RDC, la provincia dell'Ituri flagellata dalla violenza

Soldati ONU nella provincia di Ituri Soldati ONU nella provincia di Ituri AFP/ S. Tounsi

30 settembre 2020

La RDC è un Paese travagliato con insorgenze di gruppi ribelli, un governo corrotto e la crescente insicurezza nella provincia orientale dell’Ituri

Per diversi anni, la Repubblica Democratica del Congo (RDC), che soffre già di una situazione di seria instabilità, è stata al centro dell'attenzione dei media nazionali e internazionali, a causa della crescente insicurezza nella provincia orientale dell’Ituri. 

Le notizie più recenti riguardano due attacchi: il Ministro dell’interno della provincia dell’Ituri, Adjo Gidi, ha affermato che 23 persone sono state uccise nel territorio di Irumu martedì 8 settembre, seguite da 35 giovedì 10 settembre, per un totale complessivo di 58 persone. Il Ministro ha attribuito la responsabilità degli attacchi alle Forze Alleate Democratiche (ADF). “Sono state le ADF, in fuga dalla pressione militare nella [confinanteprovincia del Nord Kivu, ovvero nel Beni”, ha affermato Mr. Gidi. 

Ma cosa sono le ADF? Sono un gruppo armato ugandese operante nell’est della RDC da più di 30 anni, ben conosciuto per i suoi attacchi sui civili con coltelli e armi da fuoco. Le Nazioni Unite (ONU) hanno affermato che la violenza attribuita alle ADF è cresciuta dall’inizio dell’anno, in seguito al lancio di una campagna su larga scala dell’esercito per eliminarle. L’ONU ha anche individuato nei combattenti dell’ADF i responsabili della morte di più di 1000 civili dall’inizio del 2019. Diversi attacchi attribuiti alle ADF sono stati rivendicati anche dal gruppo armato dello Stato Islamico (IS), nonostante ricercatori e analisti affermano che non vi siano prove a supporto di tale affermazione. Inoltre, dall’inizio del 2020, le violenze commesse da un insieme di più di 100 gruppi armati hanno costretto più di mezzo milione di persone nell’est del Paese ad abbandonare le loro case. L’ONU ha anche affermato che l’esercito e le forze di sicurezza hanno commesso gravi violazioni della legge, inclusi omicidi e violenza sessuale. 

Per quanto riguarda i gruppi ribelli e la presunta relazione tra le ADF e l’IS, come riportato dal Washington Post, non possiamo essere certi di questo: nel suo articolo, il giornale spiega che un’ampia narrativa è stata costruita dai media nazionali e internazionali, dal governo congolese e dalla missione di pace delle Nazioni Unite nel Congo per addossare tutta la colpa sul movimento ribelle. Ovviamente, i ribelli hanno condotto una parte sostanziale degli attacchi per ragioni strategiche o di rivendicazione, tuttavia, in realtà, istituti di ricerca, giornalisti e altri osservatori della situazione in Beni suggeriscono che anche altri gruppi armati e forze governative sono coinvolti nelle violenze. Come ulteriormente notato dal The Washington Post, l’idea che le ADF -unico gruppo Islamista ribelle del Congo- sia il solo responsabile della violenza nel Beni, si è evoluta assieme a una narrativa parallela secondo la quale le ADF sono collegate o sono parte dello Stato Islamico, come detto in precedenza. Effettivamente lo Stato Islamico ha rivendicato la responsabilità per alcuni attacchi sull’esercito congolese nel Beni, ma ancora una volta, un report di giugno del Gruppo di Esperti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per la Repubblica Democratica del Congo non ha trovato alcuna evidenza diretta di sostanziali link tra le ADF e l’IS. Anzi, il Gruppo di Esperti ha anche affermato che gli attacchi reclamati dal gruppo non corrispondono pienamente agli eventi sul terreno. Come sottolineato poi, le ADF continuano a usare ordigni esplosivi rudimentali, che sono diversi dalle bombe avanzate costruite e usate dallo Stato Islamico. Ma perché, allora, il Washington Post continua ad insistere che per anni la copertura dei media internazionali e l’attivismo di diverse organizzazioni locali e internazionali hanno amplificato la narrativa delle ADF come affiliate dello Stato islamico? Questa posizione fa distogliere ulteriormente dell’attenzione dalla necessità di informazioni attendibili sulle violenze nel Congo. Non identificare i responsabili o i loro collaboratori potrebbe portare a ignorare i conflitti locali e altri importanti fattori come la competizione delle élite e l’estorsione economica, elementi chiave delle precedenti ondate di violenza, lasciando così irrisolte le cause alla radice della violenza. E in effetti, un esempio potrebbe essere appunto quello dei campi di smobilitazione governativi, come quello presente nella provincia di Ituri dove centinaia di miliziani sono arrivati a gennaio per poi abbandonarlo alcune settimane dopo con i loro bambini e le loro mogli, citando fame, condizioni squallide e promesse non mantenute dalle autorità locali. Come risultato, la violenza sta ora raggiungendo di nuovo alti picchi in una provincia dove più di 1.2 milioni di persone sono state già sfollate da un conflitto di due anni che ha diviso le comunità e riportato alla luce memorie di guerre passate che si classificano tra quelle più sanguinose del Congo. Una delle cause più profonde del conflitto in quest’area è la divisione da lungo tempo esistente tra la comunità etnica regionale marginalizzata dei Lendu e quella degli Hema, che detiene la maggior parte del potere economico dell’Ituri. Come riportato da The New Humanitarian, la recente violenza appare collegata all’uccisione dell’auto-proclamatosi leader del CODECO (un gruppo ribelle) Justin Ngudjolo. Ciò ha scatenato una lotta di potere interna al gruppo, ora disperso nella vasta campagna dell’Ituri. Ma allo stesso tempo, la violenza ha anche evidenziato la continua assenza di un effettivo processo di disarmo dei combattenti in Congo e di aiuto per incoraggiarli a costruirsi delle nuove vite come civili. 

