Afghanistan: i bambini pagano il prezzo più alto del conflitto

Un bambino afghano raccoglie dei libri tra le macerie di una scuola nella provincia di Nangarhar, Kabul Un bambino afghano raccoglie dei libri tra le macerie di una scuola nella provincia di Nangarhar, Kabul © 2011 AP Rahmat Gul

Questo articolo è una breve presentazione delle conclusioni del Gruppo di Lavoro sui bambini e i conflitti armati del Consiglio di Sicurezza 

Durante la sua ultima seduta, il Gruppo di Lavoro sui bambini e i conflitti armati del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha preso in esame il quarto rapporto del Segretario generale sui bambini e il conflitto armato in Afghanistan che comprende il periodo tra gennaio 2015 e dicembre 2018. Alla seduta ha partecipato anche il Rappresentante permanente dell’Afghanistan alle Nazioni Unite. 

Ai sensi della risoluzione n.1612 (2005) del Consiglio di Sicurezza,  il Gruppo di Lavoro si occupa di revisionare i rapporti sulle violazioni dei diritti dei minori colpiti dai conflitti armati; di valutare i progressi nello sviluppo e nell’implementazione degli Action Plan; di rivolgere raccomandazioni al Consiglio di Sicurezza sulle misure da adottare per la protezione dei diritti dei bambini; e di formulare richieste ad altri organi delle Nazioni Unite.  

I membri del Gruppo di Lavoro hanno espresso preoccupazione circa la situazione dei minori in Afghanistan, soprattutto per quanto riguarda l’aumento dei bambini mutilati, uccisi e reclutati e utilizzati nei combattimenti. Pur sottolineando l’importanza degli sforzi fatti dalla Missione di Assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (UNAMA) sulla documentazione delle violazioni e degli abusi commessi nei confronti dei minori, il Gruppo di Lavoro invita a proseguire attraverso delle inchieste sistematica, imparziali e indipendenti.

Il Gruppo di Lavoro ha condannato fermamente l’aumento del numero di minori uccisi o mutilati dalle operazioni militari a terra, dagli ordigni esplosivi improvvisati, dai residuati bellici esplosivi, dalle operazioni aeree delle forze governative e dagli attacchi suicidi. Perciò, ha esortato le parti in conflitto al rispetto del diritto internazionale umanitario, in particolare dei principi di proporzionalità e distinzione, e dell’obbligo di evitare/minimizzare le vittime e i danni ai beni civili. Il Gruppo di Lavoro si è rivolto poi ai Talebani e ai membri dell’Islamic State of the Khorasan Province (ISKP) chiedendo loro di ridurre le violenze, gli attacchi suicidi e quelli complessi, e di non reclutare e utilizzare i bambini nelle ostilità da parte dei gruppi armati (soprattutto i Talebani), esortandoli a rilasciare senza alcuna condizione tutti i bambini e a porre fine al reclutamento dei minori di 18 anni ai sensi del Protocollo opzionale alla Convenzione sui diritti dei minori sul coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati. Un’altra dura condanna ha riguardato la mancanza di programmi e servizi che si occupano della reintegrazione dei minori precedentemente affiliati alle parti in conflitto, oppure di quelli rilasciati dalle strutture di detenzione, fondamentali per assicurare loro un futuro e prevenire un nuovo reclutamento.

I bambini in Afghanistan sono vittime di stupro e altre forme di violenza sessuale, come la pratica del bacha bazi. A tal proposito, il Gruppo di Lavoro ha evidenziato che questo tipo di crimini sono sottostimati a causa dell’assenza di un’appropriata risposta da parte delle autorità e di servizi per aiutare le vittime. Perciò si è invitato il governo a perseguire coloro che sono coinvolti in questi crimini e, rivolgendosi alle parti in conflitto, il Gruppo di Lavoro ha esortato l’adozione di misure ad hoc per porre fine alla perpetuazione del bacha bazi

Un altro tema affrontato nella seduta è stato quello degli attacchi alle scuole e agli ospedali -per lo più attribuibili ai Talebani- che sono stati duramente condannati dal Gruppo di Lavoro. Infatti, la violenza indiscriminata contro scuole, personale scolastico, strutture mediche e operatori sanitari è vietata dal diritto internazionale vigente e della Safe School Declaration, firmata dal governo afghano nel 2015. 

Il Gruppo di Lavoro ha poi accolto con favore alcuni progressi fatti dalle autorità nazionali per prevenire il reclutamento e l’utilizzo dei minori nelle ostilità come l’implementazione della Road Map Towards Compliance, l’Action Plan e l’adozione di una legge nel 2015 che criminalizza il reclutamento dei minori di 18 anni. Tuttavia, l’applicazione del nuovo Codice penale è ancora insufficiente. A seguire, si è invitato il governo di Kabul ad intensificare i suoi sforzi nello sviluppo di un programma nazionale per i minori arrestati con accuse legate alla sicurezza nazionale o per quelli precedentemente affiliati alle parti in conflitto. Si è sottolineata l’importanza anche di una campagna di sensibilizzazione sui pericoli dei residuati bellici esplosivi visto che l’Afghanistan è parte dal 2017 del Protocollo V  relativo ai residuati bellici esplosivi della Convenzione su certe armi convenzionali. Riguardo invece ai crimini sessuali nei confronti dei bambini, il Gruppo di Lavoro ha incoraggiato le autorità a sviluppare dei meccanismi nazionali a supporto delle vittime di questi abusi.

In conclusione, il Gruppo di lavoro ha raccomandato al Consiglio di Sicurezza di trasmettere una lettera al governo afghano invitandolo a rafforzare il suo impegno per prevenire il reclutamento e l’utilizzo dei minori nei conflitti armati formando le sue forze armate, applicando un meccanismo di controllo nella polizia locale afghana e monitorando i checkpoint. Ha infine raccomandato di chiedere al governo di includere la protezione, il benessere e l’empowerment dei minori nei programmi di recupero e ricostruzione post- conflitto.

 

Per saperne di più:

https://www.undocs.org/S/AC.51/2020/2

https://www.undocs.org/S/RES/1612%282005%29

https://www.losservatorio.org/en/civlians-in-conflict/reports/item/1843-the-impact-of-ieds-on-children-in-afghanistan

https://www.un.org/press/en/2020/sc14223.doc.htm

 

Autore: Silvia Luminati

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