Assistere le vittime dei residuati bellici tossici

Colonne di fumo a seguito di un bombardamento a Fallujah, Iraq Colonne di fumo a seguito di un bombardamento a Fallujah, Iraq © Ahmad Al-Rubaye/AFP/Getty Images

Questo articolo è una breve presentazione di “Confronting Conflict Pollution” del Conflict and Environment Observatory e dell’International Human Rights Clinic

La Harvard Law School International Human Rights Clinic e il Conflict Environment Observatory -il quale monitora e pubblicizza i dati sull'inquinamento e sugli altri danni ambientali causati dai conflitti armati- sono i coautori di un nuovo rapporto sull'impatto ambientale dei conflitti armati. 

Il rapporto intende evidenziare quanto sia importante migliorare la “protezione dell'ambiente in relazione ai conflitti armati” (PERAC) al fine di minimizzare i danni all'uomo e agli ecosistemi. Nonostante gli sforzi degli Stati e della United Nations Environmental Assembly (UNEA), le misure adottate fino ad ora per prevenire e porre rimedio alle sofferenze umane e ai danni ambientali sono ancora insufficienti poiché negli ultimi dieci anni le guerre hanno colpito sempre di più gli ecosistemi. Il rapporto quindi delinea un nuovo framework per garantire un'assistenza efficace ai civili e ai combattenti che sono vittime dei residuati bellici tossici o delle armi vietate. I 14 principi individuati includono le definizioni di vittime e residuati bellici tossici; il tipo di danni che possono essere causati e di assistenza da fornire; il quadro giuridico e la responsabilità che ricade in capo agli Stati; e le linee guida per l'implementazione.

Il primo principio "scopo dell'assistenza alle vittime" si riferisce al concetto di "assistenza alle vittime" sia durante che dopo il conflitto armato. Questa dovrebbe soddisfare le esigenze immediate e continue delle persone colpite dai residuati bellici tossici (TRW), la cui definizione fa riferimento alle sostanze tossiche prodotte direttamente o indirettamente dai combattimenti e alle sostanze radioattive causate dagli attacchi ai pozzi petroliferi o dai raid missilistici sulle fabbriche di prodotti chimici. Nel secondo principio, tra i TRW sono inclusi anche gli agenti contaminanti rilasciati da alcune tipologie di attività militari durante il periodo di occupazione, come i test sulle armi. 

I principi 3 e 4 definiscono le vittime danneggiate dai TRW e i rispettivi danni che possono derivare dall'esposizione ai TRW. Il principio 3 "status della vittima", oltre che agli individui, include anche le famiglie e le comunità. Si pensi ad esempio all'erbicida e defogliatore "Agent Orange" ampiamente utilizzato durante la guerra del Vietnam che è stato la causa di una moltitudine di malattie e di altri problemi che hanno afflitto più generazioni, come le malformazioni alla nascita. In effetti, alcune tipologie di TRW possono avere un impatto sulla salute della vittima molto tempo dopo l'esposizione iniziale: se viene inquinata una rete idrica, l'esposizione continua alla sostanza nociva può avere effetti anche su più generazioni di individui. Quindi, mentre i contatti con i residuati bellici esplosivi di solito causano lesioni immediate, le sostanze radioattive presenti nei TRW possono provocare il cancro a una persona anni dopo il contatto iniziale. Per questo motivo, le vittime dei TRW spesso non sono in grado di identificarli come la causa diretta della loro malattia, "soprattutto nei complessi ambienti inquinati dei conflitti armati contemporanei". Questa limitata comprensione dell'impatto che i TRW possono avere inficia l'assistenza alle vittime e, allo stesso tempo, peggiora ulteriormente le condizioni di salute delle persone.

Ma gli effetti sulla salute non sono gli unici che un individuo può subire a causa dei TRW poiché le vittime devono anche affrontare le conseguenze socioeconomiche e gli ostacoli alla partecipazione alla società. Pertanto, l'assistenza deve abbracciare l'intero spettro di danni derivanti dai TRW, come i traumi psicologici, e includere la riabilitazione, le disposizioni per l'inclusione sociale delle vittime, il risanamento degli ambienti contaminati e l'accesso a informazioni corrette in relazione ai rischi associati ai TRW (principio 5). La legge sul disarmo umanitario (il Trattato per la messa al bando delle mine e la Convenzione sulle munizioni a grappolo) impone ai governi di informare le vittime o le potenziali vittime attraverso programmi di sensibilizzazione sui rischi di vivere nelle aree oppure intorno ai luoghi contaminati. Nel farlo, lo "Stato colpito", cioè quello che ha il controllo sul territorio in cui si trovano le vittime dei TRW, ha un ruolo primario in quanto è nella "posizione migliore per assistere data la sua vicinanza alle vittime" (principio 6).

Per garantire che le esigenze delle vittime siano soddisfatte, è fondamentale sviluppare delle strategie di assistenza basate sui principi di accessibilità (principio 11), inclusività (principio 12), non discriminazione (principio 13) e trasparenza (principio 14). Sebbene ai Paesi sia accordata una certa flessibilità nel progettare i loro programmi, il rapporto elenca cinque elementi fondamentali affinché  le esigenze a breve e lungo termine delle vittime siano soddisfatte: un budget dedicato, una tempistica rigorosa per l'attuazione dei progetti, un focal point - spesso un ministero specifico -, un quadro giuridico vincolante ad hoc e una delega di responsabilità. Il Principio 11 suggerisce anche di adattare le strategie di assistenza alle vittime ai contesti culturali, geografici e religiosi al fine di aumentare l'accessibilità e la sostenibilità dell'assistenza.

 

Per saperne di più, leggi:

http://hrp.law.harvard.edu/wp-content/uploads/2020/09/Confronting-Conflict-Pollution.pdf

https://undocs.org/UNEP/EA.3/Res.1

https://undocs.org/UNEP/EA.2/Res.15

 

Autore: Silvia Luminati

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