere lo scopo del proprio operato. Allo stesso tempo, un crescente riconoscimento degli approcci più efficaci e degli attori più integrati può permettere alle operazioni di peacekeeping di stare al passo con i nuovi contesti d’azione. Gli ultimi dieci anni sono già stati caratterizzati da nuove minacce ai civili dovute ai crescenti conflitti ibridi e divisioni interne. È prevedibile che il prossimo decennio presenterà scenari contraddistinti da crescente polarizzazione, sfiducia, nazionalismo e resistenza alle istituzioni statali, sfociando in scontri urbani e complesse crisi umanitarie in cui la differenza tra civili e militari sarà sempre più sfumata.

Ai livelli più alti, l’obiettivo del Segretariato delle Nazioni Unite, esecutore de facto delle missioni, dovrebbe essere quello di arginare le divisioni legate alle concezioni basilari di diritti umani e protezione dei civili. Tuttavia, un efficace compromesso, conscio delle specificità e concezioni degli attori coinvolti, non è sufficiente se il risultato ultimo sono mandati meno estesi o “à la carte”. Una maggiore attenzione verso le ricadute di tali compromessi sull’azione delle missioni è fondamentale, soprattutto considerando la crescente complessità in cui operano e le limitazioni a cui sono sottoposte.

 

 

Per saperne di più:

https://peacekeeping.un.org/sites/default/files/fopo_paper_nami_di_razza_ralph_mamiya_poc.pdf

 

Autore: Matteo Consiglio; Editor: Margherita Curti

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