PoC week 2023 - Dibattito sulla Protezione dei Civili

Bandiera ufficiale delle Nazioni Unite Bandiera ufficiale delle Nazioni Unite © Niklas Jeromin via Pexels

In occasione della sesta edizione della settimana per la protezione dei civili, il 23 maggio 2023 si è svolto l’incontro del Consiglio di Sicurezza dell’ONU sulla protezione dei civili nei conflitti

Il tema del dibattito del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è stato, nello specifico, quello di “garantire la sicurezza e la dignità dei civili in conflitto: affrontare l’insicurezza alimentare e proteggere i servizi essenziali”. Il rapporto annuale del Segretario Generale António Guterres sulla protezione dei civili nei conflitti armati si è concentrato, tra le altre cose, sull’insicurezza alimentare provocata dai conflitti e sulle sfide correlate, come la protezione delle infrastrutture civili e dei servizi essenziali. La riunione si è svolta sotto forma di dibattito aperto ed è stata presieduta da Alain Berset, Presidente della Confederazione Svizzera, in qualità di presidente del Consiglio di Sicurezza per il mese di maggio 2023. Oltre all’intervento del Segretario Generale António Guterres, hanno presenziato Mirjana Spoljaric Egger, Presidente del Comitato Internazionale della Croce Rossa, Aichatou Mounkaila, Rappresentante della società civile, e i rappresentanti di stato o di governo degli stati membri.

L’incontro ha offerto al Consiglio di Sicurezza e ai suoi membri l’opportunità di fare il punto sull’attuazione della Risoluzione 2417 (2018) del Consiglio relativa ai conflitti e alla fame, cinque anni dopo la sua adozione all’unanimità. Data la triste situazione della protezione dei civili nei conflitti armati, la sessione ha esaminato anche le sfide legate alla protezione dei servizi indispensabili alla sopravvivenza della popolazione civile, come quelli essenziali per la produzione e la distribuzione di cibo, l’acqua e i servizi igienici, l’energia e l’assistenza sanitaria, e le altre infrastrutture civili connesse e del personale di servizio essenziale, come previsto dal Consiglio nella sua Risoluzione 2573 (2021). Gli Stati membri sono stati invitati a condividere le loro opinioni sulle sfide e le buone pratiche, comprese le misure preventive e di preparazione su come garantire meglio la sopravvivenza, la sicurezza e la dignità della popolazione civile in tempi di conflitto. Durante il dibattito inoltre si è sottolineata l’importanza di mettere in atto misure concrete per garantire il rispetto del diritto internazionale umanitario da parte di tutti gli attori coinvolti nei conflitti armati, e che le stesse devono essere adottate dal Consiglio di Sicurezza, dagli Stati membri, dalle Nazioni Unite, dal Comitato Internazionale della Croce Rossa e da altri attori.

Il Segretario Generale António Guterres ha aperto la riunione ricordando  la devastazione causata dalla guerra in tutto il mondo. In Sudan, in meno di sei settimane, centinaia di civili sono stati uccisi, inclusi membri delle Nazioni Unite, e 250.000 persone sono fuggite dal paese. Questa situazione non è un caso isolato: nel 2022, il 94% delle vittime causate dall’uso di armi esplosive in aree popolate erano civili. Il numero totale di sfollati e rifugiati a causa dei conflitti ha raggiunto i 100 milioni. Gli ospedali e le scuole sono stati distrutti, gli operatori umanitari minacciati e le strutture critiche danneggiate, provocando fame e insicurezza alimentare. La fame è un risultato diretto dei conflitti e più di 117 milioni di persone hanno sofferto e soffrono di fame acuta.. Le infrastrutture idriche sono state danneggiate e gli esplosivi hanno contaminato e reso inutilizzabili le terre destinate all’agricoltura. I prezzi dei generi alimentari sono aumentati esponenzialmente, anche a causa dell’invasione russa in Ucraina, che ha contribuito all’aumento globale dei prezzi dell’energia alimentare e dei fertilizzanti. La crisi climatica, aggravata dai conflitti, ha portato a raccolti ridotti e ulteriori sofferenze. A questo proposito, sono state intraprese alcune azioni per proteggere i civili e alleviare la crisi umanitaria. Reena Ghelani, recentemente nominata dal Segretario Generale coordinatrice delle Nazioni Unite per la prevenzione e la risposta alle carestie, sta dirigendo un vasto sistema di risposta alla crescente insicurezza alimentare, mentre l’agenda d’azione delle Nazioni Unite sugli sfollati interni ha delineato un piano per rispondere al numero record di profughi e prevenire ulteriori crisi. L’iniziativa del Mar Nero e il Memorandum d’Intesa per promuovere gli alimenti e i fertilizzanti russi sui mercati globali contribuiscono a stabilizzare i mercati, facendo scendere i prezzi e alleviando la crisi alimentare. Inoltre, a novembre 2022 è stato adottato un impegno politico per proteggere i civili limitando l’uso delle armi esplosive in aree popolate (Dichiarazione politica sulle armi esplosive nelle aree popolate). Infine, il Segretario Generale ha concluso ribadendo l’importanza da parte degli stati di tradurre tali dichiarazioni in azioni concrete, sottolineando la rilevanza del rispetto del diritto internazionale umanitario da parte di tutti i paesi e gruppi armati.

