La crisi umanitaria nella Striscia di Gaza è precipitata in condizioni disumane. Le restrizioni imposte dalle autorità israeliane hanno bloccato il flusso di cibo, carburante, medicine e rifugi, mettendo sotto pressione l’intero sistema umanitario.
E di conseguenza anche le condizioni delle donne incinte e dei neonati nella Striscia di Gaza stanno precipitando verso una crisi irreversibile. Secondo l’UNFPA, l’agenzia delle Nazioni Unite per la salute riproduttiva, madri e bambini affrontano uno scenario catastrofico senza cure, cibo e assistenza basilare, mentre il sistema sanitario è vicino al collasso.
Nel primo semestre del 2025 sono state registrate appena 17.000 nascite, segnando un calo del 41% del tasso di natalità rispetto a tre anni fa. Il conflitto in corso ha reso ogni aspetto dell’assistenza ostetrica estremamente pericoloso o del tutto impossibile. La maggior parte delle strutture sanitarie è stata distrutta o gravemente danneggiata, le ambulanze sono quasi inutilizzabili, le attrezzature mancano o sono fuori uso e le scorte mediche sono agli sgoccioli. In queste condizioni, complicazioni normalmente trattabili diventano potenzialmente fatali.
Nonostante UNFPA abbia pronti 170 camion carichi di aiuti essenziali – inclusi ecografi, incubatrici e kit per la maternità – parcheggiati al confine tra Israele e Gaza da marzo 2025, le autorità israeliane ne impediscono l’accesso. L’agenzia ha rivolto un appello urgente per consentire l’ingresso senza ostacoli di aiuti salvavita.
Nel frattempo, le Nazioni Unite denunciano che le operazioni umanitarie sono sotto forte pressione. Stéphane Dujarric, portavoce del Segretario generale, ha sottolineato come le agenzie operino in condizioni estremamente pericolose, con rifornimenti bloccati, valichi inaffidabili e operatori umanitari esausti e malnutriti. La quantità di aiuti che riesce a entrare a Gaza è minima rispetto all’enormità dei bisogni.
Anche Guterres ha ribadito tre richieste immediate: un cessate il fuoco senza condizioni, il rilascio di tutti gli ostaggi e accesso umanitario totale per permettere all’aiuto di raggiungere chi ne ha bisogno. Inoltre ha sottolineato che Israele, come potenza occupante, ha l’obbligo legale di facilitare tempestivamente i soccorsi.
La crisi a Gaza non è solo una catastrofe umanitaria, ma una crisi politica e legale: l’unica via per stabilire pace e speranza resta la realizzazione di una soluzione a due Stati, nel rispetto della dignità umana e del diritto internazionale.
In conclusione, le Nazioni Unite chiedono con forza un cessate il fuoco immediato e duraturo, riapertura dei valichi e accesso umanitario garantito. Solo così sarà possibile fermare questa crisi che sta rubando il futuro ai più vulnerabili.




