Le elezioni in Myanmar come opportunità per riavviare il processo di pace

Cartellone della 21st Century Panglong Conference a Naypyitaw (Myanmar) Cartellone della 21st Century Panglong Conference a Naypyitaw (Myanmar) © European Pressphoto Agency

Questo articolo è una breve presentazione del rapporto dell’International Crisis Group sullo sviluppo del processo di pace in Myanmar

Il report “Riavviare lo stagnante processo di pace in Myanmar” è il frutto delle analisi effettuate negli ultimi sei mesi dall’organizzazione non-governativa (ONG) Crisis Group. L'obiettivo del report è quello di comprendere le ragioni che hanno portato all’arenarsi del processo di pace, cosa sia necessario per riavviarlo e le nuove opportunità che esso può offrire.  Pertanto, lo studio è stato portato avanti intervistando i diversi attori governativi, militari e non-governativi coinvolti nel processo di pace. Nel 2016, il leader della Lega Nazionale per la Democrazia (LND) e Prima Ministra Aung Sa Suu Kyi rilanciò il processo di pace nel paese con la Conferenza di Pace dell'Unione, oggi rinominata Panglong-21. Nel 2015, con la firma del Cessate il Fuoco a Livello Nazionale (NCA) tra il governo e i diversi gruppi armati, era stato avviato il processo di pace. Tuttavia, i negoziati si sono presto arenati. Le cause, secondo il Crisis Group, sono da ricondurre all’incapacità del governo di comprendere la reale complessità della situazione e al suo fallimento nel coinvolgere nei negoziati i due gruppi armati più grandi del paese. In aggiunta, la situazione si è ulteriormente aggravata con la ripresa di scontri armati e il maggiore allineamento del governo all’esercito – la cui posizione è sempre risulta ambigua e opaca.

Il report mostra come, con l’avvicinarsi delle elezioni, la possibilità di un cambio radicale nel processo di pace sia possibile. Il periodo elettorale implicherà la sospensione dei negoziati formali con l’avvicinarsi delle votazioni e la sua susseguente ripresa con la formazione del nuovo governo – prevista per gli inizi di marzo. Per garantire la continuità del processo di pace nel periodo post elettorale, i diversi attori hanno deciso di riprendere le negoziazioni ed organizzare la Panglong-21 prima della pausa elettorale. Per il governo, trovare un accordo significherebbe compiere una delle sue promesse politiche più importanti nel pieno della campagna elettorale. Per i diversi gruppi del paese, invece, vorrebbe dire evitare l’incognita di un nuovo governo e l’eventuale collasso dell’intero processo. La sospensione dei negoziati formali potrà permettere di spostare il focus sulle sinora marginalizzate discussioni informali, permettendo il superamento di diversi blocchi cruciali. Attraverso questi incontri è già stato possibile definire in maniera più chiara alcuni aspetti del NCA e della Panglong-21. Proprio in questo quadro la conferenza di pace, che pur essendo simbolica e con modesti obiettivi, permetterebbe la creazione di un clima di fiducia e discussione tra le parti nelle susseguenti discussioni informali, durante il periodo elettorale. L’ONG, però, illustra anche alcuni dei principali ostacoli alla riappacificazione. Viene evidenziato come parte dell’attuale e possibile futuro successo elettorale del LND sia dovuto al ruolo chiave che la maggioranza etnica dei Burman gioca nello scenario politico del paese. Tale inclinazione del LND fa si che le minoranze etniche si sentano alienate dal governo, rendendole meno cooperative e più inclini ai gruppi armati e organizzazioni locali - come nel caso dei Rakhine nell’omonimo stato a ovest del paese.

Viene quindi raccomandato un cambio di atteggiamento da parte del governo e dei militari, per ristabilire la fiducia tra le parti. Pur considerando la possibilità di ritardi a causa del COVID-19, tutte le parti sono intenzionate a portare avanti il processo di pace. Il governo dovrebbe, quindi, sfruttare il momento per cambiare drasticamente il passo. Sul breve termine viene incentivato l’impegno per arrivare alla conferenza di pace Panglong-21 con azioni concrete in favore dei diversi attori locali - come una decentralizzazione di competenze. Sul lungo termine viene, invece, proposto un rafforzamento e una flessibilizzazione del NCA, per renderlo più appetibile a tutti gli attori coinvolti, nonché una riforma del Centro Nazionale per la Riconciliazione e la Pace che lo renda meno burocratico e con un approccio più multilaterale ed aperto alla società civile. Viene, inoltre, sottolineata la necessità di abbandonare le politiche sfavorevoli verso le diverse minoranze ed includere fonti economiche che garantiscano il sostentamento di queste ultime nelle fasi di transizione. Questi mesi di pausa elettorale devono quindi essere sfruttati dal LND per cambiare i termini della discussione attraverso un dialogo informale che porti ad un’ efficace ripresa del processo di pace.

 

Per saperne di più:

https://www.crisisgroup.org/asia/south-east-asia/myanmar/308-rebooting-myanmars-stalled-peace-process

 

Autore: Matteo Consiglio; Editor: Margherita Curti

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