Mirjana Spoljaric Egger, Presidente del Comitato Internazionale della Croce Rossa, durante il suo intervento, ha esordito raccontando delle sue visite nel Corno d’Africa, dove ha osservato concretamente come i conflitti combinati con la crisi climatica possano provocare fame acuta, insicurezza alimentare e avere un grave impatto sulla popolazione. Il CICR ha sottolineato come il rafforzamento della protezione dei civili sia essenziale per prevenire e affrontare fame e distruzione, proteggere le categorie di persone vulnerabili, evitare gli sfollamenti forzati, ridurre al minimo i danni ai civili e trovare soluzioni durature. Un punto significativo su cui Mirjana Spoljaric Egger si è concentrata è la necessità di garantire un accesso sicuro agli operatori umanitari. Questi rappresentano un elemento cardine per la sicurezza dei civili in conflitto, ma oggi sono minacciati da disinformazione e mal informazione che alimentano pericolose divisioni tra le comunità e ne provocano il respingimento, impossibilitandoli a raggiungere le aree critiche in cui operano e rischiando la loro incolumità a causa di minacce di morte. In conclusione, il CICR esorta tutti gli Stati a fare in modo che tutti gli individui, indipendentemente dalla loro nazionalità, genere, funzione e così via, siano protette dai conflitti e che i loro diritti siano garantiti.

Principali preoccupazioni

Alcuni dei casi specifici presentati dai membri del Consiglio hanno riguardato:

  • la situazione ad Haiti, dove a causa della violenza delle gang e dei cambiamenti climatici, la popolazione soffre di una crescente scarsità di cibo e di insicurezza generale.
  • Il conflitto in Ucraina dove, dall’inizio dell’invasione russa, sono stati documentati oltre 800 attacchi contro ospedali, personale medico e altre infrastrutture sanitarie, ovvero il 70% del totale degli attacchi alla sanità.
  • Il blocco del corridoio di Lachin, imposto dall’Azerbaigian sei mesi fa, sta causando grave carenza di cibo. Circa 120.000 persone, tra cui 30.000 bambini, necessitano di assistenza umanitaria ma l’area risulta inaccessibile anche al personale dell’ONU.

Il conflitto in Sudan, dove oltre 250.000 persone sono fuggite in meno di sei settimane, e i civili dispersi o sfollati hanno raggiunto cifre da record. Una situazione simile si sta verificando anche in Somalia, che sta attraversando una delle peggiori crisi delle ultime decadi; si stima che solo nel 2022 siano morte 43.000 persone, la metà delle quali bambini, e che miliardi di persone siano state costrette ad abbandonare le proprie case.

