La generazione senza futuro: i bambini nella guerra in Siria

Due bambini nei pressi di un rifugio per sfollati ad Aleppo Due bambini nei pressi di un rifugio per sfollati ad Aleppo © UNICEF/UN013175/Al-Issa

Questo articolo è una breve presentazione del rapporto dell’Osservatorio siriano per i diritti umani sull’impatto della crisi siriana sui bambini

Se il futuro di una nazione dipende dal presente dei più giovani, la Siria non potrà aspettarsi di vedere giorni migliori all’orizzonte. Uno dei conflitti più sanguinosi dalla seconda guerra mondiale in poi, la crisi siriana che si protrae ormai da nove anni ha ipotecato il futuro di un’intera generazione, compromettendo l’accesso dei bambini a servizi di istruzione e sanitari, lasciandoli apolidi e permettendo che languiscano in uno stato di totale povertà, esponendoli ad abusi di carattere sessuale, disordini psicologici, arruolamenti forzati e ai pericoli del lavoro illegale.

L’istruzione è uno dei settori più colpiti a causa dei bombardamenti contro gli istituti educativi e per l’alto tasso di sfollati nella popolazione infantile. Per avere un’idea della serietà della situazione, Human Rights Watch (HRW) ha accertato che, solo ad Idlib, circa 600.000 bambini sono stati sfollati da dicembre 2019 a seguito dell’ultima offensiva russo-siriana. Le statistiche fornite da HRW mostrano che più di 2,5 milioni di bambini sono rifugiati nei paesi confinanti e 900.000 non sono istruiti, mentre all’interno dei confini siriani 2,6 milioni di bambini sono sfollati interni e due milioni non hanno accesso ad alcuna educazione. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani (SOHR) molti minori sfollati hanno perso o non possono richiedere documenti identificativi, diventando così apolidi. Questo fattore impedisce loro l’accesso a servizi di base come l’educazione. Un numero troppo esiguo di strutture educative è presente nei campi per rifugiati e questi sono generalmente lontani dalle scuole che risultano dunque difficilmente raggiungibili. Inoltre, a causa delle violenze ininterrotte la popolazione ha visto una precipitazione drammatica dei propri standard di vita, in particolar modo nel nord della Siria dove si è registrato un acuto incremento dei prezzi alimentari. La crisi economica che ha accompagnato il conflitto ha gettato una parte consistente della popolazione nella povertà più estrema e, secondo HRW, quattro siriani su cinque vivono al di sotto della soglia di povertà. Questo ha danneggiato considerevolmente i bambini che sono andati a aumentare il numero di bambini di strada, sempre più soggetti a sfruttamento e abusi da parte delle gang, e che molto spesso finiscono per essere coinvolti in attività criminali. In più, la povertà dilagante si pone come un importante ostacolo al pieno godimento del diritto all’istruzione, poiché molte famiglie non possono permettersi il costo del materiale didattico. Soprattutto fra gli abitanti del nord-ovest della Siria e fra le ragazze si registra un rischio di abbandono scolastico rilevante. Nel primo dei casi menzionati, l’alto tasso di dispersione scolastica è motivato dall’escalation di violenza che ha interessato tale zona, mentre per quanto riguarda la variabile di genere, le donne hanno meno possibilità di accesso all’istruzione poiché sono spesso obbligate a sposarsi precocemente. 

A presente, il conflitto siriano sta favorendo la diffusione delle malattie e ha già fatto osservare un incremento del tasso di mortalità mai registrato in precedenza. Le condizioni di vita precarie, aggravate dagli sfollamenti, e la malnutrizione diffusa sono fra le cause principali che hanno contribuito a rendere le condizioni sanitarie ancor più instabili. Il furto degli aiuti umanitari destinati ai rifugiati e l’inazione delle organizzazioni internazionali operanti sul campo va ad aggravare la situazione. Per quanto riguarda la salute psichica dei minori soggetti alle condizioni di vita inumane appena descritte, il SOHR riporta che i bambini sono particolarmente esposti a disordini psichici come depressione, tendenze suicide e autolesionismo e, citando uno studio medico condotto dall’International Medical Corps, circa il 26% dei bambini che vivono in uno dei campi rifugiati oggetto della ricerca soffre di disturbi di sviluppo cognitivo. In ragione dell’assenza di servizi di psicoterapia, degli scarsi finanziamenti percepiti da tale settore e dell’insufficiente sensibilizzazione rispetto alle malattie mentali, la situazione non può che essere considerata critica. La recente pandemia di COVID-19 ha le potenzialità per poter acutizzare tali problematiche ed è al momento un'importante fonte di preoccupazione.

Prova più evidente dello sfruttamento della fragilità della componente più giovane della popolazione siriana è la coscrizione e il reclutamento di minori tra le fila dei mercenari. Il SOHR ha documentato che la Turchia si è resa responsabile dell’arruolamento di bambini per i combattimenti in Libia. D’altra parte, la stessa fonte riporta che il 40% delle forze dello Stato Islamico era composto da minori provenienti da varie province siriane.  

Il lavoro minorile offre un ulteriore esempio di sfruttamento condotto sulla pelle dei bambini siriani. Infatti, un vasto numero di rifugiati minorenni sono costretti a entrare nel mercato del lavoro del Paese ospitante guadagnando salari irrisori, dato che i datori di lavoro sono consapevoli dell’impossibilità di ricorrere a vie legali.

Come raccomandato dal SOHR, è necessario fermare il deterioramento di questa situazione disastrosa e un intervento efficace e concreto da parte della comunità internazionale è di precipua importanza per arrestare le continue violazioni dei diritti più basilari dei minori in Siria. 

 

Per saperne di più:

https://www.syriahr.com/en/169762/

https://www.hrw.org/news/2020/03/13/children-syria

 

Autore: Giulia Azzarone

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