Il 28 Novembre, le forze israeliane sono penetrate nella Siria meridionale, nella campagna a sud-ovest di Damasco, per condurre un’operazione di arresto. L’incursione, finalizzata all’arresto di tre uomini precedentement identificati come facenti parte del gruppo islamico Jamaa Islamiyya, ha scatenato lo scoppio di violenze tra forze israeliane e residenti, di cui risultano venticinque feriti e tredici vittime –tra questi, due bambini– a seguito dell’utilizzo massiccio di bombardamenti da parte dell’esercito di occupazione israeliano. Le vittime e i feriti sono stati trasportati d’urgenza agli ospedali Al-Mouwasat e Qatana. Decine di famiglie hanno dovuto lasciare la città di Beit Jinn, obiettivo principale degli attacchi, per dirigersi verso zone più sicure.
Il ministro degli esteri siriano, ha condannato l'incursione come "crimine di guerra", accusando Israele di violare gli accordi di disimpegno stabiliti nel 1974 e di minacciare la stabilità regionale. Da parte sua, l'esercito israeliano, che ha riportato su X la notizia del ferimento di sei tra i soldati che hanno preso parte all’operazione, ha confermato il “completamento” dell'operazione, affermando di aver neutralizzato minacce e arrestato sospetti terroristi. Secondo Walid Akasha, funzionario locale di Beit Jinn, non ci sarebbe stata alcuna presenza di fazioni terroristiche.
Israele ha intensificato i bombardamenti contro la Siria dopo la deposizione di Bashar al-Assad, occupando più villaggi nel territorio meridionale della Siria –non lontane dalle occupate aluture del Golan– , in segno di sfiducia nell’attuale governo islamista di al-Sharaa. In un precedente raid a Beit Jin in giugno, le forze israeliane avevano catturato diverse persone –a loro dire, membri di Hamas– provocando una vittima.



