Le Sudan Shield Forces attaccano di nuovo

Soldati dell’Esercito di liberazione del popolo sudanese Soldati dell’Esercito di liberazione del popolo sudanese UN Photo/Tim McKulka su flickr

25 febbraio 2025

Il conflitto in Sudan ha  un enorme impatto sulla popolazione civile, dato che molti degli attacchi sono stati effettuati contro villaggi e infrastrutture.

Il 10 gennaio il villaggio di Tayba nello Stato di Gezira, nel Sudan centrale, è stato attaccato dalle Sudan Shield Forces, uccidendo 26 persone, tra cui un bambino. Il gruppo è noto per i ripetuti attacchi alle proprietà dei civili e per il sequestro di scorte alimentari, in violazione del Diritto Umanitario Internazionale. L'attacco fa parte di una strategia delle Forze armate sudanesi (SAF) e dei loro alleati per riprendere il controllo dello Stato di Gezira, sotto il controllo delle Forze di Support Rapido (RSF). Questo attacco è avvenuto il giorno dopo quello  al villaggio di Al-Mugharb, nella stessa zona. Human Rights Watch ha intervistato alcuni dei sopravvissuti e ha scoperto che si riteneva che i villaggi presi di mira sostenessero le RSF. Decine di combattenti del Sudan Shield sono arrivati al mattino e hanno iniziato a sparare indiscriminatamente contro uomini e ragazzi, dando poi fuoco agli edifici.

Le Sudan Shiel Forces sono un gruppo armato alleato del SAF nella guerra civile iniziata il 15 aprile 2023. È stato fondato nel 2022 da Abu Aqla Keikel, principalmente tra la popolazione araba, nello Stato di Gezira. Il gruppo si era inizialmente schierato con il SAF, ma poi è passato alla RSF e quindi di nuovo al SAF. Sono noti per le loro aggressioni sessuali alle donne. Dall’inizio del conflitto sono state uccise almeno 15.000 persone e il numero totale di sfollati forzati noti è di 12.851.799 persone. Si tratta di una delle peggiori crisi umanitarie al mondo. Ciad, Etiopia e Sud sudan sono i paesi dove hanno trovato rifugio i civili in fuga, andando però a sovraccaricare i campi dei rifugiati esistenti già di per sé sovraffolati.

Il conflitto è il risultato della contrapposizione  tra il SAF, guidato dal generale Abdel Fattah al-Burhan, e le forze paramilitari di supporto rapido (RSF), guidate da Mohamed Hamdan “Hemedti” Dagalo. Il motivo iniziale della spaccatura è stato il disaccordo tra le due forze sulle modalità di governo del Paese, dopo aver collaborato al colpo di Stato dell'aprile 2019 che ha posto fine alla dittatura di Omar al-Bashir.

Jean-Baptiste Gallopin, ricercatore senior su crisi, conflitti e armi presso Human Rights Watch, sottolinea l'importanza di indagare e ritenere responsabili le persone coinvolte negli abusi, in particolare i comandanti delle Sudan Shield Forces.

 

Di Giorgia Rossini

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