Impunità per gli abusi commessi in Nicaragua

Proteste contro il Governo Nicaraguense. Proteste contro il Governo Nicaraguense. © Marvin Recinos/AFP via Getty Images.

Questo articolo costituisce una presentazione del Rapporto "Crackdown in Nicaragua - Tortura, Maltrattamenti e Procedimenti Giudiziari contro Manifestanti e Oppositori", pubblicato da Human Rights Watch nel giugno del

 Nell'aprile del 2018, il Governo nicaraguense del Presidente Daniel Ortega annunciò cambiamenti nel sistema pensionistico del paese, suscitando proteste di piazza in diverse città. In breve tempo, le opposizioni aumentarono in dimensioni e numero, per lo più alimentate da un generale e diffuso malcontento nei confronti della Pubblica Amministrazione. La risposta della polizia nazionale e dei gruppi filogovernativi nei confronti dei manifestanti risultò particolarmente violenta, con oltre 300 morti e oltre 2.000 feriti registrati.

In seguito a tali eventi, Human Rights Watch (HRW) condusse ricerche sul campo in Nicaragua e Costa Rica, intervistando un totale di 75 persone tra vittime, familiari e testimoni oculari. Lo scopo era quello di far luce su quanto accaduto dopo la dura repressione messa in atto dal governo nicaraguense, con particolare riferimento agli abusi subiti dai manifestanti durante gli arresti ed all’interno delle strutture di detenzione.

I casi esaminati da HRW si rivelarono tutti coerenti con un modello di abusi sistematici già segnalati da altri organismi internazionali per i diritti umani, quali l'Ufficio dell'Alto Commissario per i Diritti Umani (OHCHR) o la Commissione Interamericana dei Diritti Umani (IACHR). Secondo il citato Rapporto del 2019, molte delle persone detenute durante la repressione delle proteste furono esposte a trattamenti umilianti e degradanti e sottoposte a gravi violazioni dei diritti umani, che in alcuni casi assursero persino al grado di tortura - tra queste si leggono scosse elettriche, violente percosse, rimozione delle unghie, asfissia e stupro.

Centinaia di detenuti furono altresì processati per presunti crimini connessi alla loro partecipazione a manifestazioni antigovernative. In tali circostanze, numerose e gravi inosservanze delle garanzie del giusto processo e degli altri diritti fondamentali furono registrate. Detenzione in isolamento, processi a porte chiuse, negazione del diritto di conferire privatamente con il proprio avvocato: queste sono solo alcune delle violazioni denunciate dalle persone intervistate. HRW è stato inoltre in grado di rilevare come, in numerose occasioni, le accuse avanzate dall'ufficio del pubblico ministero non avessero trovato riscontro – risultando talvolta persino contraddette – dal materiale probatorio presentato.

Ulteriori indagini rivelarono inoltre come la polizia nazionale e i gruppi filogovernativi avessero iniziato a colpire anche coloro che intendevano riferire sui crimini commessi, inclusi giornalisti e difensori dei diritti umani, sottoponendoli a molestie, intimidazioni, aggressioni e detenzioni arbitrarie. Allo stesso modo, si riporta che il governo nicaraguense avesse interrotto i principali canali di trasmissione e sottoposto i giornali online indipendenti ad attacchi informatici.

Ciò che è importante sottolineare in un simile contesto è che, ai sensi del diritto internazionale, il Governo del Nicaragua detiene uno specifico dovere di prevenire o punire eventuali violazioni dei diritti umani. Tuttavia, nonostante l’esistenza di un simile obbligo, ancora nessun procedimento a carico dei membri delle forze dell’ordine implicate nei predetti abusi sembrerebbe esser stato aperto. Al contrario, il presidente Ortega parrebbe pesino aver promosso alcuni dei funzionari resisi autori dei crimini commessi durante le proteste del 2018.

A tale riguardo, la comunità internazionale riveste un ruolo fondamentale nell’indurre il governo nicaraguense alla repressione di simili violazioni, impedendone la ripetizione e garantendo la responsabilità penale dei rispettivi autori. Sanzioni mirate includono l'imposizione di divieti di viaggio, congelamento dei beni e la sospensione di tutti i finanziamenti alla polizia locale, compresi eventuali trasferimenti di armi ed attrezzature che rischierebbero di essere utilizzate per favorire ulteriori abusi.

Inoltre, secondo il principio della giurisdizione universale, i pubblici ministeri nazionali possono perseguire individui ritenuti responsabili della commissione di gravi crimini internazionali, quali torture, crimini di guerra e crimini contro l'umanità, anche qualora questi ultimi dovessero risultare commessi in un altro paese, ed anche nel caso in cui gli autori o le vittime di detti reati non dovessero essere cittadini del paese che intende esercitare l’azione penale. Tali azioni giudiziarie costituiscono una parte estremamente importante nell’ambito degli sforzi internazionali per contrastare l’impunità, fornire giustizia alle vittime, scoraggiare la futura commissione di reati ed impedire che i paesi si trasformino in rifugi per criminali.

 

Scritto da Federica Pira

 

Per saperne di più, visitare:

https://www.hrw.org/report/2019/06/19/crackdown-nicaragua/torture-ill-treatment-and-prosecutions-protesters-and

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