La complessa ricostruzione della Siria

Edificio distrutto a Daraa, Siria Edificio distrutto a Daraa, Siria Mahmoud Sulaiman su Unsplash

19 novembre 2025 - 

La crisi umanitaria, la situazione socioeconomica e l’occupazione illecita di Israele rendono estremamente complesso un ritorno alla normalità.

L’inviata speciale delle Nazioni Unite per la Siria Najat Rochdi ha espresso la sua preoccupazione per la situazione della Siria durante il suo intervento al Consiglio di Sicurezza. Ad un anno dalla caduta del governo di Assad, i civili siriani vivono in una situazione di crisi irrisolta. Il governo transitorio attuale ha stabilito dei corridoi diplomatici per aiuti umanitari e ripreso rapporti  dopo anni di isolamento, ma si sta rivelando debole e incapace di gestire la crisi. 

 

Rochdi ha definito lo stato attuale “estremamente allarmante” perché  l’economia fragile, la presenza di Israele al confine e i suoi continui attacchi ai civili minano la sovranità statale e la sicurezza dei siriani. 

L’ufficio UN per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) ha dichiarato che 26 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria. 8 milioni invece sono sfollati.

 L’OCHA è riuscita a raggiungere 357,000 persone al mese, dimostrando la volontà di continuare a fornire aiuti umanitari necessari. D’altro canto, La Direzione Generale per la Protezione civile e le operazioni di aiuto umanitario europee (ECHO) riporta che 14,6 milioni di persone sono in condizioni di povertà assoluta. Il sistema sanitario è in lenta ripresa, con il 60% degli ospedali e il 40% dei centri di assistenza sanitaria attivi.

 

Questi programmi di aiuto non sono una soluzione permanente e: c’è bisogno di un piano concreto di ricostruzione a lungo termine, per garantire un progressivo ritorno all’autonomia dello Stato.

 

La crisi umanitaria è causata dall’impossibilità economica dello Stato di assistere i propri cittadini, ma anche dagli scontri interni. La provincia di Suwayda è devastata dalle violenze da parte di servizi di sicurezza e milizie contro i civili. Con il mandato di ristabilire l’ordine dopo gli scontri tra gruppi di combattenti tribali beduini e i civili drusi nella regione, hanno invece instaurato un regime di terrore, umiliazioni e violenze.

 

Inoltre, la presenza di Israele in Siria è quantomeno allarmante. L’accordo del 1974 per il disimpegno, mediato dalle Nazioni Unite, ha stabilito una buffer zone al confine per separare Siria e Israele. Quest’ultimo sta violando l’accordo occupando questa zona cuscinetto sin dalla caduta di Assad. La violazione non si limita a questo: Al Jazeera riporta più di mille attacchi aerei e più di 400 incursioni nell’ultimo anno. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha recentemente visitato le truppe nel territorio, mossa ampiamente criticata dal governo siriano e dalle Nazioni Unite. La strategia di Israele è provocatoria e mina all’integrità territoriale e sovranità della Siria. 

 

Lisa Doughten, direttrice del finanziamento e attività esterne OCHA ha manifestato preoccupazione per la situazione dei civili siriani. Ha dunque richiesto l’intervento della comunità internazionale e un maggior interesse per una risoluzione immediata e un piano di ricostruzione del Paese che garantisca pace e serenità, ma anche il pieno funzionamento delle istituzioni statali.

 

di Alexia Banica

Letto 207 volte