La pandemia peggiora il divario educativo nelle aree di conflitto

Una bambina rifugiata indossa una mascherina a scuola Una bambina rifugiata indossa una mascherina a scuola © REUTERS/Muhammad Hamed

Questo articolo è una breve presentazione del rapporto dell’IRC sulle sfide poste dalla pandemia all’istruzione dei bambini nelle zone di conflitto

L’International Rescue Committee (IRC) è un’organizzazione non governativa che, sin dalla sua creazione nel 1993, si occupa di fornire assistenza umanitaria ai civili che abitano in zone di guerra. Nel suo ultimo rapporto, emesso nell’agosto 2020, l’IRC sottolinea il rischio che la pandemia di COVID-19 peggiori l’esistente precarietà nel campo dell’istruzione per i bambini che vivono nelle aree di conflitto. Sebbene la chiusura delle scuole a causa della pandemia abbia impattato circa 1 miliardo di bambini in tutto il mondo, come sottolinea il rapporto, sono soprattutto quelli che vivono in aree affette da un’emergenza umanitaria a fronteggiare conseguenze più drammatiche. 

Per questi bambini, la pandemia ha comportato una significativa perdita di opportunità, minando le loro possibilità di apprendimento e sviluppo. Ad esempio, le chiusure scolastiche in zone in cui le possibilità di apprendimento da remoto sono scarse o assenti hanno inevitabilmente accresciuto i divari esistenti nell’istruzione. A causa del preesistente divario digitale, infatti, per i bambini che vivono nelle zone di guerra è difficile, se non impossibile, passare dall’apprendimento in aula alle modalità online. In generale, gli stati più fragili e affetti da conflitti hanno difficoltà a rispondere in maniera pronta ed effettiva alle sfide poste dalla pandemia. Come sottolinea il rapporto, meno di un quarto dei paesi più poveri sta attualmente offrendo delle soluzioni di apprendimento da remoto. Inoltre, nei paesi meno sviluppati solo due nuclei familiari su dieci hanno accesso ad Internet, il che rende l’istruzione a distanza praticamente impossibile. 

Il rapporto sottolinea che, purtroppo, l’istruzione è scarsamente finanziata nell’ambito delle crisi umanitarie. Ad esempio, solo il 4% dei 10.26 miliardi di dollari stanziati nel quadro del Global Humanitarian Response Plan per il COVID-19 è destinato all’istruzione. L’IRC raccomanda ai donatori di rivedere gli obiettivi cui dare la priorità in vista del nuovo Global Humanitarian Response Plan per il COVID-19, previsto per gennaio 2021, al fine di riconoscere la giusta importanza all’istruzione. Il rapporto rivolge delle raccomandazioni anche ai governi nazionali, sottolineando che dovrebbero includere i rifugiati nelle loro strategie di apprendimento da remoto e adattare il loro approccio alle diverse esigenze esistenti. A questo proposito, il rapporto presenta diversi esempi di soluzioni implementate dall’IRC per aiutare nell’apprendimento i bambini in situazioni particolari: in Bangladesh, ad esempio, l’IRC ha sperimentato un sistema di apprendimento a distanza con l’ausilio di tablet presso la comunità di profughi Rohingya. In Colombia, l’IRC ha progettato una piattaforma per aiutare gli insegnanti a trasmettere contenuti audio ai bambini direttamente nelle loro case, mentre in Giordania ha contribuito a mettere in pratica un programma di educazione digitale per i rifugiati Siriani combinando l’uso di Youtube, Whatsapp e chiamate telefoniche. Sperimentare delle soluzioni di apprendimento a distanza che non prevedono l’impiego di tecnologie può rivelarsi fondamentale nelle aree affette da conflitti, come dimostrato dalle pratiche dell’IRC, ma per implementare queste soluzioni sono imprescindibili volontà politica e risorse finanziarie. 

 

Per saperne di più: 

https://www.rescue.org/sites/default/files/document/5166/learninginacovidworldvf090120.pdf

 

Autore: Margherita Curti; Editor: Matteo Consiglio

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