Quale futuro per gli sfollati interni e i rifugiati siriani?

Rifugiati siriani in Libano Rifugiati siriani in Libano © ANSA med

Questo articolo è una breve presentazione del report della ONG Joint Agency sul destino incerto degli sfollati interni e dei rifugiati siriani

Dall’ultimo rapporto pubblicato dalla Joint Agency a fine giugno emerge che la più grande preoccupazione per gli sfollati interni (IDP) e i rifugiati siriani è l’incertezza riguardo al futuro. Sia gli uni che gli altri valutano principalmente due opzioni: trasferirsi all’estero oppure far ritorno in Siria. Quest’ultima alternativa è presa in considerazione soprattutto dagli IDP, che sognano di tornare nei loro luoghi d’origine, anche se distrutti dalla guerra civile in corso ormai da anni. Tuttavia, affinché il loro sogno possa realizzarsi, è necessario che si verifichi un cambiamento politico che possa far diventare la Siria più sicura e stabile.

Una simile situazione futura non sembra essere troppo realistica agli occhi di quei siriani che hanno perso qualsiasi speranza di tornare a casa, poiché il rimpatrio porterebbe ad un peggioramento delle proprie condizioni di vita, già inevitabilmente difficile. Tra i fattori che ostacolano il ritorno in Siria vi sono la paura di essere arrestati o reclutati dal regime; la mancanza di accesso alle proprietà di famiglia, la violenza di genere; l’assenza di leggi a tutela e protezione dei rimpatriati; inesistenza di servizi di base e opportunità di sopravvivenza; elevato rischio di essere vittime della criminalità organizzata e dei gruppi jihadisti.

Nonostante l’esistenza di tali minacce, mezzo milione di siriani – sia IDP che rifugiati – sono già tornati in Siria nell’ultimo anno e, probabilmente, ci sarebbe stato un altro flusso di ritorno se non ci fossero state le chiusure delle frontiere imposte dal COVID-19. La loro scelta si è basata sulla ponderazione dei disagi vissuti durante lo sfollamento, quali la marginalizzazione sociale e le mancate prospettive di integrazione nella comunità ospitante, rispetto alla situazione nelle zone di origine, che – anche se caratterizzata da una grave crisi umanitaria – viene considerata come «opzione meno negativa».

Una volta in Siria, però, i rimpatriati si sono trovati di fronte ad una serie di difficoltà, tra cui l’assenza di elettricità, l’impossibilità di soddisfare i proprio bisogni, il mancato accesso ai servizi sanitari di base e a cure mediche, l’elevato tasso di inflazione che ha portato ad un innalzamento dei prezzi e del costo della vita, l’inesistenza di infrastrutture essenziali. Considerando la precarietà e la drammaticità della situazione in Siria, quindi, coloro che vi hanno fatto ritorno sono davvero salvi? La risposta, ovviamente, non può che essere negativa. 

La situazione in cui vivono i rifugiati siriani altrove non è migliore. Ad esempio, tra i rifugiati siriani in Libano la fame è in aumento: secondo il monitoraggio dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), tra marzo e aprile 2020, il 78% aveva difficoltà a comprare cibo per mancanza di denaro. Inoltre, lo scoppio della pandemia COVID-19, che ha già causato una grave recessione economica globale, ha ulteriormente ridotto le possibilità di soddisfare i bisogni primari, non solo per i rifugiati, ma anche per le comunità ospitanti, che diventano maggiormente ostili all’accoglienza degli immigrati, impedendo a questi ultimi di costruirsi una vita. Fortunatamente, ciò non sempre si verifica. Alcuni rifugiati sono stati capaci di ricominciare daccapo e ricostruirsi una vita al di fuori della Siria, come è accaduto in Turchia, dove sperano di restare, o nel Kurdistan iracheno. A tal proposito, una ricerca condotta dalla Durable Solution Platform (DSP) nel 2019 ha rilevato che il 37% delle famiglie di rifugiati siriani desidera integrarsi localmente ed entrare a far parte della comunità a tutti gli effetti.

Quindi, per il futuro dei rifugiati siriani un ruolo centrale lo hanno le comunità ospitanti, le quali – secondo la Joint Agency – dovrebbero adottare delle politiche volte alla loro integrazione e al rispetto dei loro diritti, collaborando con gli altri governi esteri per il loro potenziale e futuro reinsediamento. Ad esempio, basandosi su modelli positivi di integrazione economica e sociale di paesi come il Canada e la Germania, gli Stati dovrebbero stabilire quote di reinsediamento realistiche per i prossimi 5-10 anni, al fine di offrire una certezza soprattutto a quelle persone che hanno scarsissime prospettive di ritorno a causa della loro situazione personale.

Gli Stati, che hanno preso parte alla Conferenza di Bruxelles dal 22 al 30 giugno, dovrebbero altresì adempiere ad una serie di impegni: rispettare le soglie di protezione delineate nella Strategia globale per le soluzioni di protezione dell'UNHCR, pietra miliare della politica internazionale sul ritorno dei rifugiati in Siria e strumento con cui valutare se le condizioni del Paese sono favorevoli al ritorno sicuro, volontario, dignitoso e sostenibile dei rifugiati; attivare un dialogo con gli Stati cc.dd. “donatori”, i quali sono chiamati a adottare un approccio collettivo e a collaborare direttamente con gli enti competenti in Siria per negoziare l'accesso dei rifugiati e degli IDP a interventi umanitari e di assistenza; ed elaborare un piano di ricostruzione che si basi sull’inclusione di quello che nelle operazioni di peacebuilding è considerato il terzo livello della piramide, il grassroots, ovvero la popolazione locale. È, infatti, di queste persone che il processo di ricostruzione del Paese deve tener conto, dei loro bisogni, delle loro potenzialità e delle loro aspirazioni, perché sono il futuro della Siria.

 

Per saperne di più:

https://www.nrc.no/globalassets/pdf/reports/into-the-unknown/into-the-unknown_ngo-durable-solutions-report.pdf

https://www.consilium.europa.eu/it/meetings/international-ministerial-meetings/2020/06/30/

https://www.eda.admin.ch/deza/it/home/partnerschaften_auftraege/multilaterale-organisationen/uno-organisationen/unhcr.html

https://dsp-syria.org/sites/default/files/2020-02/DSP-CU%20report_0.pdf

https://dsp-syria.org/sites/default/files/2019-01/Far%20From%20Home.pdf

http://www.meri-k.org/wp-content/uploads/2019/08/Durable-Solutions-for-Syrian-Refugees-in-the-Kurdistan-Region-of-Iraq.pdf

https://www.beyondintractability.org/essay/hierarchical_intervention_levels

 

Autore: Antonella Palmiotti

Letto 403 volte