Il Nesso tra gli Impegni Umanitari e gli Obiettivi di Sviluppo

Alcune donne in Africa mentre riempiono taniche d’acqua potabile Alcune donne in Africa mentre riempiono taniche d’acqua potabile © DAI

Un collegamento tra l’Agenda Umanitaria e l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile

 Nonostante la crescente frequenza, gravità, durata e spesa delle crisi umanitarie che culminano in sfide per lo sviluppo, l'intervento umanitario e la pianificazione sullo sviluppo sono da sempre stati considerati campi di azione distinti ed autonomi. Nonostante infatti la presenza di alcune caratteristiche comuni, di fatto questi due settori di intervento hanno sempre finito per operare in modo indipendente. La principale argomentazione su questo punto è sempre stata che "il soddisfacimento a breve termine di bisogni umanitari urgenti non dovrebbe andare ad intaccare lo sviluppo delle capacità a lungo termine”.       

Finora, tuttavia, sottolineare le rispettive differenze non ha fatto altro che impedire l'integrazione tra le due discipline, inibendo in tal modo la cooperazione tra i vari attori coinvolti. Alla luce di ciò, a partire dagli anni '90, alcuni studiosi hanno iniziato a sostenere come l'assistenza umanitaria e l'agenda per lo sviluppo dovrebbero operare insieme per essere più efficaci. A sostegno di questa idea di armonizzazione, Peride K. Blind, nel suo articolo del 2019, propone così di colmare questo divario tra sviluppo e intervento umanitario collegando l'Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile con l'Agenda per l'Umanità. Per fare ciò, egli comincia con il confrontare i 169 obiettivi dell'Agenda sullo Sviluppo Sostenibile con i 32 impegni, i 5 settori di responsabilità e le 24 trasformazioni descritti nell'Agenda Umanitaria. Successivamente, egli identifica una serie di termini chiave che possano definirsi comuni ai due documenti programmatici.

La premessa di base è che, se i decisori politici riusciranno ad individuare collegamenti tra le due agende, essi saranno in grado di valutare più prontamente in che modo raggiungere contestualmente obiettivi di sviluppo ed impegni umanitari. A questo proposito, l'applicazione del modello di contesto-conflitto-contingenza, proposto da Blind, costituisce la base concettuale di questa analisi.

Più nel dettaglio, l'autore identifica tre parametri per valutare le sfide umanitarie e di sviluppo, che, a suo avviso, si presentano ugualmente rilevanti in entrambi i campi ogni qual volta si verifichino una o più crisi ed una risposta efficace si renda necessaria: contesto, che implica la comprensione dell'ambiente nel quale la crisi si verifica e la valutazione delle esigenze degli attori di volta in volta coinvolti (il contesto è particolarmente importante in situazioni - come quella nella Repubblica Centrafricana - in cui crisi multiple a diversi livelli convergono per produrre sfide diverse); conflitto, che comporta la valutazione dell'impatto e della durata di ogni crisi, analizzandone le cause alla radice; contingenza che è, d'altra parte, un approccio basato sulla prevenzione, la valutazione del rischio e l'allerta precoce.

Come ben illustrato nel documento di Blind, ciò che il modello di contesto-conflitto-contingenza vuole affermare è che le esigenze micro-individuali nei conflitti a breve termine risultano meglio soddisfatte se ci si concentra sulla prevenzione e sulla valutazione delle minacce. Suggerisce inoltre come lo sviluppo funzionale od organizzativo possa essere meglio supportato con quadri di gestione del rischio a medio termine basati su combinazioni efficaci di mitigazione del rischio e tecniche di trasferimento. Sostiene infine come la protezione a lungo termine si raggiunga solo mediante il contestuale rafforzamento delle capacità strutturali dello Stato, la preparazione e la costruzione della resilienza.

In conclusione, lo studio individua 189 collegamenti tra l'Agenda per l’Umanità e l'Agenda per lo Sviluppo Sostenibile. Dal punto di vista umanitario, ad esempio, finanziamenti coerenti, sviluppo delle capacità, rafforzamento delle donne e processo decisionale inclusivo sono le aree in cui le connessioni si verificano maggiormente.

Nel complesso, l'analisi di Blind contiene importanti riflessioni sulla relazione e le reciproche interazioni tra questi due campi d'azione e presenta alcune raccomandazioni essenziali per favorire una maggiore cooperazione nel raggiungimento dei loro obiettivi comuni.

 

Per saperne di più, visitare:

https://www.un.org/esa/desa/papers/2019/wp160_2019.pdf

 https://www.unocha.org/es/themes/humanitarian-development-nexu

 

Author: Federica Pira

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