Il golpe in Mali e l’incerta transizione politica

Manifestanti che protestano in Mali  Manifestanti che protestano in Mali © Keita Amadou/Reuters

Questo articolo è una breve presentazione del report dell’Istituto Internazionale di Ricerche sulla Pace di Stoccolma sul golpe maliano

Tra il 17 e il 18 agosto 2020, un colpo di Stato guidato dagli ufficiali militari e supportato dalla popolazione locale, ha provocato il rovesciamento del regime di Keita, presidente maliano in carica dal 2013. 

A partire dal maggio 2014 la sua figura andò indebolendosi gradualmente, a causa di una serie di fattori ed eventi: accuse di corruzione interna al governo; sospensione degli aiuti del Fondo Monetario Internazionale; scontri violenti tra gruppi armati ed esercito maliano in seguito alla visita presidenziale del Primo ministro Kidal; mancanza di progressi nell’attuare l’accordo di pace stipulato ad Anefis tra i gruppi ribelli tuareg e i capi delle comunità locali nel giugno 2015. Tuttavia, riuscendo a candidarsi alle elezioni successive, che si sarebbero dovute tenere nel 2018, ma si svolsero ad aprile di quest’anno, Keita ottenne il suo secondo mandato e – quindi – venne eletto Presidente del Mali per la seconda volta. Dai risultati elettorali emerse che il suo partito aveva ottenuto 51 seggi su 147, mentre un suo stretto alleato politico era stato eletto nuovo capo dell’Assemblea Nazionale.

Immediatamente le organizzazioni civili e religiose si sono opposte al nuovo governo; ogni venerdì di maggio i manifestanti si sono ritrovati in Piazza Indipendenza a Bamako e hanno poi formato una coalizione, il Movimento 5 giugno – Rally delle Forze Patriottiche (M5-RFP), riuscendo a mobilitare la popolazione e convincendola ad unirsi alle loro richieste: dimissioni di Keita, nuove elezioni e scioglimento della Corte Costituzionale. Keita ha acconsentito a quest’ultima, ma si è rifiutato di dimettersi, sicuro che le élite maliane e la classe militare lo avrebbe sostenuto.

Le proteste sono culminate il 10 luglio, quando la dura repressione dei manifestanti ha causato la morte di 14 persone e più di 300 feriti nella capitale. Un mese dopo, il 18 agosto, l’esercito ha marciato su questa, determinando la definitiva caduta del regime. A seguito del golpe, la Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (ECOWAS) ha negoziato direttamente con il Comitato nazionale per la salvezza del popolo (CNSP) le modalità di transizione; tuttavia il desiderio di far prevalere gli interessi personali ha rallentato il processo.

Così il Mali si trova a vivere nell’incertezza in merito al suo futuro politico. L’unica certezza è che affinché si possa verificare una transizione in senso democratico e priva di dinamiche ambigue, bisogna risolvere alcune questioni rimaste aperte: il problema della successione, che richiede di trovare un leader politico valido; la natura che dovrà avere il regime post-transizione; inclusione nelle logiche governative della diversità politica, economica, religiosa e sociale del popolo maliano. Soprattutto, è fondamentale per la classe dirigente riconquistare la fiducia del popolo, ormai disilluso.

 

Per saperne di più:

https://www.sipri.org/commentary/blog/2020/malis-transition-high-expectations-and-little-time

https://sicurezzainternazionale.luiss.it/2020/09/12/la-transizione-mali-proposto-un-governo-provvisorio-2-anni/

https://www.bbc.com/news/world-africa-54134614

 

Autore: Antonella Palmiotti

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