Sudan: la più grave crisi umanitaria al mondo

Vista aerea di una città nel deserto con una montagna sullo sfondo Vista aerea di una città nel deserto con una montagna sullo sfondo Steve King su Unsplash

20 dicembre 2025 -

Mentre l’epicentro del conflitto si sposta nel Kordofan, l’ONU avverte del deterioramento della situazione nella più grave crisi umanitaria al mondo.

Con l’intensificarsi dei combattimenti nella regione del Kordofan, che la guerra in Sudan sta entrando in una fase particolarmente distruttiva. Il conflitto scoppiato nell’aprile 2023 tra le Forze Armate Sudanesi (SAF) e le Forze di Supporto Rapido (RSF) si è trasformato nella peggiore crisi umanitaria e di sfollamento al mondo. Le stime sulle vittime oscillano tra le 40.000 e le 250.000 persone.

Edem Wosornu, direttrice della risposta alle crisi presso l’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA), ha avvertito del deterioramento della situazione nel Kordofan. Posizionata strategicamente tra i territori controllati dall’esercito e le aree sotto il dominio delle RSF in Darfur e nel sud del Paese, la regione è diventata un teatro decisivo del conflitto. Interi quartieri residenziali sono stati bombardati, gli attacchi con droni sono aumentati e le infrastrutture essenziali hanno subito danni gravissimi, con pesanti ripercussioni sulla popolazione civile.

L’impiego di armi esplosive, in particolare dei droni, in aree densamente popolate ha comportato conseguenze devastanti. Il 4 dicembre, a Kalogi, nel Kordofan Meridionale, un asilo e un ospedale sono stati colpiti, causando la morte di oltre 100 persone, tra cui 63 bambini. Una settimana dopo, un attacco contro una base logistica delle Nazioni Unite a Kadugli ha causato la morte di sei caschi blu bengalesi e il ferimento di altri nove.

Parallelamente, lo sfollamento della popolazione è aumentato in modo drammatico. Dall’inizio della guerra circa 14 milioni di sudanesi sono stati costretti a fuggire, con centinaia di migliaia di nuovi sfollati provenienti dal Kordofan e dal Darfur. Inoltre, l’insicurezza alimentare ha raggiunto livelli allarmanti: circa 21,2 milioni di persone, la metà della popolazione del Paese, soffrono di fame acuta, mentre in alcune aree del Darfur e del Kordofan Meridionale è stata dichiarata la carestia.

A ciò si aggiunge un clima di insicurezza generalizzata, alimentato da diffuse violazioni dei diritti umani. Entrambe le parti in conflitto sono state accusate di crimini di guerra. Secondo diverse segnalazioni, le autorità legate alle SAF hanno intensificato le detenzioni di massa di persone sospettate di collaborare con le RSF, inclusi operatori umanitari, mentre le RSF sono state associate a violenze sistematiche e atrocità, in particolare in Darfur.

La preoccupazione della comunità internazionale è cresciuta, portando Stati Uniti e Nazioni Unite a sollecitare un cessate il fuoco immediato. Tuttavia, finora gli sforzi diplomatici non sono riusciti a fermare le ostilità. L’ultima proposta di piano di pace, che prevedeva il completo ritiro delle truppe RSF dai territori controllati, è stata presentata dal primo ministro sudanese Kamil Idris al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, ma è stata respinta dalle RSF.

Mentre la guerra in Sudan entra nella sua fase più letale, le conseguenze per la popolazione civile sono drammatiche: sfollamenti prolungati, fame crescente, traumi diffusi e una violenza che rischia di diventare normalità. In assenza di un impegno internazionale duraturo e di meccanismi di responsabilità, la crisi del Kordofan rischia di trasformarsi nell’ennesimo simbolo di un conflitto segnato dalla sofferenza dei civili e dall’indifferenza globale.



 

di Francesco Ghibaudo

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