Myanmar e COVID-19: un’opportunità per la pace?

Distribuzione di cibo, sotto il controllo di soldati, in un campo militare usato per la quarantena, Yangon 9 aprile 2020. Distribuzione di cibo, sotto il controllo di soldati, in un campo militare usato per la quarantena, Yangon 9 aprile 2020. © AFP/Sai Aung Main

In alcune aree del paese le ostilità si fermano e l'International Crisis Group chiede che tutte le parti in conflitto cooperino contro la pandemia

In un paese colpito dai conflitti, con una bassa spesa sanitaria, una governance debole, centinaia di migliaia di sfollati interni, e dove nessun gruppo dirigente è in grado di accedere all'intero stato, le conseguenze di una diffusione significativa del coronavirus sono prevedibili. La cooperazione dello stato con i gruppi etnici minoritari, molti dei quali forniscono assistenza sanitaria a livello locale, sarebbe cruciale, e le attuali pause nei combattimenti sembrerebbero offrire una possibilità in tal senso.

Un'eccezione è, tuttavia, rappresentata dallo stato di Rakhine, dove l'intensificazione del conflitto mette a rischio la vita dei civili e gli sforzi umanitari.

Il rapporto dell'International Crisis Group chiede a tutte le parti in conflitto di adottare misure urgenti al fine di salvaguardare gli operatori sanitari, facilitare la cooperazione e consentire l'accesso all’aiuto umanitario alle popolazioni vulnerabili. La campagna del governo contro l'Esercito di Arakan, a Rakhine, ha probabilmente causato migliaia di vittime, centinaia solo quest'anno, e provocato lo sfollamento di almeno 160.000 persone. Il grande incremento del numero di vittime ha portato anche all'accusa di crimini contro l'umanità.

L'uccisione di un autista dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, che trasportava tamponi per il Covid-19, ha evidenziato i gravi pericoli a cui sono sottoposti gli operatori sanitari e i grandi sforzi per contenere la diffusione del virus.  

L'appello del Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres per un cessate il fuoco globale, il 23 marzo, è stato accolto da diversi gruppi armati etnici del Myanmar, ma il governo ha inizialmente respinto questa proposta "non realistica". A maggio i militari hanno annunciato un presunto cessate il fuoco a livello nazionale, ma hanno escluso l'Esercito di Arakan, dichiarandolo immediatamente, un'organizzazione terroristica. Gli altri conflitti nel paese, attualmente in pausa, hanno fatto sì che il cessate il fuoco venisse interpretato come un gesto politico simbolico, ma i militari continuano a respingere l'idea di un cessate il fuoco vero e proprio che rischierebbe di legittimare l'Esercito di Araka.

Il conflitto ostacola significativamente la prevenzione, il controllo e lo svolgimento dei test per il virus. Un blackout di internet, allo scopo di paralizzare l'Esercito d Araka,  ha  inoltre privato dell'accesso alle informazioni sanitarie la popolazione, tra cui circa 130.000 persone che vivono nei campi sfollati con servizi igienici limitati.

La fiducia della popolazione nei servizi sanitari forniti dallo Stato è bassa e le autorità hanno evitato una risposta di chiusura totale contro il virus a causa delle conseguenze economiche che ciò avrebbe comportato. Con un cessate il fuoco, che appare improbabile, entrambe le parti potrebbero garantire la sicurezza del personale medico e degli operatori umanitari.

Altrove, la cooperazione tra il governo e i gruppi armati etnici appare più probabile. L'urgente necessità di rispondere alla pandemia ha portato ad una tregua nei conflitti in corso negli Stati di Kachin, Kayin e Shan, creando un'apertura alla cooperazione.

I casi di coronavirus in Myanmar possono sembrare limitati, ma le difficoltà con i test e con la logistica suggeriscono che la malattia possa essere più diffusa di quanto ufficialmente riportato, e anche una diffusione modesta metterebbe a dura prova le risorse del paese. Le organizzazioni di appartenenza etnica gestiscono i propri sistemi sanitari, ma la cooperazione istituzionale con il governo è scarsa. La difficoltà di tale cooperazione dipende dal fatto che i gruppi etnici minoritari fanno fatica a mettere da parte le loro riserve politiche e accettare che la cooperazione sia necessaria, tuttavia si spera che una cooperazione efficace per rispondere alla pandemia possa aiutare a costruire la fiducia futura.

Una risposta efficiente alla pandemia a livello nazionale richiederebbe un coordinamento senza precedenti tra il governo, i militari e i gruppi etnici, ma i servizi sanitari di base etnica temono che il loro contributo non venga valorizzato e che cooperare significhi subordinarsi al governo centrale. Oltre ad annunciare soltanto un cessate il fuoco, tra l’altro simbolico, il governo centrale ha anche limitato il sostegno dei donatori ai fornitori di servizi sanitari etnici con legami con gruppi armati.

Nonostante le tensioni etniche riemergano nel contesto della pandemia, governi e minoranze hanno espresso il desiderio di cooperare. Questo è incoraggiante, nonostante non sia ancora emerso alcun accordo, e il governo non riesca a trattare con i gruppi come veri e propri partner.

Il Myanmar rimane vulnerabile alla pandemia, ed è essenziale una risposta coordinata tra il governo centrale e i venti gruppi etnici minoritari del Paese che controllano il territorio.

Un cessate il fuoco vero e proprio appare improbabile, e le riserve politiche impediscono la cooperazione, ma l'attuale emergenza sembra avere il potenziale per condurre al superamento degli ostacoli che in precedenza hanno ostacolato il dialogo. 

Le azioni del governo del Myanmar rimangono preoccupanti, come le restrizioni sulle donazioni o l'escalation del conflitto a Rakhine, dove il blackout tattico di internet ha bloccato le comunicazioni.

Il governo potrebbe chiaramente fare di più per facilitare la risposta alla pandemia e garantire l'accesso all’aiuto umanitario alle popolazioni vulnerabili; la priorità per tutte le parti dovrebbe essere quella di ridurre l'escalation del conflitto. L'attenuazione delle ostilità potrebbe assumere la forma di un accordo multilaterale per la salvaguardia degli operatori sanitari, con particolare attenzione ai campi per gli sfollati interni. Un'azione efficace richiede un approccio olistico che coinvolga tutti i territori, con lo Stato, i militari e i gruppi etnici che lavorano insieme per attuare le misure di lotta contro i virus.

 

 

Per saperne di più:

https://www.crisisgroup.org/asia/south-east-asia/myanmar/b161-conflict-health-cooperation-and-covid-19-myanmar

https://www.straitstimes.com/asia/se-asia/united-myanmar-response-to-pandemic-dims-as-military-sets-condition-on-ceasefire-with

https://www.irrawaddy.com/news/burma/myanmar-rebel-coalition-calls-military-extend-ceasefire-rakhine.html

 

Author: Edward Jarvis; Traduzione: Leyla El Matouni

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