Ricco di risorse naturali, l’Ituri è stato il teatro di alcuni tra i peggiori conflitti del Congo. Decine di migliaia di civili sono morti tra il 1999 e il 2007 dopo che una lotta di potere tra gruppi ribelli si è trasformata in violenza etnica - soprattutto tra tra gli Hema e i Lendu. Dopo una decade di relativa pace, il conflitto è ricominciato nel tardo 2017 quando centinaia di civili Hema, per la maggior parte, sono stati uccisi in ondate di attacchi che hanno colto di sorpresa i residenti e sopraffatto le autorità locali e le agenzie umanitarie. Il CODECO è entrato nei negoziati con il governo lo scorso settembre per cominciare un processo noto come disarmo, smobilitazione e reintegrazione (DDR). I negoziati hanno dato ai civili una rara tregua. Ma quando il processo ha cominciato a bloccarsi, un gruppo di disaffezionati combattenti CODECO ne ha formato un altro noto localmente come Sambaza (“disperdere”), e la violenza contro i civili è così ricominciata. Tra i miliziani rimanenti, diverse centinaia sono entrati in un fatiscente centro di smobilitazione con le loro famiglie agli inizi di gennaio - ma l’hanno abbandonato alcune settimane dopo portando con sè le stesse armi con cui vi sono arrivati. Le “terribili” condizioni e la scarsità di cibo sono state la ragione del loro abbandono, ha affermato Xavier Kisembo, il direttore di Justice Plus, un gruppo per i diritti umani dell’Ituri. Altri hanno affermato che i combattenti hanno mal visto i privilegi dati a un altro gruppo armato dell’Ituri anch’esso nel mezzo del processo di smobilitazione, l’FRPI. Problemi simili, come notato da The New Humanitarian, hanno afflitto passate iniziative di DDR in Congo, con molti combattenti che non sono riusciti a completare il processo e molti altri morti di stenti e malattie mentre attendevano aiuti. Insoddisfatti della vita civile, o spinti in azione da nuovi conflitti, quelli che hanno abbandonato le armi spesso si sono rimobilizzati. I governatori provinciali hanno recentemente lanciato una nuova iniziativa DDR -il programma nazionale è andato in fumo a causa della fuoriuscita dei donatori- ma un framework comune è ancora necessario per orientare gli sforzi, hanno affermato gli ufficiali delle Nazioni Unite, così come lo è il finanziamento centrale del governo, chiaramente mancante in molti siti di smobilitazione. 

 

Per saperne di più, leggi:     

https://www.aljazeera.com/news/2020/9/10/dozens-killed-in-two-attacks-in-eastern-drc

https://www.washingtonpost.com/politics/2020/09/30/closer-look-congos-islamic-rebels/

https://www.thenewhumanitarian.org/feature/2020/05/05/Ituri-Congo-Hema-Lendu-CODECO-demobilisation

 

Autore: Pasquale Candela; Editor: Shrabya Ghimire

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