Lo Stato di Rakhine in Myanmar: una guerra evitabile

Insegna fuori dal palazzo di Mandalay, Mandalay, Myanmar Insegna fuori dal palazzo di Mandalay, Mandalay, Myanmar © Adam Jones, Ph.D./Global Photo Archive/Flickr

Questo articolo è una presentazione del rapporto dell’International Crisis Group (ICG) sull’attuale situazione nello Stato di Rakhine in Myanmar 

Il Myanmar ha vissuto diversi decenni di guerre interne e instabilità politica. Questa regione, un tempo prospera, ha assistito all’ascesa e la caduta di regni indipendenti, un lungo periodo di colonizzazione britannica fino alla prima guerra mondiale, e una grave sfiducia intercomunale e violenti scontri nei decenni successivi. Il paese si impoverì progressivamente sotto il dominio autoritario alla fine del 1900, e il popolo Rakhine e altre minoranze etniche nelle aree di confine del Myanmar furono discriminate ed emarginate, causando i risentimenti percepibili ancora oggi nella regione.

Gli scontri nello stato di Rakhine si sono intensificati negli ultimi anni, in seguito alla campagna militare anti-Rohingya del 2016-2017, che ha spinto gran parte della popolazione a fuggire nel vicino Bangladesh. L’attuale conflitto armato tra l’esercito del Myanmar (ufficialmente, Tatmadaw) e l’esercito etnico Rakhine Arakan, un gruppo armato composto principalmente da buddisti etnici Rakhine, è considerato il più grave, essendo entrato in una fase di ulteriore escalation all’inizio del 2019.

Con le elezioni generali del Myanmar previste per l’8 novembre e un probabile scoppio di Covid che si profila in questo scenario di risorse già limitate, gli analisti hanno criticato l’approccio militare del governo. Il rapporto dell’ICG esamina le dinamiche politiche in atto nello Stato di Rakhine, il possibile accrescersi delle tensioni nel periodo precedente alle elezioni e le implicazioni del conflitto dell’Esercito Arakan per risolvere la crisi Rohingya e le operazioni di preparazione al coronavirus.

L’insurrezione dell’Esercito Arakan nello stato di Rakhine dal 2015 e la sua popolarità nelle comunità etniche di Rakhine, non riflettono una volontà di conflitto armato, ma piuttosto la crescente disaffezione politica dei Rakhine causata da anni di oppressione politica. Nonostante il principale partito politico Rakhine abbia garantito la maggioranza in numerose elezioni statali e locali dopo le riforme politiche del Myanmar del 2011, il governo nazionale ne ha sempre negato l’autorità politica. Ciò ha comportato la disaffezione politica del popolo Rakhine, alimentando il suo sostegno per l’esercito di Arakan.

L’Esercito Arakan ora ha il controllo assoluto di molte città, nelle quali governa clandestinamente, contribuendo al crescente bilancio delle vittime civili coinvolte. Al fine di interrompere l’attività del gruppo, la quale è principalmente condotta online, il governo ha disattivato l’accesso ad Internet nello stato di Rakhine dal giugno 2019, ostacolando la diffusione di informazioni relative alla pandemia e le operazioni di sorveglianza dell’epidemia. Esacerbando ulteriormente la situazione, le autorità del Myanmar hanno designato l’Esercito Arakan come organizzazione terroristica nel marzo 2020, a seguito di un grave attacco. Questa designazione è particolarmente problematica in quanto, senza conferire al governo nuovi poteri giudiziari, ostracizza ulteriormente il gruppo e i suoi leader, smorzando ogni speranza di una soluzione negoziata al conflitto e, con essa, qualsiasi aspettativa realistica di cooperazione sulla risposta alla preparazione del coronavirus, un equo processo elettorale, o mediazione verso la pace e la stabilità nazionale.

Le due crisi principali, il conflitto con l’Esercito di Arakan e la situazione dei Rohingya, sono interconnesse e devono essere affrontate con la stessa urgenza. Al centro del conflitto si trovano i risentimenti dei Rakhine riguardo l’emarginazione politica. Pertanto, qualsiasi soluzione credibile al conflitto deve affrontare questa realtà e concentrarsi sul rinnovamento della fiducia del popolo Rakhine nei confronti del processo politico, soprattutto in vista delle prossime elezioni. Negoziare una tregua consentirebbe ai preparativi elettorali di proseguire in modo sicuro, in quante più aree possibili, onorando i voti delle comunità coinvolte nelle zone di conflitto e delle centinaia di migliaia di sfollati civili nel paese. Un cessate il fuoco temporaneo creerebbe anche la possibilità di accordi sulle misure di risposta al coronavirus. La revoca del divieto di Internet permetterebbe il riavvio dell’accesso umanitario, consentendo alle operazioni di sensibilizzazione e risposta al coronavirus di verificarsi in modo sicuro.

Attraverso questa politica di stemperamento delle tensioni e grazie ad una rinnovata fiducia, il gverno potrebbe quindi rivolgersi verso la risoluzione di altre questioni di lunga data come l’organizzazione del ritorno degli sfollati interni e di un processo di rimpatrio dei rifugiati, la risoluzione della crisi Rohingya, e il miglioramento delle condizioni di vita di questa ed altre minoranze etniche, e potrebbe, di conseguenza, spianare la strada e incoraggiare migliori relazioni intercomunali. Ma rimpatriare i Rohingya rimarrà impossibile finché la regione rimarrà una zona di guerra. Qualsiasi soluzione alle tensioni sociali nel paese, e potenzialmente la chiave per ripristinare la stabilità nazionale, dipende quindi direttamente da un’efficace risoluzione del conflitto dell’Esercito Arakan.

Il governo non ha speranza di sconfiggere l’Esercito Arakan sul campo di battaglia, ma non sembra nemmeno avere una strategia politica verso una de-escalation. Al contrario, il suo approccio finora ha suscitato solo l’inasprimento dei confronti politici e più violenza. Il periodo che precede le prossime elezioni generali potrebbe portare a ulteriori tensioni sociali, a meno che non vengano identificate opportunità per mitigare il rischio di conflitto e per ripristinare l’ordine sociale.

 

Per saperne di più:

https://www.crisisgroup.org/asia/south-east-asia/myanmar/307-avoidable-war-politics-and-armed-conflict-myanmars-rakhine-state

https://www.aljazeera.com/news/2020/07/myanmar-sets-november-8-date-general-election-200702033020917.html

 

Autore: Giulia Ferrara

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