El Fasher: il ritiro dell’esercito sudanese scatena violenze diffuse da parte delle RSF

Ragazzo che corre in una Khartoum quasi deserta con un taxi giallo nelle vicinanze Ragazzo che corre in una Khartoum quasi deserta con un taxi giallo nelle vicinanze Anmar Nassin su UnSplash

29 Ottobre 2025 - 

L’ONU avverte di possibili atrocità di massa perpetrate dalle Forze di Supporto Rapido dopo la conquista di El Fasher del 26 ottobre, ultimo bastione delle Forze Armate Sudanesi in Darfur.

Il ritiro forzato delle SAF da El Fasher – capitale del Darfur del Nord– è avvenuto dopo un assedio durato 18 mesi, innescando ulteriori e sistematiche violenze tra una popolazione civile già gravemente colpita da fame acuta, malattie e sfollamenti. A partire dal tardo 26 ottobre, le paramilitari RSF avrebbero compiuto esecuzioni sommarie – come riferito dall’Ufficio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite –, stupri e detenzioni su base etnica, causando finora 2,000 morti tra i civili. Gli attacchi hanno colpito anche il Saudi Maternity Hospital della città, provocando l’uccisione di 460 persone tra pazienti e accompagnatori.

La conquista di El Fasher arriva dopo due anni di guerra civile segnata da sfollamenti di massa e dall’uccisione di 40,000 persone, dando origine a quella che IOM, UNHCR, UNICEF e WFP hanno definito la peggiore crisi umanitaria di sempre. L’ONU ha riferito di circa 26,000 persone in fuga da El Fasher negli ultimi giorni, dirette verso Tawila e le aree rurali limitrofe, mentre – secondo l’IOM – circa 177,000 civili restano intrappolati nella città, altamente esposti a minacce tra cui uccisioni, arresti arbitrari – il Darfur Network for Human Rights ha dichiarato che le RSF hanno detenuto oltre 1,000 civili – e attacchi contro gli ospedali.

La commissione di gravi atrocità da parte delle fazioni in conflitto aveva già spinto la Corte Penale Internazionale ad aprire un’indagine su presunti crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Parallelamente, il Segretario Generale delle Nazioni Unite – António Guterres – ha definito “insostenibile” il livello di sofferenza che la popolazione civile sta vivendo in Sudan. Analogamente, l’Ufficio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha condannato la motivazione etnica dietro le esecuzioni sommarie e gli stupri.

 

di Martina Taddei

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