Violenza contro i civili in Sud Sudan

Donna sud sudanese tra i soldati della missione UNMISS Donna sud sudanese tra i soldati della missione UNMISS © AFP/GETTY IMAGES

Questo articolo è una breve presentazione del rapporto della Missione delle Nazioni Unite in Sud Sudan (UNMISS) sulle violenze contro i civili 

Nel suo ultimo rapporto la Human Rights Division (HRD) dell’UNMISS ha documentato la violenza che ha coinvolto la popolazione civile tra aprile e giugno del 2020. La HRD ha identificato quattro principali forme di danni nei confronti degli individui come l’uccisione, il ferimento, il rapimento e la violenza sessuale. Per documentare gli abusi e le violazioni correlati al conflitto, la HRD ha sviluppato un meccanismo di “incident-based tracking” con cui i dati raccolti vengono divisi per sesso ed età delle vittime. Le fonti a cui il rapporto ha fatto affidamento includono anche la documentazione della UNMISS Civilian Affairs Divisions e i rapporti provenienti da risorse secondarie identificate durante le missioni sul campo. 

Secondo il rapporto, nonostante vi sia stato un incremento del 52% degli incidenti, il numero dei civili coinvolti dalla violenza correlata al conflitto armato è diminuito. Tuttavia, questo dato si può attribuire alle restrizioni ai movimenti dovute al COVID-19 che possono aver avuto un impatto negativo sulla capacità della HRD di documentare tutti i fatti. Durante il secondo trimestre del 2020 sono stati comunque verificati più di 417 incidenti che hanno coinvolto 1,620 civili. Il rapporto evidenzia anche un decremento del numero dei rapimenti rispetto al primo trimestre che viene spiegato con la formazione del governo di unità a febbraio 2020 che ha portato ad una decisa riduzione dei reclutamente forzati a scopi militari. 

La HRD ha individuato nei conflitti inter-comunali la maggiore causa di violenza che ha provocato oltre l’80% delle vittime. Questi scontri sono avvenuti principalmente tra le fazioni dei Dinka a Greater Bahr el Ghazal e Gawar e tra quelle dei Lou Nuer e i Murle. Il fatto poi che nei conflitti inter-comunali siano coinvolti differenti attori, tra cui le forze organizzate, vari gruppi di difesa e le milizie armate presenti nelle varie comunità, rende questo tipo di violenza una vera e propria minaccia per i civili e per il processo di pace in corso. 

Dai dati raccolti risulta anche che gli uomini continuano ad essere tra i più colpiti (1,360 vittime), seguiti dalle donne e infine dai minori (123 vittime). Ciononostante, il rapporto sottolinea che la violenza correlata al conflitto armato colpisce in modo sproporzionato le donne e i bambini rispetto agli uomini per quanto riguarda l’accesso all’assistenza sanitaria e all’istruzione. Inoltre la HRD ha documentato casi di violenza sessuale, incluso lo stupro e lo sfruttamento della prostituzione, che hanno coinvolto principalmente le donne. Le aree in cui si sono verificati maggiormente questi crimini sono quella dello Yei (Equatoria centrale) e lo Unity State. Tuttavia, le donne continuano a rimanere vittime per lo più di omicidi (41%) e di rapimenti (29%). 

Tra tutte le parti coinvolte nel conflitto, solo le milizie armate presenti nelle varie comunità sono risultate responsabili dell’86% delle vittime civili documentate dalla HRD. Prendendo in considerazione gli attacchi che hanno avuto luogo nel Jonglei and nel Greater Pibor, il rapporto sottolinea la complessa organizzazione e struttura delle milizie autrici di tali aggressioni, spesso supportate anche dai leader spirituali. A seguire, le forze governative sono la seconda categoria di responsabili di vittime tra i civili (11%).  

Infine, nel rapporto si dà spazio anche al dato geografico: per esempio, le aree di Yei e Mundri (Equatoria ovest) sono quelle nelle quali si è riscontrato un alto tasso di violenza che nel corso del secondo trimestre del 2020 ha raggiunto anche Maridi e Tambura lungo il confine della Repubblica Democratica del Congo. Rispetto al precedente rapporto, si nota che gli scontri tra le truppe governative e quelle del pro-Machar Sudan People’s Liberation Army in Opposition (SPLA-IO/RM) hanno portato ad un aumento delle vittime tra i civili nell’area di Tambura, mentre le operazioni contro il  National Salvation Front (NAS) hanno causato la maggior parte di vittime civili a Mundri.

 

Per saperne di più:

https://unmiss.unmissions.org/sites/default/files/quarterly_brief_-_unmiss_human_rights_division_-_april-june_2020.pdf

https://unmiss.unmissions.org/sites/default/files/unmiss_hrd_quarterly_brief_on_violence_affecting_civilians_-_jan-march_2020.pdf

 

Autore: Silvia Luminati

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