Come un reporting più efficace può migliorare i rapporti nel peacekeeping

I Marines filippini si addestrano durante un'esercitazione delle Nazioni Unite per il peacekeeping I Marines filippini si addestrano durante un'esercitazione delle Nazioni Unite per il peacekeeping © U.S. Marine Corps photo by Lance Cpl. Adam Montera

Questo articolo è una breve presentazione del rapporto dell’IPI sulla recente riforma della Commissione Speciale per le Operazioni di Pace

Nel mese di ottobre, l’International Peace Institute (IPI) ha rilasciato un nuovo report dal titolo “Riprendersi dopo aver toccato il fondo: Una nuova era per la Commissione Speciale dell’ONU per il Peacekeeping?”. Dopo dieci anni in cui il lavoro della Commissione per il Peacekeeping (C-34) è stato contraddistinto da diversi stalli e modici risultati, la situazione non è affatto migliorata con la pubblicazione del lungo e intricato rapporto annuale nel 2019. Tuttavia, quest’anno, una ristrutturazione completa dei metodi negoziali e di stesura del rapporto, basata sui principi dell'iniziativa Action for Peacekeeping (A4P) introdotta dal Segretario Generale delle Nazioni Unite Gutierrez per rinnovare l’impegno degli stati nei confronti del Peacekeeping e della sua riforma, ne ha permesso il rilancio ed ha contemporaneamente restituito legittimità alla Commissione.

Fondata nel 1965, la C-34 è un’istituzione intergovernativa che, con il suo compito di fare “una review complessiva delle questioni legate alle operazioni di peacekeeping in tutti i suoi aspetti”, è il principale organo che permette agli stati al di fuori del Consiglio di Sicurezza di essere coinvolti nell’articolazione delle politiche per il mantenimento della pace. Il raggiungimento di un accordo così ristrutturante per la stesura del nuovo rapporto è un risultato notevole, se si considera l'estrema difficoltà che la C-34 ha storicamente avuto nell’accordarsi su una riforma. Queste complessità derivavano dalla votazione consensuale, dalle dispute interne tra blocchi regionali e dal ruolo ambiguo della Commissione rispetto ad altri organi del mondo delle Nazioni Unite coinvolti nel peacekeeping e nei processi decisionali del Consiglio di Sicurezza, decisore di ultima istanza per queste questioni. Esempi di queste organizzazioni sono la Quarta e Quinta Commissione dell’Assemblea Generale, gli organi sussidiari al Consiglio di Sicurezza (come il Gruppo di Lavoro sulle Operazioni di Peacekeeping) e il Consiglio stesso con il suo trend di risoluzioni tematiche sul peacekeeping.

Il risultato era, quindi, un processo di elaborazione eccessivamente focalizzato sulla consegna tempestiva dei report e il linguaggio utilizzato, rispetto all’utilità e all’efficacia. La creazione di report sempre più lunghi, meno pratici e con priorità sfasate rispetto al Segretariato delle Nazioni Unite (esecutore delle politiche di peacekeeping) ha messo progressivamente in dubbio la legittimità stessa della Commissione. La stesura del rapporto 2020, inizialmente, mostrava gli stessi problemi degli anni precedenti. Tuttavia, un consenso generale ed una maggiore velocità nei lavori hanno permesso i profondi cambiamenti attuati.

Le ragioni dietro a queste trasformazioni sono, quindi, riconducibili alla volontà di evitare l’obsolescenza, di finire i lavori prima di un’eventuale chiusura delle Nazioni Unite a New York a causa del Covid-19 e alla decisione di allineare la struttura dei report a quella dell’A4P che ha evitato capillari discussioni procedurali e stilistiche. Il report è chiaro e programmatico e la struttura dell’A4P ha migliorato l'abilità della Commissione di coadiuvare il suo principale beneficiario, il Segretariato delle Nazioni Unite. Oltre a sottolineare l’importante e rilevante ruolo della C-34 nell’interfacciare il Segretariato con i diversi attori rilevanti, la nuova struttura, costituita da sottosezioni specifiche e un distinto numero di raccomandazioni ha permesso di redigere un documento più chiaro attraverso una procedura di stesura più schematica.

Per quanto abbia permesso una riforma nettamente più risolutiva delle precedenti, questo modus operandi ha portato, per questioni di tempo e consenso, alla marginalizzazione di alcune questioni, come la sola citazione della Risoluzione su Donne, Pace e Sicurezza (WPS), non sufficiente per affrontare le questioni contestuali di genere. In più, il rapporto della C-34 si dimostra carente rispetto ai rapporti della A4P riguardo alle raccomandazioni dirette sul personale non-militare e l’impegno degli stati che ospitano le missioni a garantire i processi di transizione e peacebuilding.

La riforma della Commissione Speciale per il Peacekeeping è un segno di ciò che verrà, mostrando una volontà riformatrice che potrà potenzialmente permettere una messa in atto in maniera più efficace degli impegni presi dagli Stati, restituendo rilevanza alla C-34 nel suo ruolo di tramite tra i diversi attori. Allo stesso tempo, le sfide per garantire la reciproca assunzione di responsabilità e la cooperazione dei molteplici attori coinvolti nel peacekeeping influiranno sulle implicazioni pratiche, i tempi e i risultati di questa riforma negli anni a venire. Tuttavia, con questo report la Commissione è finalmente in grado di dare una direzione più chiara in tal senso.

 

Per saperne di più:

https://www.ipinst.org/2020/10/new-era-for-un-special-committee-on-peace-ops

 

Autore: Matteo Consiglio; Editor: Margherita Curti

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