I rappresentanti degli Stati membri hanno basato i loro interventi su tre punti principali: affamare le popolazioni civili come arma costituisce un crimine di guerra, aggrava l’insicurezza alimentare ed è inaccettabile; il cambiamento climatico combinato con i conflitti armati pone in essere sfide crescenti, come la scarsità di acqua e di energia e la contaminazione dei terreni; le misure di protezione per i gruppi vulnerabili, come i bambini, le donne, gli anziani e i disabili, devono essere rafforzate. A questo proposito, certi limiti posti dalle autorità disertrici hanno ripercussioni pericolose sulla vita di centinaia di civili, come il divieto per le donne in Afghanistan di lavorare nel settore umanitario, nonostante svolgano un ruolo fondamentale. Per quanto riguarda la connessione tra conflitti armati e insicurezza alimentare, è stato osservato come questi rendano difficoltosa la realizzazione dei tre pilastri della sicurezza alimentare: stabilità, disponibilità e accesso. Tre aree chiave in cui il Consiglio dovrebbe concentrare maggiormente i suoi sforzi sono: migliorare l’aderenza al diritto umanitario internazionale e fare di più per dimostrare che il mancato rispetto è di fatto un crimine; fare un uso migliore del sistema di allerta delle Nazioni Unite per intraprendere azioni tempestive; garantire la coerenza e il coordinamento tra le attività diplomatiche, umanitarie e di sicurezza. Nello specifico, per quanto riguarda il miglioramento del sistema di raccolta dati e di allerta, è stata avanzata la necessità di un ciclo regolare di rapporti per avere informazioni tempestive e poter agire immediatamente. Un’altra questione fondamentale sollevata è quella del fenomeno dei gruppi non statali, un fattore che aumenta i rischi a causa della difficoltà di comunicazione con gli stessi e la conseguente difficoltà nel verificare il loro rispetto e adesione al diritto internazionale umanitario. Inoltre, è stato discusso come, se non rispettati e tradotti in misure concrete, le risoluzioni e i mandati del Consiglio di Sicurezza rimangono solo parole sulla carta, come dimostrato attualmente dalla Federazione Russa – membro permanente del Consiglio – con la sua invasione dell’Ucraina. In conclusione, l’efficacia del diritto internazionale è altresì determinata da come gli stati rispondono collettivamente alle infrazioni.

Osservazioni finali

Rafforzare la protezione dei civili è imperativo per cinque ragioni:

  1. Ridurre al minimo i danni ai civili: i dati raccolti dalle Nazioni Unite nel 2022 mostrano che, in 17 paesi e territori colpiti da conflitti, quasi il 94% delle vittime di armi esplosive utilizzate in aree popolate erano civili.
  2. Prevenire e affrontare fame e carestia: i conflitti e l’insicurezza sono stati i fattori più significativi che hanno portato a livelli elevati di insicurezza alimentare acuta per circa 117 milioni di persone in 19 paesi e territori nel 2022.
  3. Proteggere i gruppi vulnerabili: nel 2022, il 95% di bambine e ragazze è stata vittima di violenza sessuale. I bambini sono stati rapiti, reclutati e utilizzati nei conflitti, perdendo il loro diritto di accesso all’istruzione. Le persone con disabilità sono rimaste intrappolate nelle ostilità senza cibo, acqua, assistenza sanitaria o umanitaria.
  4. Garantire un accesso sicuro agli operatori umanitari: le ostilità, gli ordigni esplosivi, gli impedimenti burocratici, le sanzioni degli Stati e le misure antiterrorismo hanno rallentato o bloccato le operazioni umanitarie. I rapporti mostrano, inoltre, che gli operatori umanitari sono stati vittime di uccisioni, ferimenti, saccheggi e rapimenti.
  5. Prevenire gli sfollamenti forzati e trovare soluzioni durature: lo scorso anno, il numero di persone sfollate a causa di conflitti, violenze, violazioni dei diritti umani e persecuzioni ha superato l’allarmante cifra di 100 milioni.

Raccomandazioni

Si raccomanda quindi un miglioramento delle misure di protezione e prevenzione e l’adozione di protezioni specifiche per le categorie di persone vulnerabili, come i bambini e le persone con disabilità. È necessario che tutti gli Stati e le parti in conflitto incorporino il diritto internazionale umanitario nella loro legislazione, nei manuali militari e nell’addestramento, e sono caldamente invitati ad aderire alla nuova Dichiarazione politica sulle armi esplosive nelle aree popolate (novembre 2022). Infine, tutti gli Stati sono chiamati a garantire l’accesso umanitario senza ostacoli e la protezione di tutti gli operatori umanitari e delle forniture e ad assicurare che le sanzioni e misure antiterrorismo non abbiano un impatto negativo sulla fornitura di assistenza.

 

Per saperne di più: 

https://documents-dds-ny.un.org/doc/UNDOC/GEN/N23/127/10/PDF/N2312710.pdf?OpenElement

https://media.un.org/en/asset/k1p/k1p0mhpkha

https://media.un.org/en/asset/k1h/k1hn9jay4e

 

di Chiara Cacciatore 

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