L'uso di droni da parte delle Forze di supporto rapido (RSF) in attacchi aerei verso la popolazione ha danneggiato infrastrutture e ucciso persone, aumentando l'uso di questo tipo di armi nel Paese. Sabato 10 maggio, un drone è stato lanciato contro la prigione nazionale di El-Obeid, nello Stato del Nord Kordofan. L'attacco ha provocato 21 vittime e ferito almeno 47 civili. Il ministro dell'Informazione Khalid Aleiser, del governo militarmente alleato, ha incolpato le RSF, che non hanno confermato né smentito la responsabilità dell'atto. Da maggio, le RSF hanno preso di mira città o infrastrutture specifiche, ma anche aeroporti, porti, come durante l'attacco a Port Sudan, il 5 maggio, dove ha sede il governo sudanese. Questo attacco, durato 3 giorni, ha lasciato la città senza elettricità e ha causato una “completa interruzione di corrente”, come riportato dalla BBC. L'attacco ha preso di mira anche “un deposito di carburante vicino al porto meridionale”, causando difficoltà nel portare gli aiuti a chi ne ha bisogno, dato che le Nazioni Unite hanno sospeso i voli di soccorso. Port Sudan è una località che rappresenta una sfida significativa per gli sforzi degli aiuti internazionali, in quanto le agenzie umanitarie si sono trasferite perché considerato un luogo sicuro, rendendolo un hub cruciale per le operazioni di aiuto internazionali. Questo probabilmente perché è il luogo in cui si è trasferito anche il SAF.
Il conflitto tra le RSF e il SAF è iniziato il 15 aprile 2023, poiché le due parti, precedentemente alleate nel colpo di Stato che ha posto fine al trentennale regime autoritario di el-Bashir nel 2019, avevano opinioni diverse su come governare il Paese. Da allora, i continui attacchi tra le parti hanno provocato lo sfollamento di oltre 12 milioni di civili e almeno 150.000 vittime civili, rendendo questo conflitto una crisi umanitaria dimenticata. Il Council of Foreign Relations riferisce che da marzo le SAF hanno ripreso il controllo del palazzo presidenziale e della banca centrale di Khartoum, ma le RSF detengono ancora la maggior parte del Sudan occidentale, creando un Paese spaccato in due. La maggior parte dei combattimenti è ancora concentrata in Darfur e Gezira.
di Giorgia Rossini




